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Giovedì 03 Dicembre 2020

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21 novembre 1975

Franco è morto
Juan Carlos re

Il generalissimo si è spento all'età di 83 anni

Franco è mortoJuan Carlos re

MADRID, 20. - Dopo la lunghissima, drammatica agonia, all'età di 83 anni, Francisco Franco, il generalissimo, il Caudillo è  morto stamane alle 4.40 nella clinica La Paz. L'annuncio ufficiale è stato dato alle 6,12 dal ministro alle Informazioni che ha letto il seguente testo:

«Il 20 novembre 1975 le case civile e militare informano alle 5,25 che, secondo quanto comunicato dal medici di turno, Sua Eccellenza il generalissimo è morto per collasso cardiaco come esito finale di un'intossicazione da peritonite.

«In questa triste ora dolorosa per la Spagna, alla quale Franco ha dedicato tutta la sua vita, recitiamo un'orazione per la sua anima e, nello stesso tempo, rivolgiamo un pensiero particolare alla sua famiglia che oggi è all'avanguardia dell'immenso dolore nazionale.

«Debbo annunciare che, in virtù dell'articolo 7 della legge di successione, i poteri del capo dello Stato sono stati assunti, in nome di Sua Altezza il Principe di Spagna, dal Consiglio di reggenza, Consiglio che in conformità all'articolo 3 di detta legge, è presieduto da Don Allejandro Rodriguez di Valcarcel Nebreda, presidente delle Cortes e che è formato da monsignor Pedro Cantero Cuadrado, arcivescovo di Saragozza e dal tenente generale dell'aviazione, Don Angel Salas Larrazabal».

Il dittatore solitario
Psicologi e studiosi si sono a lungo arrovellati per decifrare le ragioni della sua ultra trentennale permanenza al vertice del potere. Si sono chiesti: «Come ha potuto un uomo così grigio, così burocratico, così poco "spagnolo" fare breccia fra i suoi connazionali e restare in sella per tanto tempo?». L'interrogativo è apparentemente senza risposta.

Introverso, solitario, privo di una qualsiasi delle doti che generalmente alimentano il mito dei dittatori, Francisco Baamonde Franco  era l'antitesi del «capo». Viveva praticamente rinchiuso nel palazzo del Pardo, il suo Cremlino personale alla periferia di Madrid. Di rado si faceva vedere in pubblico. Parlava pochissimo (anche perchè un difetto congenito alle corde vocali gli rendeva sgradevole la voce). Non beveva, non fumava. Coltivava solo due hobbies: la caccia e la pesca. Anche da giovane, aveva sempre detestato le avventure galanti.

Qualcuno l'ha definito «il meno spagnolo degli spagnoli». Ma forse la spiegazione del suo fascino sta proprio nella freddezza del temperamento, nella differenza profonda che esisteva fra lui e i suoi sudditi. E perciò questi lo ammiravano e lo rispettavano, anche se non lo amavano.

Franco ne era perfettamente consapevole. Per questa ragione orchestrava gli strumenti di cui poteva disporre per restare abbarbicato al suo trono di re senza corona. Ma si è sempre rifiutato di dare al suo «fascismo» una ideologia che avrebbe travolto anche lui nel vertice delle passioni. Il suo credo era il potere per il potere. E nella sua vita si è attenuto con scrupolo a questo principio, sin da quando mosse i primi passi nella carriera militare.

Nato a El Ferrol, un piccolo porto della Galizia, il 4 ottobre 1892, Franco ebbe una adolescenza difficile. I genitori (suo padre Nicola era contabile di marina, la madre Filar apparteneva ad una famiglia di notabili locali) non andavano d'accordo. E la cupa atmosfera familiare lo condusse a lasciare (a soli 15 anni) la casa paterna e ad iscriversi all'Accademia di Toledo.

IL «TESTAMENTO» del generalissimo
MADRID, 20. — Ecco il testo del «testamento spirituale» di Franco, letto dai presidente Arias Navarro alla televisione: il testamento si trovava in una busta che è stata aperta dal capo del Governo davanti alle telecamere.

«Spagnoli, nei momento in cui devo rendere la mia vita all'Altissimo e comparire davanti a Lui per essere giudicato senza appello, chiedo a Dio che mi accolga alla sua presenza perchè ho voluto vivere e morire da cattolico.

«Ho riposto il mio onore nel Cristo e la mia volontà costante è stata quella di essere un figlio fedele della Chiesa in seno alla quale muoio. Chiedo perdono a tutti e io perdono con tutto il mio cuore quanti si sono dichiarati miei nemici senza che io li abbia considerati tali. Credo e desidero di non avere avuto altri nemici se non quelli che furono anche nemici della Spagna che ho amato tanto sino all'ultimo momento e che mi sono impegnato a servire sino all'ultimo respiro della mia vita.

«Intendo ringraziare tutti coloro che hanno collaborato con entusiasmo con devozione e con abnegazione alla grande impresa consistente nel fare della Spagna un Paese unito, grande e Ubero.

«In nome dell'amore che sento per la nostra Patria vi chiedo di perseverare nell’unità e nella pace e di circondare il futuro re di Spagna, don Juan Carlos di Borbone, dello stesso affetto, dalla stessa lealtà che mi avete testimoniato, che gli diate in ogni momento lo stesso appoggio e la stessa collaborazione che avete dato a me.

«Non dimenticate che i nemici della Spagna e della civiltà cristiana sono in stato di allerta. Per questo sacrificate ogni visione personale agli interessi supremi della Patria e dei popoli spagnoli. Non allentate i vostri sforzi intesi a raggiungere la giustizia sociale e ad apportare la cultura a tutti gli spagnoli. Fate di ciò il vostro principale obiettivo, mantenete l'unità delle terre di Spagna esaltando la molteplicità delle sue regioni come fonte viva della stessa forza dell'unità della Patria».

«Vorrei in quest'ultimo istante unire i nomi di Dio e della Spagna, abbracciarvi tutti e gridare insieme a voi per l'ultima volta alle soglie della mia morte: avanti Spagna, viva la Spagna».

Secondo indiscrezioni il «testamento politico» del Caudillo sarebbe stato scritto da Franco tra il 17 ed il 21 ottobre scorsi. Il 17 ottobre, venerdì, Franco presiedette per poco tempo il Consiglio dei Ministri. Il giorno 21 ebbe un attacco cardiaco che lo obbligò al più assoluto riposo. Franco consegnò il «testamento politico» alla figlia Carmen la quale soltanto stamane lo avrebbe consegnato personalmente ad Arias Navarro. La versione sembra confermata dal fatto che Arias aveva registrato il messaggio alla Nazione per la morte di Franco nei giorni scorsi. Stamane ha dovuto rielaborare tutto il testo del messaggio e limitare il suo intervento a poche parole di dolore per la morte del Caudillo riservando al «testamento» tutto il contenuto politico del messaggio stesso.

20 Novembre 2020