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Lunedì 19 Aprile 2021

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4 aprile 1984

Uovo di Pasqua: perché?

Quando magia e cultura s'incontrano nella tradizione

Uovo di Pasqua: perché?

I più recenti sviluppi dell'antropologia hanno riconosciuto alla mentalità magica la capacità di elaborare complesse simbologie partendo da precise osservazioni. Un esempio lo abbiamo sotto gli occhi in questi giorni: l'uovo di Pasqua oggetto di scambio rituale, pone in circolazione energie psichiche salutari, perché è stato osservato che dall'uovo nasce quell'essere prodigioso che è il pulcino: un batuffolo vivo, un individuo completo, già in grado, appena nato, di muoversi, nutrirsi, pigolare, ispirare gioia.

Per questo l'uovo è diventato, sin dai tempi più antichi, simbolo di autogenerazione, ed è stato posto in rapporto con la primavera che, nella concezione ciclica del tempo, corrisponde al momento del risveglio della natura. Non a caso ovale ed ellisse costituiscono le prime elaborazioni geometriche e speculative, e stanno alla base dell'idea di ciclo. L'uso dell'uovo augurale risale agli assiro-babilonesi e in Italia, fin dal secolo XIII processioni di giovani si avviavano con la banda alla cattedrale, ove dopo aver cantato un inno, si scioglievano per andare alla questua delle uova, fin da epoca pagana dipinte e scambiate tra parenti ed amici.

Secondo il pensiero magico, un rito è tanto più efficace quanto più racchiude in sé significati simbolici. È probabile dunque che il rosso sia stato uno dei primi colori adottati nella decorazione, in quanto simbolo per eccellenza della forza vitale che risiede nel sangue. Le prime uova rosse fanno la loro apparizione nel secolo XVIII a Parigi, sotto Luigi XIV. In Russia, durante la settimana santa le case e le vetrine sono rallegrate da uova multicolori e specialmente rosse, in memoria del sangue che Cristo sparse Sulla croce. Un riscontro etnologico è quello della Pasqua a Piana degli Albanesi (Palermo) ove vivono i discendenti degli Albanesi che giunsero in Sicilia nel 1488 fuggendo dal loro paese invaso dai Turchi. Dopo la processione del Sacro Velo, vengono distribuite a tutti uova dipinte di rosso tipiche della tradizione orientale.

In Slovenia, tra i colori notati nei primi tempi, oltre al rosso, spiccava il giallo, simbolo del sole, richiamato anche dal tuorlo che si trasformerà in pulcino, anch'esso giallo-oro.

Uova di struzzo decorate sono state scoperte in molte necropoli cartaginesi in Africa, Sardegna, Spagna. Questo costume funerario non ha nulla di macabro, anzi, l'intenzione magica è quella di sconfiggere la morte ed il male col potere vivificante dell'uovo, considerato efficace mediatore di resurrezione. Notevole a questo proposito è il fatto che alcuni gusci erano intagliati a forma di maschera. In base al principio della polisemanticità del rito, il sovrapporsi dei simboli diventa decodificabile: la maschera, che già possiede valore di rigenerazione intagliata nel guscio d'uovo e per di più dipinta con colore rossastro, viene così ad abbracciare maggiori dimensioni di potenza.

Per quanto riguarda l'orfismo, riprendendo tradizioni pre-elleniche, esso immaginava che il caos in forma d'uovo avesse prodotto un essere androgino che avrebbe separato i quattro elementi (aria, acqua, terra, fuoco) infondendo il primo impulso all'opera della natura. Anche per la filosofia di Empedocle l'entità primordiale è lo Sfero, comprensivo della totalità dei quattro elementi. Secondo Aristofane il dio Amore sarebbe nato da un uovo, come i Dioscuri per certe leggende Fenicie.

Nella tradizione ermetico-alchemica, invece, l'uovo sintetizza il processo cu creazione dell'oro da un mondo inferiore, attraverso calcinazioni intermedie.

Tornando agli orfici, la loro concezione ha legami con miti propri di vaste aree culturali, che si estendono dalla Fenicia all’lndia, all'Oceania. Persino presso gli Incas è documentato un mito dell'uovo cosmico da cui tutto procede. La tradizione tibetana, attribuendolo a derivazione indiana, funge da elemento di raccordo tra varie forme di questo mitologema che si ritrova anche presso i Polinesiani: in principio vi era solo l'uovo cosmico contenente i due principi, maschile e femminile, dalla cui rottura promana anche qui la sistemazione dell'universo. Il concetto di una rottura dell'uovo cosmico ci introduce alle sopravvivenze nel folklore.

A Fiorenzuola d'Arda ha luogo una gara singolare durante la quale il concorrente deve cercare di rompere la punta dell'uovo dell'avversario col proprio. In questo gioco vengono distrutte circa 15.000 uova. Nel Trentino Alto Adige, durante la sagra dell'uovo, coppie di amici si fronteggiano muniti di uova sode e tentano di rompersele reciprocamente battendole punta contro punta: chi ne possiede uno dal guscio più robusto, vince sul più debole. Duelli di uova si disputano anche in Germania: chi riesce a rompere quello dell'avversario mantenendo intatto il proprio, lo intasca. I montenegrini, sempre per Pasqua, fanno un brindisi alla S.S. Trinità rompendo delle uova e credono che questo rito porti fortuna. Ognuno ha in mano un uovo con cui rompe il guscio urtandolo contro quello di un compagno. La spiegazione di questo curioso rito può essere tentata grazie ai riscontri mitologici: quello fornito dalla religione persiana è illuminante a questo proposito. Il dio Ormudz, scaturito dalla luce più pura, aveva creato 24 divinità e le aveva racchiuse in un uovo, mentre Arimane, principe delle tenebre, ne creava altrettante contrapponendole alle prime. Quando le due uova ruppero il guscio, cominciò l'eterna lotta tra il bene ed il male. I ragazzi che si divertono in queste gare pasquali, dunque, compiono inconsapevolmente la ripetizione rituale di un evento mitico rituale che aveva lo scopo di riattualizzare, in coincidenza con la resurrezione primaverile, la rinascita stessa del ciclo cosmico. Nel gioco competitivo, la presenza del vincitore garantiva per tutti la vittoria del bene, assumendo significato augurale.

03 Aprile 2021