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Mercoledì 17 Luglio 2019

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11 aprile 1985

Pessimo padre e marito infedele? Una lettera inedita tratteggia la figura di Gabriele D'Annunzio

Pessimo padre e marito infedele? Una lettera inedita tratteggia la figura di Gabriele D'Annunzio

"Io non ho figli. La paternità carnale è per me disprezzabile. Quella spirituale vorrei, e non l'ho". Questa drastica e drammatica confessione è di Gabriele d'Annunzio. Il poeta la fermò sulla carta in una lunga lettera inviata da Nettuno, vicino a Roma al figlio Gabrielino, il 29 settembre 1903. Lo scritto (cinque grandi fogli ) è rimasto inedito fino ad oggi.

D'Annunzio ebbe dalla moglie Maria di Gallese tre figli. Li chiamò con nomi abbastanza comuni, lui che era solito trovare definizioni personali sonore e roboanti. Chiamò, così, il primogenito Mario. Il secondo, Gabriele, seguendo la tradizione abruzzese di dare il proprio nome al secondogenito; il terzo figlio fu Veniero.

Oltre a questi figli legittimi, d'Annunzio ne accettò altri due, nati dalla sua tempestosa relazione con la principessa siciliana Maria Gravina Cruyllas. Naquero così Renata (dal poeta subito ribattezzata Cicciuzza) e Gabriele (numero due). Anche quest'ultimo fu sempre chiamato Gabriellino sebbene d'Annunzio non potesse legalmente riconoscerlo, come non potè mai dare il suo cognome a Cicciuzza. Eppure questa ragazza gli fu vicina in un momento tragico, quando il poeta, perduto un occhio per un incidente di volo durante la Grande guerra, dettò proprio a Cicciuzza una parte del Notturno, mentre la scrisse ancora tutto bendato, su lunghi cartigli che la ragazza gli passava, con infinita pazienza.

Che cosa riservò la vita a questi cinque figli (tre legittimi, due no) di Gabriele d'Annunzio? Mario, Gabriellino (numero uno) e Veniero ebbero sussidi, aiuti d'ogni genere, anche se il padre preferì vederli raramente e ancora più raramente rispose allo loro lettere che contenevano sempre richieste di denaro. Mario, soprattutto, bussava continuamente a cassa. Era un cercozzo, per usare un curioso aggettivo creato da d'Annunzio. Risolse, in parte, ogni problema Benito Mussolini. Infatti il Duce, dopo aver messo a posto Mario d'Annunzio (erede del titolo di «principe di Montenevoso») nelle Ferrovie dello Stato, lo nominerà deputato e, soppressa la Camera, consigliere nazionale.

A differenza dei fratelli, Veniero era riuscito a portare a termine gli studi. Era diventato ingegnere industriale, e fu particolarmente legato alle costruzioni aeronautiche.

Renata sposò un aviatore, Silvio Montanarella. Ebbe come testimoni di nozze il padre e Mario, il fratellastro. Le nozze furono felici. Nacquero otto figli. Ma Cicciuzza non potè più rivedere il padre, se non il giorno in cui si recò a Gardone a pregare brevemente accanto alla sua salma.

Gabriellino numero due fu  forse il migliore di tutti i figli di d'Annunzio. Poeta egli stesso, andò col padre a Fiume. Venne decorato di medaglia d'oro al valor civile per aver salvato da un incendio quattro operai, riportando gravissime scottature. Durante la seconda guerra mondiale ottenne due medaglie d'argento. Naturalmente Gabriellino numero due usò il cognome della madre: Cruyllas. Ma nel 1946 (era stato un valoroso partigiano) ottenne di aggiungere anche il cognome di d'Annunzio, presentando alla magistratura decine di lettere del padre che, almeno negli scritti, lo riconosceva apertamente come suo figlio.

Gabriele d'Annunzio non approvava la scelta di Gabriellino numero uno di fare l’attore e di Mario di fare il ballerino e non nascose mai il disprezzo per le loro scelte nonostante il sostegno economico che elargì sempre.

Questa presentazione era necessaria per comprendere la lettera inedita indirizzata a «Gabriele d'Annunzio junior- Pescara (Chieti)».

Ne riportiamo un brano:

«Tu preferisci di farti una reclame puerile col nome che porti; e ti vari disonorando su per le tavole dei teatrucoli, sotto le vesti carnevalesche del paggio Fernando! Abbiamo già parlato di questo, e amaramente. Non ho ormai più alcuna fede nella serietà e nella profondità del tuo proposito. Sei nato filodrammatico,e filodrammatico morirai. Povero figliuolo!

«Ben altrimenti si studia, si lavora, si prepara, nel silenzio, per vincere.

«Io non ho figli. La paternità carnale è, per me, disprezzabile. Quella spirituale vorrei, e non l'ho.

«Per ciò son risoluto a fornire semplicemente i viveri, e a disinteressarmi di voi.

«Fa leggere questa anche a Mario, perchè non ho tempo di scriverne un'altra.

«Io, quand'ero studente, avevo da mio padre ottanta lire al mese per la mia «dozzina». Egli ne avrà altrettanti per la sua. E, certo, son buttate via. le darei molto volentieri a qualche povero studente affamato, di buona volontà.

Io sono in un luogo di bellezza mirabile, in un bosco di pini, sul mare imperiale. E lavoro tante ore al giorno, mettendo la tela bianca su i vetri, per non vedere l'azzurro e per non cedere alla tentazione di andarmi a rinfrescare gli occhi stanchi con la vista del verde e delle belle schiume.

08 Aprile 2019