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Grittani: "Quello che facciamo ai bambini resta per sempre"

Il romanzo "La bambina dagli occhi d'oliva" è liberamente ispirato all’infanzia di Dolores O’Riordan

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

03 Novembre 2021 - 06:00

CREMONA - Un romanzo sui sensi di colpa, sulla violenza ai bambini e sui colpevoli che non sanno di esserlo, liberamente ispirato all’infanzia e ad alcuni momenti della vita di Dolores O’Riordan, leader dei Cranberries, morta a 47 anni affogata nella vasca da bagno di un albergo di Londra, nel 2018. È questo il focus del romanzo «La bambina dagli occhi d’oliva» di Davide Grittani, protagonista della puntata della videorubrica «Tre minuti un libro». «Una di quelle storie che trattiamo in qualche maniera come i fantasmi, i fantasmi minori  dai quali ci proteggiamo e nelle quali ogni tanto facciamo finta di immergerci», per dirla con le parole dello scrittore. «Non è vero che il passato riguarda tutti allo stesso modo, ci sono storie da cui stiamo alla larga finché possiamo, finché la scadenza sotto il tappo dice che sono diventate innocue ma fino ad allora potrebbero esplodere in qualunque momento ed eruttare come i boccacci di pomodoro che non ricordavamo di avere conservato», spiega.

Un appartamento in centro, un disegno sotto la carta da parati: macabro e profetico, dimenticato per trent’anni. Tocca a Sandro Tanzi, giovane semi nulla facente ultimo testimone di una borghesia senza scrupoli, scoprire cosa sia successo in quella stanza, come mai quel disegno chiami in causa i suoi genitori e per quale motivo sia collegato alla nuova inquilina del palazzo, la bellissima e misteriosa Angelica Capone. Attraverso una narrazione visiva, quasi cinematografica, a tratti sensoriale, Grittani, autore tra l’altro di «E invece io» (Robin) presentato al Premio Strega nel 2017 e de «La rampicante» (LiberAria), presentato al Premio Strega 2019, racconta le quotidiane colpe degli innocenti e i delitti che commettono anche i giusti, riportando al centro della scena i fantasmi solitamente più duri a morire: i nostri sensi di colpa. Accanto all’incredibile storia di Sandro e Angelica scorrono le voci e i volti di chi è stato condannato a sopravvivere, l’aristocrazia delle vergogne messe a tacere, gli anziani parcheggiati nelle case di cura e gli stranieri chiamati a prendersene cura, sullo sfondo della città più bella del mondo in agonia.

Partendo dall’omaggio a Dolores O’Riordan, che dai 4 ai 12 anni era stata lasciata dai genitori, per poter andare a lavorare, in custodia di un cattolicissimo irlandese amico di famiglia, il quale ha abusato ininterrottamente di lei per 8 anni, il romanzo prende in prestito un destino per raccontare una violenza di cui si parla sempre poco e male. Come si legge nel retro di copertina: «Quello che facciamo ai bambini resta per sempre. Provano continuamente a dirci cosa gli è successo, con le parole, con i gesti e con i disegni, attraverso i loro strani comportamenti, ma preferiamo ignorarlo perché dovremmo chiederci noi dov’eravamo, che cosa stavamo facendo mentre supplicavano il nostro aiuto e abbiamo girato occhi e cuore  dall’altra parte. Questo è un libro sulle omissioni più che sulle azioni - conclude  Grittani -, e molte volte gli adulti vivono  per omissioni, hanno  una specie di condotta molto più grave nel non detto che non nel detto. Il non detto è ancora più grave, più colpevole tendenzialmente io sono tra quelli che trovano infinitamente più grave  non chi preme il grilletto, ma chi guarda chi preme il grilletto e tace. Ecco questo mi inquieta». Il riferimento è alla madre di Sandro, che  fa proprio questo: assiste alla ferocia con cui Angelica da bambina subisce la violenza e lo porta con se per il resto della vita», un senso di colpa che la fa letteralmente sparire dal mondo inventandosi una  «rassicurante» diagnosi di Alzheimer. Ma, come spesso accade,  alla fine la sua colpa le chiederà il conto.

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