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Lunedì 16 Settembre 2019

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19 agosto 1964

Scoperta una tela di P. Nuvolone

Durante i restauri nella chiesa di Cavatigozzi

Scoperta una tela di P. Nuvolone

Una tela raffigurante «La Maddalena»,  attribuibile a Panfilo Nuvolone, è stata «scoperta» nella chiesa di Cavatigozzi nel corso dei recenti restauri. Si tratta di un avvenimento artistico di notevole interesse.

È un dipinto su tela e misura 104x138 cm. Durante il recente restauro si è scoperta una frase scritta sul retro della tela stessa e che documenta l’opera come «dipinto di Panfilo maestro, che fu del maestro Procacino».

Tenendo conto del fatto che le opere sicuramente attribuibili a Panfilo Nuvolone sono veramente poche, è evidente quanto il quadro aiuti a meglio comprendere la personalità artistica di Panfilo.

Il tema della «Maddalena»  è stato ampiamente trattato e da una tradizione puramente iconografica si è passati ad una sempre più concreta umanizzazione.

Qui si nota una certa imponenza della figura, che occupa quasi tutta la tela: l'atteggiamento di mistica contemplazione intensamente espresso dallo sguardo distoglie l'opera dall'ambiente di «scuola malosseca» in cui Panfilo s'è formato. L'ampio panneggio della veste resa con due diverse sfumature di verde e del mantello rosso cupo, è da riportare al gusto manieristico da cui non è esente neppure Panfilo. Tanto più ampio e ricco è il modo di trattare le figure quanto più pura era la linearità del periodo precedente e solo raramente il gruppo o la figura singola risultano composti secondo canoni di armonia e di classicità.

La figura è racchiusa da una morbida linea curva che l'abbraccia totalmente e che si continua anche nel particolare delle mani.

Non  esistono linee spezzate e questo fa supporre che la data di composizione non sia lontana dal periodo milanese.

La luce che colpisce e mette in risalto l’assorta espressione della «Maddalena» scopre un accenno di paesaggio piuttosto insolito, come sfondo, in opere di un periodo in cui si badava maggiormente ad ottenere l'imponenza della figura mediante audaci muscolature, espressioni forti, e tuttavia fredde.

Nelle opere di Panfilo si nota continuamente questa varietà di interessi per cui egli non tiene l'occhio fisso ad un solo ambiente, ma liberamente considera e genialmente rielabora le soluzioni più disparate. Ciò non significa che Panfilo sia un eclettico, che artisticamente non sia figlio del periodo in cui vive e lavora; significa bensì che come artista avverte esigenze nuove che lo arricchiscono in sensibilità ed in motivi che saranno ripresi e sviluppati ulteriormente. L'aprirsi del nuovo secolo (il ‘600) segna l'affermarsi di interessi nuovi ed un senso di rinnovamento artistico lo si avverte già anche in Panfilo. La sua larga stesura disegnativa e la limpida e chiara gamma cromatica parvero al Lanzi «vero sfoggio di pittura»; inoltre i diversi apporti culturali che in Panfilo si sintetizzano rappresentano l'affermazione estrema della cultura cremonese cinquecentesca discesa da Camillo Beccaccino, giù per i Campi, al Malosso.  

BIANCA MARIA CALLI

19 Agosto 2019