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Bande in fuga, la risposta dei carabinieri è a tutto gas

In un anno quasi 20 inseguimenti: freddezza e lavoro di squadra per proteggere il territorio

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

07 Febbraio 2026 - 05:25

Bande in fuga, la risposta dei carabinieri è a tutto gas

CREMA - La scena si ripete con una frequenza che ha smesso di sorprendere. Mercoledì scorso due inseguimenti in poche ore, entrambi chiusi lontano dal punto di partenza, ma lungo la stessa direttrice nervosa: il Milanese. L’ultimo, come certi round ravvicinati sul ring, quando non c’è tempo neppure di tornare all’angolo: solo l’ennesimo capitolo di una sfida a tutta velocità che i carabinieri della Compagnia di Crema ingaggiano con sempre maggiore regolarità contro criminali che hanno fatto dell’asse della Paullese la propria pista di lancio.

I numeri raccontano una storia che corre più veloce delle parole: nell’ultimo anno sono una ventina gli inseguimenti conclusi con fermi e arresti. Praticamente due al mese. Una media che parla di turni che si allungano, di occhi sempre accesi sul cruscotto, di mani che stringono il volante mentre il contagiri sale. A guidare la squadra è il comandante di Compagnia, il maggiore Armando Laviola, sotto il coordinamento del comandante provinciale Paolo Sambataro. Un lavoro di regia silenzioso, ma decisivo, che tiene insieme tecnologia, addestramento e nervi saldi.

Non è un caso che le scene d’azione a tutto gas si concentrino proprio nel Cremasco. Qui entra in gioco il sistema dei varchi elettronici disseminati lungo le principali arterie: occhi digitali che leggono targhe, incrociano dati e segnalano anomalie in tempo reale. Quando un’auto sospetta attraversa uno di questi punti, l’allarme parte come una bandiera rossa ai box. In pochi secondi le pattuglie sanno chi cercare, dove e in quale direzione. È la tecnologia a dare il via, ma poi il film lo girano gli uomini. Perché oltre ai varchi ci sono la preparazione, la competenza e il coraggio.

I carabinieri non improvvisano. Prima di lanciarsi in un inseguimento, hanno passato ore e ore sui circuiti dei corsi di guida sicura. Non corsi da ‘piloti spericolati’, ma autentiche scuole di sopravvivenza su quattro ruote. Si imparano le manovre di emergenza, la gestione della velocità, il controllo del mezzo in condizioni limite. Si insegna soprattutto la prudenza: mantenere la distanza di sicurezza, evitare il contatto diretto, non cadere nella trappola dell’istinto. L’obiettivo non è tamponare il fuggitivo, ma contenerlo, stancarlo, costringerlo all’errore.

E poi c’è il capitolo più delicato: dribblare gli speronamenti. Sempre più frequenti, sempre più violenti. Malviventi senza scrupoli che usano l’auto come un’arma, lanciandosi di traverso, frenando all’improvviso, cercando l’impatto per guadagnare un varco. Qui entra in gioco il sangue freddo, quello che non si insegna solo sui manuali. Sirene spiegate, lampeggianti accesi, fari abbaglianti puntati per segnalare il pericolo agli altri utenti della strada. Anche le autoradio, oggi, sono state potenziate con nuovi segnalatori luminosi: una scia blu che avverte e prova a tenere fuori dall’equazione chi non c’entra nulla.

Ma un inseguimento non è mai una corsa solitaria. È un lavoro di squadra fatto di chiamate rapide e frasi secche via radio. «Lo tengo», «Tagliategli la strada», «Arriva una pattuglia davanti». La strategia è quella dell’accerchiamento, come in una partita a scacchi giocata a tutta velocità. In campo scendono i militari della Radiomobile, alle direttive del comandante del reparto operativo Massimiliano Girardi, insieme alle stazioni del territorio. Una scuderia vera e propria, che ricorda certi box di Formula 1: ognuno conosce il proprio ruolo e sa quando è il momento di entrare in pista.

E quando il motore si spegne, spesso, non è finita. Perché c’è il secondo atto, quello a piedi. Portiere che si aprono di colpo e scarponi sull’asfalto. I fuggiaschi scattano tra i campi e saltano fossi per provare l’ultimo disperato allungo. I carabinieri li seguono, senza perdere lucidità, protesi nello sforzo finale di evitare la fuga. È lì che la preparazione fisica incontra la determinazione.

La storia recente è costellata di immagini che sembrano uscite da Fast & Furious: rotonde prese contromano, sorpassi al limite e accelerazioni al fulmicotone. Ma a differenza del cinema, qui non ci sono controfigure né seconde possibilità. Ogni scelta pesa, ogni errore può costare caro. Per questo la formazione è tutto. E per questo la freddezza diventa l’arma più importante.

Gli avversari sono bande specializzate nei furti e corrieri della droga: professionisti della fuga, che conoscono i tempi e le scorciatoie. Contro di loro servono fegato e testa. Servono carabinieri-piloti capaci di correre senza perdere di vista l’obiettivo principale: garantire l’incolumità. La propria e quella di chi, ignaro, si trova sulla stessa strada. Alla fine, quando le luci si spengono e la tensione cala, resta la consapevolezza di aver vinto un altro giro per ottenere un risultato concreto. Con un presupposto imprescindibile: in questa corsa, la bandiera a scacchi è sempre la sicurezza.

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