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Lunedì 19 Agosto 2019

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5 luglio 1987

Sentenza Barbie: reazioni e commenti

Un applauso aveva salutato la condanna all'ergastolo

Sentenza Barbie: reazioni e commenti

L'avvocato difensore preannuncia l'appello

PARIGI — Nel corridoio che lo conduceva verso la prigione dove passerà il resto dei suoi giorni, Klaus Barbie, alla sola presenza di poliziotti e di uno dei suoi avvocati, l'algerino Bouita, ha improvvisamente alzato le braccia al cielo ed ha esclamato: «È incredibile!». È la sola reazione conosciuta dell'ex capo della Gestapo di Lione alla sentenza che lo ha riconosciuto colpevole di tutti i crimini contro l'umanità imputabili e lo ha condannato alla prigione a vita.

Il «boia di Lione» aveva ascoltato il verdetto in piedi, per mezz'ora senza battere ciglio, con lo stesso sorriso triste e inespressivo, stessi occhi persi chissà dove che avevano impressionato il pubblico il giorno della prima udienza.

Al termine della lettura, Barbie si volta verso la sala e cerca con gli occhi sua figlia, la signora Ute Messner, che gli fa un piccolo cenno con il ventaglio. Era a lei che si riferiva il pubblico ministero Truche quando, nella sua requisitoria, si era chiesto: «Ma come potè quest'uomo, rientrando a casa la sera, carezzare la testa di sua figlia, che aveva allora la stessa età dei quarantaquattro bambini che poche ore prima egli aveva spedito verso la camera a gas?»

Barbie la guarda a lungo poi segue docilmente gli agenti. Il pubblico presente nell'aula esplode in un applauso. Jacques Verges, il principale difensore, furioso, esclama: «Questo processo è cominciato come un circo e finisce come un circo!». Poi, perdendo visibilmente il controllo: «Tutto era deciso in anticipo. Israele può stasera gridare vittoria! È uno scandalo! — continua —, A Norimberga persino il ministro delle Finanze del terzo Reich fu assolto! Il governatore d'Austria e l'ammiraglio Donitz ebbero solo pene temporanee. Questa sentenza viola il diritto e ferisce la Francia!». Poi lascia l'aula.

Sulla scalinata del palazzo di Giustizia lo attendono i fotografi e i riflettori della televisione. Ma anche un migliaio di manifestanti. La tensione è fortissima. La folla grida: «Nazista! Assassino!». Si cerca di colpirlo. Verges lascia il tribunale sotto la scorta di polizia.

Il primo commento alla sentenza è venuto da Vienna, dove Simon Wisenthal, il celebre «cacciatore di nazisti», ha dichiarato: «È un avvertimento per tutti gli assassini di domani, che forse sono già nati». Elia Wiesel, premio Nobel per la pace, ex deportato e testimone al processo, ha affermato che «Barbie non sarà mai punito abbastanza. La sua pratica, come tutte quelle di questo tipo, resterà aperta per sempre, come le ferite della memoria». Andre Frossard, uno dei principali testimoni, a carico del criminale nazista, ha commentato: «Questo processo doveva aver luogo, poiché concerneva direttamente la coscienza dell'umanità» contestava il giudice silenzioso.

Ieri l'avvocato Verges ha annunciato che farà ricorso in cassazione per chiedere l'annullamento della sentenza. Giustizia è fatta e il sipario cala sullo storico processo del boia di Lione. Ma la

Francia non ha finito di frugare nelle pagine dolorose degli anni dell'occupazione. Lione prepara già un altro grande processo: quello dell'arresto di Jean Moulin, capo della resistenza francese morto sotto le torture della Gestapo di Lione, e dei suoi compagni. Si parla già a proposito di questo processo di un secondo processo Barbie.

04 Luglio 2019