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Sabato 26 Settembre 2020

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5 giugno 1994

S'è spento il sorriso di Troisi

Un infarto a 41 anni

S'è spento il sorriso di Troisi

Ventiquattr'ore prima che la morte lo cogliesse nel sonno aveva finito di girare “Il postino” con Michael Radford

NAPOLI — Il postino, quel macabro  postino che si spera bussi alla propria porta il più tardi possibile, ha aspettato pazientemente che Massimo Troisi finisse di girare il suo ultimo film, e poi, implacabile, si è presentato davanti all'uscio di casa e gli ha consegnato un telegramma che non richiede e non ammette risposte.

Il destino è stato beffardo ma, chissà, forse anche magnanimo nei confronti di Troisi. L'attore, meno di 48 ore fa, aveva terminato le riprese de Il postino, la pellicola tratta da un romanzo di Antonio Skarmeta, Il postino di Neruda, e diretta da Michael Radford.

24 ore dopo l'ultimo ciak, il cuore di Troisi si è fermato, negando a Massimo la gioia di farlo battere ancora per altre avventure nel mondo del cinema. Troisi è morto ad Ostia, nella casa della sorella dove si era rintanato dopo l'ultima fatica cinematografica. Il cuore di Massimo, al quale era stata applicata una valvola mitralica vent'anni fa, ha cominciato a battere male intorno alle 15.20. Immediatamente, il cognato dell'attore, Giorgio Veneruso, ha telefonato al 113 ed ha chiesto l’intervento dell'ambulanza. Non è ancora ben chiaro per quali motivi, sul posto, non si è recato neanche un medico.

Seconda telefonata al pronto intervento alle 15.40 per ottenere la presenza di un dottore.

Dopo 10 minuti è giunta una unità mobile e di rianimazione, ma ormai era troppo tardi.

Troisi conservava inalterato, negli anni, il suo sorriso sornione, stanco e intelligente. Sensibile, affettuoso, svagato come alcuni dei suoi personaggi più famosi e fortunati: Gaetano (Ricomincio da tre), Vincenzo (Scusate il ritardo), Mario (Non ci resta che piangere), Camillo (Le vie del Signore...), Tommaso (Pensavo fosse amore, invece era un calesse).

L'attore-regista aveva una passione per i titoli stravaganti senza alcun riferimento esplicito alla trama, nati come provvisori, da usare nel corso di lavorazione e poi conservati quasi per scaramanzia.

Un primo indizio importante della predilezione di Troisi: giocare con i pensieri e con le parole. Affastellare, spezzare con la voce i concetti, farli uscire con fatica, lentezza, ruminare i significati e i suoni, dilatare i tempi fino all'esasperazione e all'esplosione comica.

Rifiuta la zavorra pittoresca  della napoletanità, ne smonta molte convenzioni, concentra nei suoi trascinanti monologhi un disagio e una confusione esistenziale. Mette in scena creature buffe come Vincenzo alle prese con le catastrofi amorose (Scusate il ritardo, 1983) o il bidello Mario (Non ci resta che piangere) precipitato in una notte di tempesta, con il maestro elementare Saverio (Benigni), dal presente nel 1492.

Troisi è, sin dagli inizi, interessato a fare anche nuove esperienze, a partecipare a film non diretti da lui, anche in piccoli ruoli. Compare, cosi, in No, grazie, il caffé mi rende nervoso di Lodovico Gasparini e in Hotel Colonial di Cinzia Torrini. Insofferente degli appuntamenti obbligati e dell'attivismo da contratto che richiederebbero una nuova pellicola all'anno, l'attore aspetta, si difende appellandosi alla sua irrefrenabile pigrizia e nel 1987 scrive, dirige e interpreta Le vie del Signore sono finite, storia di un malato immaginario negli anni del fascismo.

A questo film, complesso e meno facile degli altri, segue un' altra pausa e Troisi stringe un fecondo sodalizio con Ettore Scola, del quale interpreta tre film, Splendor, Che ora è (premio ex-aequo con Marcello Mastroianni al Festival di Venezia del 1989 per la migliore interpretazione maschile), e Il viaggio di Capitan Fracassa. Torna a essere autore, regista e interprete con Pensavo fosse amore, invece era un calesse (1991) nel lieve e acuto intrattenimento sulla precarietà della passione sull'impossibilità di essere felici in coppia. Dopo quel film Troisi si era concesso un'altra «vacanza», interrotta qualche mese fa per le riprese, solo in veste di attore, de Il postino di Neruda. Il suo ultimo film.

03 Giugno 2020