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Lunedì 22 Luglio 2019

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18 giugno 1971

Il fotoromanzo: una droga legale

Dieci milioni di lettori per un'autentica contraffazione della realtà

Il fotoromanzo: una droga legale

Bastano venti giorni per fare un fotoromanzo; e costa dai 15 ai 20 milioni - Fu un trampolino di lancio per futuri attori celebri - Più lettrici che lettori: operaie, casalinghe, domestiche - Delitti, intrighi a sfondo erotico, smania di denaro e di potere, gelosia, sensualità; ma si rasenta abilmente il Codice senza violarlo Una funzione mitica: le lettrici si identificano in ciò che leggono, i lettori ne fanno oggetto di desiderio

La formula è semplice, la realizzazione agevole, il successo garantito. Ci sono un «lui» e una «lei», gli altri e le altre. «Lui» è simpatico, piuttosto giovane ma non troppo, abbastanza aitante, professione suggestiva. «Lei» è attraente, alquanto più giovane di «lui», alta, personalità spiccata ma arrendevole in amore. Gli altri e le altre gravitano intorno a «lei» e «lui» come pianeti intorno al sole. «Clic», si gira. Il fotoromanzo è pronto in pochi giorni. Lo leggono milioni di italiani e di stranieri, dal Brasile alla Francia, dall'Argentina alla Germania, dal Sud America all'Africa del Nord. È un giro di miliardi di lire, di milioni di «cruzeiros» e di franchi, di «pesos», di marchi e di dollari. Le storie del fotoromanzo — definito il «fumetto dei poveri» — sono quasi sempre fatte con gli stessi ingredienti.

La percentuale più alta è quella delle lettrici, divoratrici di storie d'amore fotografico le quali, pur essendo intrecciate e poliziesche, mettono tuttavia al bando le relazioni illegali, l'adulterio e tutto quanto contrasta con la moralità di ogni giorno.
«Il fotoromanzo — ha detto il prof. Roberto Carlo Quintavalle — svolge nella società dei consumi una precisa funzione mitica. Le storie di amore, di passione e di morte si identificano con le lettrici, mentre appaiono come oggetto di desiderio por i lettori. Ma che cosa è esattamente un fotoromanzo? Vediamo.

Nato alla fine degli anni Quaranta come figlio invalido del cinema, il fotoromanzo ha cercato di raccontare por mezzo di immagini fotografiche le storie evasive del fumetto disegnato. I protagonisti lottano sempre contro veti e pregiudizi. Il contrasto di partenza è sempre fra legalità e sessualità. Si lotta in continuazione contro la legalità, ma essa finisce sempre col prevalere. Prima personaggi e storie erano astratti, adesso cercano di avvicinarsi ai problemi di ogni giorno.
Per fare un fotoromanzo occorrono una ventina di giorni. Si possono eseguire anche 70-80 inquadrature al giorno. Scelti i personaggi e i luoghi dove deve svolgersi l'azione, la macchina fotografica non ha attimi di sosta. Interpreti dei primi fotoromanzi sono stati, in Italia, futuri notissimi artisti quali Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Mike Bongiorno, Vittorio Gassman. È un bel trampolino di lancio. Dalle immagini fotografiche stampate su carta patinata si passa spesso al cinema. I registi dei fotoromanzi sono sovente i medesimi del cinema, ma preferiscono nascondersi dietro pseudonimi.

Un fotoromanzo costa in media dai 15 ai 20 milioni. Ciascuna copia viene venduta dalle cento alle trecento lire. A una media di duecento lire la copia, fa un introito settimanale di due miliardi per gli editori. Se poi si pensa che i dieci milioni di lettori italiani non si limitano a comprare un solo fotoromanzo per settimana, si arriva a cifre di vari miliardi.
La fiorente industria del fotoromanzo italiano ha gettato le proprie radici all'estero. Il «copyright» frutta altri miliardi in valuta estera. Gli editori italiani di «fumetti dei poveri» hanno conquistato da tempo i mercati editoriali di quasi tutta l'America del Sud, dell'Africa del Nord e dell'Europa. «È un mercato che continua ad espandersi, per nostra fortuna», mi ha dotto un fabbricante di fotoromanzi. «"Clic", si gira»: una formula magica.

15 Giugno 2019