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Lunedì 21 Settembre 2020

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10 agosto 1991

Alba tragica, notte d’inferno

L’invasione dall’Adriatico Albanesi e polizia faccia a faccia al porto e allo stadio di Bari

Alba tragica, notte d’inferno

Il rimpatrio procede lentamente con navi e aerei. È difficile convincere i fuggiaschi che devono ritornare a casa: perciò gli agenti raccontano pietose bugie. Distrutto il centro di medicina al 'Della Vittoria'

BARI — Ambulanze a sirene spiegate, centinaia di feriti, decine tra le forze dell'ordine. Albanesi che fuggono per le vie della città. Assalto ad una nave. Un incendio e un'esplosione. Dono una notte da incubo, la giornata di ieri per Bari è stata drammatica. Nel giorno in cui è iniziata l'operazione rimpatrio, gli scontri si sono fatti più aspri e la situazione è diventata insostenibile. La mattinata era cominciata con un fitto lancio di pietre, spranghe, bottiglie. Poi il caldo deve avere contribuito a scatenare nuovamente la violenza. Migliaia di persone hanno cominciato a premere sui cancelli dello stadio. Sono riusciti a sfondare e a riversarsi sul piazzale. C'è stato un fuggi-fuggi generale e centinaia di albanesi sono riusciti a sfuggire ai controlli e a darsi alla macchia. Intanto continuava il rimpatrio con navi e aerei, tra mille difficoltà e con pietose bugie degli agenti ai profughi per convincerli a ripartire. Allo stadio la sassaiola è proseguita a lungo e facinorosi hanno distrutto le apparecchiature del Centro di medicina dello sport che valeva centinaia di milioni.

Scotti:'L'Albania disattende gli impegni'
Il ministro difende le scelte del Viminale
ROMA — «L'Italia ha accolto centinaia di migliaia di nordafricani e a noi che siamo europei ci rimanda indietro a morire di fame». In queste parole di un profugo albanese c'è la chiave di lettura di questo nuovo dramma che molti vogliono annunciato: in parecchi accusano il nostro governo di eccessiva tolleranza verso i profughi della 'prima ondata', negligenza che sarebbe stata al'origine del nuovo grande esodo. «La realtà — si difende il ministro dell'Interno Scotti — è che la situazione economica e soprattutto alimentare in Albania è disperata. Ho chiesto una convocazione urgente del 'gruppo Trevi' per coordinare un piano immediato di aiuti europei. Aiuti alimentari per far fronte all'emergenza ma anche di cooperazione, perché tra qualche mese non ci si debba trovare davanti ad una situazione analoga. Solo così potremo risolvere il problema dei profughi alla radice». La situazione interna albanese appare infatti sempre più drammatica, tanto che le autorità di Tirana non sono riuscite a far fronte agli impegni presi giovedì con la delegazione italiana guidata dal senatore Vitalone.

I porti di Durazzo e Valona sono inagibili, nessuno scalo portuale albanese è in condizione di accogliere le navi italiane impegnate nell'operazione rimpatrio. «Il lavoro dell' unità di crisi — dice ancora Scotti — sarebbe stato finora perfetto se non ci fossimo scontrati con il caos che regna in Albania. Al momento l'unico modo di sbarcare i profughi rimpatriati è utilizzare lo scalo di Palermo, vicino a Valona. Ma non è un vero e proprio porto, le navi devono restare a largo e lo sbarco avviene con chiatte e lance, con un enorme allungamento dei tempi». Per questo è stata mobilitata la nave militare San Marco, che ha lasciato nella serata di ieri il porto di Taranto con a bordo settanta uomini del battaglione San Marco e numerosi mezzi anfibi. Saranno loro a traghettare i profughi del traghetto Tiepolo, da ieri in rada a Palermo (Albania) e delle altre navi requisite dall'unità di crisi per l'operazione di rimpatrio. «Prosegue invece a pieno ritmo — dice Scotti — il ponte aereo. Anche se a bordo degli 11 aerei militari e 3 civili requisiti non possono salire più di un centinaio di profughi per volta, oltre naturalmente agli agenti incaricati di sorvegliarli. Il problema è che nell'aeroporto di Tirana non possono atterrare gli Airbus, che potrebbero trasportare molte più persone». All'aeroporto di Tirana è stato invece risolto il problema di illuminazione.

Il ponte aereo proseguirà quindi a pieno ritmo sull'arco delle ventiquattro ore. Nella serata, intanto, notizie confortanti da Bari, teatro di una giornata drammatica di violenze e disperazione. Sono oltre duemila gli uomini, tra agenti di pubblica sicurezza, carabinieri e guardia di finanza chiamati a far fronte non solo all'emergenza ma anche alle esplosioni di violenza che hanno fatto registrare almeno duecento feriti. Epicentro il vecchio stadio di Bari, dove erano stati concentrati circa seimila profughi. Al Viminale si difende la scelta del prefetto e l'operato delle forze dell'ordine. Anche se al termine della giornata di violenze il ministro Scotti ha dato indicazione al capo della polizia Parisi di inviare a bari il vicecapo della polizia, il prefetto Lamberto Mosti. «I profughi — dice un funzionario — sono stati tutti perquisiti prima di farli entrare nello stadio. Sono stati sequestrati fucili, pistole e coltelli, purtroppo qualche arma deve essere sfuggita nella confusione». Tra gli uomini del ministero dell'Interno c'è la convinzione, non espressa ufficialmente, che tra i profughi ci siano molti elementi provenienti «dalle patrie galere» albanesi.

07 Agosto 2020