L'ANALISI
10 Marzo 2026 - 16:58
La Sezione cremonese dell'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ha organizzato un ciclo di 7 incontri dal titolo "Antifascismo, Resistenza, Costituente: figure e testimonianze".
La duplice ricorrenza commemorativa dell’anno – Liberazione e Costituente – ci introduce ai due nuclei tematici che caratterizzano il programma e il calendario degli incontri di iniziativa culturale 2026 dell’Anpc di Cremona. La scelta metodologica dell’offerta si declina nella memoria narrativa di figure e testimonianze relative alla partecipazione dei cattolici ai processi storici dell’Antifascismo, della Resistenza e dell’Assemblea Costituente che rappresentano le premesse della scelta repubblicana e la preparazione della Carta Costituzionale. Dal punto di vista della memoria generativa ci stanno le condizioni e i passaggi storici cruciali attraverso i quali l’Italia e gli italiani, dopo le tragedie del Fascismo e del secondo conflitto mondiale, hanno riconquistato la Libertà e la Democrazia con contenuti istituzionali e politici più avanzati. Un tema, questo, la Democrazia e i suoi fondamenti etici e generativi, che interpella l’oggi in forme inquietanti, sorprendenti e drammatiche.
Con l’attento e competente apporto di studiosi locali, il percorso propone figure di caratura nazionale come Pier Giorgio Frassati e Teresio Olivelli, che la Chiesa ha innalzato all’onore degli altari, eroico testimone di Carità il primo, martire e vittima dell’odio nazista il secondo. Alla prima generazione di antifascisti appartengono i due conterranei cremonesi, Giuseppe Cappi, insigne giurista, padre costituente e futuro del presidente della Corte Costituzionale, già deputato popolare con Sturzo e Miglioli e don Primo Mazzolari, che visse scrisse e testimoniò la Resistenza, cogliendone criticamente le ragioni spirituali e sorgive. Discepolo di Mazzolari fu il presbitero cremonese don Luisito Bianchi, testimone originalissimo della Gratuità evangelica, che lasciò un’altissima testimonianza letteraria nel romanzo “La Messa dell’Uomo Disarmato”, definito “il più importante romanzo cattolico del Novecento”. Tolta dall’oblio, la storia partigiana di Giacomo Toninelli racconta la vicenda del tutto sconosciuta di un giovane cremonese che fugge dal confino e si ritrova a combattere con le Fiamme Verdi di Olivelli sulle montagne bresciane. Ed è sulle montagne bresciane che si nasconde Romeo Voltini, maestro elementare,poi tra i fondatori della Democrazia Cristiana a Cremona, leader politico e sindacalista della Scuola, che tiene i contatti coi giovani resistenti della parrocchia di S. Ilario di cui era educatore e animatore, e ne sostiene motivazioni e valori. Figura e testimone di antifascismo oratoriano.
Tutti gli incontri avranno svolgimento, come lo scorso anno, nella Sala “Contardo Ferrini” di Sant’Agata, in continuità di memoria di un luogo simbolo della resistenza cattolica cremonese e del parroco del tempo, il mitico “Alpino di Dio” mons.Guido Astori.
Franco Verdi, presidente.
Venerdì 13 marzo - ore 17,30 si terrà l'ultimo incontro del ciclo. Verrà affrontato il tema di Don Primo Mazzolari e la resistenza.
Relatore sarà don Umberto Zanaboni, vice postulatore della causa di beatificazione di Mazzolari e membro della Fondazione Mazzolari di Bozzolo.
In occasione del 25 aprile, nell’anno 80° della Liberazione, è stata pubblicata, per i tipi di EDB, “La Resistenza dei Cristiani”, una raccolta di scritti dedicati di don Mazzolari, curata e introdotta dal prof. Giorgio Vecchio, già ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Parma e responsabile del Comitato Scientifico della Fondazione Don Primo Mazzolari di Bozzolo. L’antologia dei testi è preceduta e commentata in tre paragrafi.
