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Martedì 19 Gennaio 2021

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3 dicembre 1960

L’incontro del secolo

L'Arcivescovo di Canterbury dal Pontefice Per la prima volta dopo la "Riforma Anglicana"

L’incontro del secolo

Ecco una data consacrata alla posterità: 2 dicembre 1960, l'arcivescovo di Canterbury ha varcato le soglie del palazzo vaticano per una udienza speciale del Pontefice. Era dal 1414 che un arcivescovo di Canterbury non entrava più nella «città leonina» ed era esattamente dal 1558 che tra la Chiesa di Roma e la Chiesa d'Inghilterra non esistevano più rapporti diretti.

Quattro secoli di polemiche, di dispute teologiche, di lotte violente ed a volte sanguinose. Quando Enrico VIII volle sposare la cortigiana Anna Bolena nonostante il netto rifiuto di Clemente VII difensore della legittima moglie del re, Caterina d'Aragona, si iniziò uno dei più dolorosi e clamorosi scismi della Chiesa Cattolica; nel 1534 Enrico VIII si fece eleggere dal Parlamento britannico Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra, ciò che comportò la persecuzione di tutta la gerarchia cattolica dell'isola.

Vicende dolorose e luttuose, con lotte iconoclastiche che ebbero poi, nel 1558, con l'avvento al trono della regina Elisabetta, la storica sanzione politico - religiosa sulla base di un isolazionismo che rimase, per alcuni secoli, norma costante di vita di tutta la comunità imperiale britannica. La Chiesa d'Inghilterra, avente per «Papa» lo stesso sovrano, fu la più organizzata comunità religiosa al servizio della politica: una Chiesa di Stato che ebbe, in alcuni fortunosi momenti dell'impero vittoriano, splendori e grandezze accomunate ai trionfi coloniali.

Non è dunque senza significato il fatto che in questo 1960, mentre sul trono di Westminster siede una regina di nome Elisabetta, il novantesimo arcivescovo di Canterbury e Primate della Chiesa anglicana, diretto discendente di quell'arcivescovo Tommaso Cranmer che convalidò, in ribellione al Papa, le nozze tra Enrico VIII e Anna Bolena, sia venuto a Roma per una visita ad un Pontefice che passerà alla storia per aver indetto coraggiosamente un Concilio Ecumenico nel desiderio paterno di vedere realizzarsi l'unità del mondo cristiano.

Un incontro di cui parleranno i posteri e di cui non è dato oggi prevedere le conseguenze; ma già esso dimostra, in questi tempi calamitosi in cui la furia della barbarie materialistica preme alle porte della Cristianità, 1a validità e l'urgenza di un dialogo che possa un giorno riaffratellare credenti d'ogni razza i quali hanno per emblema la stessa croce di Cristo. L'incontro tra «Sua Grazia» l'arcivescovo Fisher e Sua Santità il Papa Giovanni XXIII è già un punto di arrivo perché significa il felice esito di una politica di distensione inaugurata da Papa Roncalli sin dal giorno della sua salita al Soglio.

Rappresenta altresì un punto di partenza, come un monito pressante perché, di fronte alla marea comunista — che tende ad esportare la «religione» dell'ateismo militante — i cristiani abbiano a trovare un'intesa. Finito è ormai, anche per la storia inglese, il periodo dell'isolazionismo; nel tramonto dello sterminato impero urgono motivi e ragioni di collaborazione perché il nemico della civiltà e delle tradizioni cristiane è uno solo per tutti.

Non è insomma più tempo per dialettiche opposte e per irrigidimenti: questo sia detto senza volere anticipare quelli che saranno gli sviluppi dell'eccezionale «vertice religioso» che ha avuto ieri a storica sede la biblioteca privata del Pontefice; si vuole qui soltanto sottolineare gli aspetti positivi di un incontro che, comunque lo si giudichi, rappresenta un formidabile contributo alla unità del mondo cristiano.

La paterna diplomazia di Giovanni XXIII, così inquadrata nella storia del passato e del futuro, ha messo in moto gli spiriti cristiani di tutto il mondo; anche se la visita va certamente collocata in una atmosfera umana e nel caratteristico fondo di bonomia proprio dei due alti personaggi, è indubbio che in una simile occasione lo scetticismo pare infecondo ed il sospetto deplorevole. Rimane soltanto il valore di una speranza che è al tempo stesso fiducia e certezza in un avvenire di concordia spirituale tra le comunità dei credenti in Cristo.

Il 2 dicembre 1960 resterà per questo un giorno storico: ieri ha avuto luogo l'avvenimento più eccezionale di tutta la cronaca religiosa contemporanea; passata l'epoca delle guerre di religione, anche se difficili saranno gli eventuali futuri incontri per un riavvicinamento, sul piano dottrinario, tra la Chiesa Cattolica e le Chiese separate, è però dimostrato, colla visita dell'arcivescovo di Canterbury in Vaticano, che la convivenza e la cooperazione pratica devono ormai prendere il posto delle sterili diatribe.

In tempi in cui troppo sovente la politica tende a scalzare i diritti dell'uomo alla libertà religiosa, è indispensabile che tale libertà sia garantita ai fedeli della Chiesa, nella indipendenza di un magistero spirituale che non teme i tiranni. Se l'arcivescovo Fisher poteva imparare qualcosa di grande dalla Chiesa di Roma, questo è certamente il messaggio più autorevole : questa indipendenza del potere religioso da quello politico, questa superiorità della Fede sulle forze del materialismo.

È forse questo, riteniamo, il magnifico frutto che la «Chiesa del silenzio» ha dato: perseguitata, incarcerata e assassinata nei Paesi comunisti questa «Chiesa» ha illuminato, col rossore del suo sangue, le Chiese separate. Come nel periodo delle Catacombe, l'unità dei cristiani contro il tiranno idolatra ancora oggi s'impone; essa già si annuncia, sullo sfondo sereno della cupola di San Pietro e del magico colonnato del Bernini che pare tendere le braccia alla umanità di tutti i tempi.

FIORINO SOLDI

02 Dicembre 2020