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#DIRITTODICRITICA: La fanciulla del west, le recensioni degli studenti

Secondo appuntamento per la nuova stagione del Ponchielli

La Provincia Redazione

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25 Gennaio 2022 - 10:57

#DIRITTODICRITICA: La fanciulla del west, le recensioni degli studenti

CREMONA - Dopo un anno di stop dovuto alla pandemia, torna Diritto di critica, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Gli aspiranti critici proseguono con La fanciulla del west. Il loro punto di vista vi stupirà, la loro passione per la musica classica pure. Leggete e votate la recensione che preferite.

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BEATRICE POLI - V LICEO CLASSICO MANIN

Innovazione, anticonformismo e sicurezza sono le tre parole che meglio descrivono la Fanciulla del West di Puccini, una storia dominata da amore e mistero, dal triangolo che vede come protagonisti Minnie, Jack Rance e Dick Jonhnson e dal furto dell’oro ad opera dei banditi. Andrea Cigni presenta una versione nuova, priva di connotazioni spazio-temporali, una Fanciulla capace di guadagnarsi il completo sostegno del pubblico. Le scene di Dario Gessati sono semplici nella loro complessità; una struttura lignea rotante posizionata sul palco delinea i cambi di scena: rappresenta prima la miniera, poi il caratteristico saloon Polka, nel secondo atto è la modesta capanna di Minnie, ed infine si tramuta nel luogo della condanna a morte. Il tutto è caratterizzato da colori tenui sui toni del beige: in questo modo si viene a creare un’atmosfera calda e accogliente. La narrazione, estremamente efficace, è arricchita da simboli che pongono l’accento sui passaggi più significativi: ne sono esempi le carte che, presentate inizialmente come un semplice passatempo, diventano, nel corso della storia, l’elemento che (nel secondo atto) permetterà a Dick di sfuggire alla cattura dello Sceriffo, e l’imponente tronco fluttuante che, nel terzo atto, diventa l’emblema dell’impiccagione. I costumi di Tommaso Lagattolla sono i tipici abiti country del West. Ottima la prova dell’Orchestra i Pomeriggi Musicali di Milano diretta da Valerio Galli, artefice di una forte connessione tra palco e orchestra e di un’analisi estremamente profonda della partitura. Sergio Vitale interpreta Jack in tutte le sue sfaccettature, facendo emergere, mediante la variazione del tono della propria voce e con un forte verismo, i due volti del proprio personaggio: la morbosa ossessione per Minnie e il carisma proprio degli sceriffi. Angelo Vallari, nel suo Dick, emerge grazie alla rotondità della propria voce e alla propria capacità di raggiungere anche le più nascoste sfumature. Strepitosa la Minnie di Rebeka Lokar, caratterizzata da una voce estremamente limpida e solida in tutti i registri; il soprano è in grado di coinvolgere e di emozionare il pubblico, facendo emergere l’intensità dei propri sentimenti che, soprattutto nella conclusione, culminano nella contrapposizione tra la felicità dovuta all’amore e l’amarezza per l’addio alla propria patria.

LUDOVICO EMANUELE RUSSO – 3 LICEO MUSICALE A. STRADIVARI

21 gennaio, il Teatro Ponchielli accoglie sul suo palco il capolavoro pucciniano La Fanciulla del West. Forse meno nota rispetto ad altre opere affidate all’estro musicale del compositore lucchese, è sicuramente molto complessa nella messa in scena e nella scrittura musicale moderna e ambiziosa che richiede particolari caratteristiche vocali agli artisti che rivestono i tre ruoli principali. Sin dall’apertura del sipario sul primo atto, pare di essere sospesi a mezz’aria tra melodramma e musical: la scelta del regista Andrea Cigni di ambientare l’azione ai nostri giorni, in un alternarsi di luci e ombre sul mondo dei minatori risulta coraggiosa e vincente. Una carezza al cuore nel ricordare le condizioni di isolamento degli immigrati italiani e un tuffo nella fantasia bambina degli spettatori che, nell’inverosimile vicenda di un gruppo di lavoratori, guidati da uno sceriffo geloso, decidono di fare loro stessi giustizia, respirano l’aria della favola. Strepitosa la direzione del Maestro Galli. Ha dominato l’insidiosa e geniale partitura, accompagnando gli orchestrali nell’esecuzione di quella musica che, a tratti, ricorda le colonne sonore dei film della prima metà del Novecento. Ne ha saputo evidenziare le variazioni dinamiche, agogiche particolarmente intense conferendo loro effetti teatrali convincenti. L’impervio terzo atto è divenuto spettacolo nello spettacolo ponendo in equilibrio le sonorità cupe dell’addio e quelle limpide e luminose della speranza di una nuova vita. Applausi per Rebeka Lokar nel ruolo di Minnie. Sicura tecnicamente, canta con dolcezza e rotondità per restituire al pubblico l’immagine di una giovane ingenua e innamorata, ma, nell’apprendere la verità sull’identità di Johnson, restituisce corpo e incisività all’emissione vocale dando vita a un fraseggio che, per potenza e impeto, sul finale del secondo atto, domina l’orchestra. Ottima performance anche per il Dick Johnson: buona presenza scenica, voce pulita e convincente, soprattutto, con la splendida interpretazione della romanza “Ch’ella mi creda libero e lontano”. Intensa la partecipazione all’azione scenica degli artisti comprimari che hanno sostenuto abilmente il difficile compito di fare corpo intorno ai tre cantanti principali, coadiuvati anche dai minatori del Coro OperaLombardia preparato dal Maestro Diego Maccagnola.

CATERINA ZELIOLI - 1 LICEO CLASSICO MANIN

Un cast formato soprattutto dalla presenza maschile, quello della “Fanciulla del West”, andato in scena la serata del 21 gennaio al Teatro Ponchielli. Lo spettacolo diretto da Andrea Cigni è un’opera di tre atti del compositore italiano Giacomo Puccini, noto per aver scritto la Tosca, la Turandot, Madama Butterfly e la Bohème. Non si può considerare una delle più famose e maggiori opere di questo compositore, ma sicuramente non è da sottovalutare. Una storia alquanto avvincente, ambientata in California nell’800, durante la febbre dell’oro; infatti lo spettacolo si avvia con l’entrata in scena dei minatori che compaiono sul palco stanchi, ma al contempo gioiosi e sorridenti, felici di aver chiuso finalmente un altro capitolo di una lunga e laboriosa giornata. Il rapporto tra gli spettatori e il palcoscenico, viene rafforzato dal fascino della musica dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, diretta dal Maestro Valerio Galli. E’ una vicenda contestualizzata in un profilo contemporaneo, niente cowboy né pistoleri, in cui i cantanti indossano costumi moderni: giacca di pelle, jeans e scarpe da ginnastica…Tutti indumenti scelti da Tommaso Lagattolla. Una scelta ben mirata, quella di un contesto tra il contemporaneo e l’ambientazione storica dell’epoca a cui si ispira, che aiuta il pubblico ad inserirsi meglio nella storia. Il primo atto si svolge all’interno della “Polka”, una taverna gestita dalla “Fanciulla del West” Minnie, interpretata da Rebeka Lokar, un personaggio forte e coraggioso ma al contempo tenero e fragile. L’unico soprano dell’opera, che spicca con la sua squillante voce tra le tante maschili. Un’entrata trionfante la sua nella taverna, dove ci sono ad attenderla i minatori, tutti innamorati di questo affascinante personaggio. Ella è per loro compagna e maestra di vita. Minnie però, è innamorata di un'unica persona, il ricercato Ramerrez, che dice di chiamarsi Dick Johnson, interpretato da Angelo Villari. Il contesto cambia durante il secondo e il terzo atto, in cui le scene sono ambientate nella capanna di Minnie e successivamente nella selva California. L’ultima scena è un inno all’amore, cantato dalle voci di Angelo Villari e Rebeka Lokar, che fa emozionare tutto il pubblico; nel teatro risuonano interminabili applausi. Il primo atto, più confuso e indefinito, il secondo più avvincente e coinvolgente a partire dall’Orchestra, dai cantanti e dalla scenografia.

EMMA ALTISSIMO - LICEO CLASSICO MANIN

Uno spettacolo che ha attirato molti giovani, quello andato in scena al teatro Ponchielli domenica pomeriggio, 23 gennaio, per la regia di Andrea Cigni e con la direzione di Valerio Galli: “La fanciulla del West” di Puccini, opera moderna e innovativa. In questa storia, messa in scena per la prima volta nel 1910 al Metropolitan di New York, troviamo una donna che non è più una misera fanciulla, vittima di oppressione e salvata infine da un uomo, ma il suo ruolo viene modernizzato. Minnie, la protagonista dell’opera, è una donna attiva, libera, che diventa l’eroina della sua storia e un punto di riferimento per tutti i personaggi. Ci troviamo in California, nel 1850, durante “la corsa all’oro”. Minnie gestisce una taverna frequentata da un gruppo di minatori, tutti innamorati di lei, e rappresenta per loro una sorta di madre e maestra. L’arrivo di un uomo, di cui si innamora, la pone di fronte a delle scelte. La storia ha un lieto fine ma ci lascia comunque un pizzico di malinconia, in quanto Minnie, per seguire il suo cuore, è costretta a lasciare al proprio destino una parte fondamentale della sua vita, i minatori, che rappresentano una microsocietà in cui gli uomini sono condannati ad una routine rigida e faticosa. “La fanciulla del West” è un’opera emozionante, accompagnata da una musica intensa, al passo con le avanguardie europee del Novecento, che ci trasporta nel vivo della storia e ci fa immedesimare negli stati d’animo dei personaggi, proprio come la colonna sonora di un film. Gli interpreti, molto espressivi, con i loro costumi particolari e le loro voci potenti, come quella di Rebeka Lokar (interprete di Minnie), hanno strappato gli applausi del pubblico, soprattutto dei più giovani. Non sono mancati momenti emozionanti e coinvolgenti: le scene corali, nel primo atto e alla fine del terzo. È stato uno spettacolo ricco di temi significativi ma allegro, che ci ha fatto tornare a casa con un sorriso.

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