Un prete antifascista
E’ l’anno della Marcia su Roma e dell’avvio della dittatura di Mussolini ma anche l’anno nel quale don Primo inizia la missione come Parroco di Cicognara. Con due emergenze: il diffuso anticlericalismo di matrice socialista e la crescente violenza della reazione fascista, con i suoi metodi squadristici, manganello e olio di ricino. Il suo antifascismo nasce qui, come forma di reazione morale verso le ripetute violenze di cui è testimone. “Il Fascismo ha dei ribollimenti barbarici e prende una piega antireligiosa” scrive ad un’amica. La ripulsa morale si abbina a quella politica perché il nascente regime va già facendo strame dei diritti. “Se non fossi cristiano mi farei carbonaro per ridare alla patria la libertà”, scrive all’amicissimo don Guido Astori. I ripetuti problemi con autorità e forze dell’ordine, gli ammonimenti, gli interrogatori cui il Regime sottopone don Primo, sono solo la conferma che il Fascismo vede nel parroco di Cicognara prima e Bozzolo poi, un nemico, un agitatore di coscienze, un uomo che non si piega alle parole d’ordine. Il suo libero pensare, lo stare con la gente, raccogliendone le ansie e la voglia di riscatto, il suo predicare, il suo scrivere, appaiono come un problema crescente che più volte mobiliterà le autorità civili e persino religiose.
Un prete resistente
Don Mazzolari osserva con crescente sgomento le vicende che portarono allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e al successivo, sciagurato intervento italiano. Nel 41 riflette – “Risposta ad un aviatore”- sulla moralità della guerra e arriva alla condanna esplicita e argomentata della guerra in quanto tale, superando la dottrina tradizionale della “guerra giusta”. Dopo l’8 settembre 43, nel tremendo contesto dell’occupazione tedesca, Mazzolari si concentra nell’aiuto ai militari italiani sbandati, segue l’opera di sostegno agli sfollati, porta soccorso a famiglie ebree, sostiene l’attività clandestina, coinvolgendo alcuni giovani bozzolesi tra i quali Sergio Arini e Pompeo Accorsi, poi l’anno dopo catturati e fucilati. Diventa punto di riferimento e di ispirazione per le Fiamme Verdi cremonesi, grazie ai collegamenti con Brescia e contribuisce alla diffusione de “Il Ribelle”, il foglio clandestino di Teresio Olivelli. Ormai braccato dai fascisti, sfugge miracolosamente all’arresto e si ricovera a Gambara, poi, segretamente, in una stanzetta ricavata nel campanile di Bozzolo, dove attende la Liberazione pregando, leggendo, scrivendo.
Memoria critica della Resistenza
Col ritorno alla normalità don Primo riflette su quella che è stata la Resistenza. Il paragrafo introduce la seconda parte del libro, che raccoglie 13 documenti – articoli di giornale, interventi su “Adesso” – scritti tra il 1945 e il 1955. Si delinea un percorso critico, dall’insopprimibile sanguinante urgenza del far Memoria dei Morti scritti sempre con la maiuscola), in primis i suoi giovani Accorsi e Arini, alla celebrazione del paradosso “uccidere senza odio”, la sopraggiunta amarezza per la corsa ai guadagni e la strumentalizzazione della Resistenza per scopi di parte, solo in parte compensata dal profilo di santità moderna di Teresio Olivelli. Dopo il 49 troviamo una dichiarazione inequivoca “ci rifiutiamo di porre sullo stesso piano la resistenza al fascismo e la resistenza del fascismo” perché “si può morire per qualunque causa ma non per tutte le cause val la pena di morire”. E’ la premessa per l’approdo di Mazzolari ad un pacifismo radicale, motivato dalla più piena aderenza al messaggio evangelico e giungere – 1955 – ad una sintesi finale delle sue riflessioni “ la Resistenza è stata una rivolta morale prima che militare; ha commesso l’errore di cadere sullo stesso piano del nemico e ricorrere alla violenza; i comunisti hanno contribuito a strumentalizzare politicamente la Resistenza; i cristiani devono riconoscere di essere stati anche loro peccatori”. E’ una revisione critica che non inficia la fede nei valori della Resistenza ma ne pone in discussione le scelte. Si arriva così al cuore del problema e agli interrogativi che interpellano ancora oggi la coscienza dei credenti. Fin dove è lecito moralmente ricorrere alle armi seppur per la difesa del proprio Paese? A quali strumenti alternativi ricorrere e con quale efficacia? Domande che confermano la straordinaria attualità del pensiero di Mazzolari.
Franco Verdi
Mediagallery
JUKEBOX GRIGIOROSSO
CALCIO SERIE A
Prossimi EventiScopri tutti gli eventi
Tipologia
Data di inizio 10 marzo 2026 - 21:00
La musica italiana del primo '500, frottole e altre caNZONI
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris