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Ignazio da Toledo è veramente morto?

Marcello Simoni presenta 'La profezia delle pagine perdute', nuovo capitolo della saga letteraria italiana più letta al mondo

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

28 Luglio 2021 - 15:33

CREMONA - Ignazio da Toledo è morto. O almeno questo è ciò che racconta Uberto, suo figlio, quando, nel luglio del 1232, raggiunge la corte di Sicilia nella speranza di riabbracciare la sua famiglia. Palermo, tuttavia, sarà per lui l’inizio di un nuovo incubo. È questa la premessa del nuovo capitolo della saga italiana più letta nel mondo, quella del Mercante dei libri maledetti, che Marcello Simoni racconta ne La profezia delle pagine perdute, romanzo che – come da tradizione quando si parla dei libri dell’ex archeologo e bibliotecario di Comacchio, ­ è volato sul podio dei più venduti in Italia. È lui il prestigioso protagonista di questa nuova puntata della videointervista condotta da Paolo Gualandris. Tre minuti che fanno crescere in chi ascolta la voglia di scoprire dove l’autore porterà i suoi intrighi questa volta. “Questo romanzo, quinto atto della saga di Ignazio da Toledo che parte con Il Mercante di libri maledetti, nasce dal desiderio di dare continuità alle vicende degli Álvarez: la famiglia di Ignazio da Toledo. Dopo il finale traumatico del precedente (Il segreto del mercante di libri), ero impaziente di raggiungere il cuore degli eventi, svelare gli intrighi e superare i tragici accadimenti culminati nell’Isola Perduta. Inoltre mi sentivo in dovere di rispondere a una domanda che assilla molti dei miei lettori: Ignazio da Toledo è veramente morto?” ha spiegato Simoni. Che ha ambientato la nuova avventura a Palermo, in quel periodo centro politico e culturale di rilievo mondiale.

La corte di Federico II di Svevia era affollata da musici, poeti, come Giacomino Pugliese, Cielo D’Alcamo e Giacomo da Lentini, letterati, scienziati come Leonardo Fibonacci e Guglielmo da Saliceto e uomini politici di vaglia come Pier delle Vigne e Michele Scoto. Quest’ultimo, tra i protagonisti del libro, sommo magister della corte di Sicilia nonché astrologus personale dell’imperatore Federico II, alchimista con spiccati interessi magici e sapienziali. Palermo capitale di una Sicilia multiculturale di inizio Duecento che ospitava saraceni, normanni, bizantini, svevi, aragonesi che costituivano un “melting pot” di grande rilevanza culturale ed economica. Lo scenario perfetto per un intrigo tra sapienza, esoterismo, magia. La vicenda ha come epicentro  la basilica di Monreale, il Palazzo Normanno, il monastero di San Giovanni degli Eremiti e la Magione dei Cavalieri Teutonici. In una spettacolare commistione di arte araba e normanna, di vicoli polverosi e strade sopraelevate sui bastioni (le sherà), di mosaici bizantini e vie dai nomi di sapore moresco, si svolge un thriller ad alta tensione. Una delle grandi capacità dell’autore è proprio quella di accompagnare quasi fisicamente il lettore in quei posti in quegli anni, fargli sentire profumi e odori, le voci della folla – qui particolarmente rumorosa – i silenzi e il fascino misterioso delle notti.

“Prometto un colpo di scena ogni tre pagine”, aveva assicurato prima dell’uscita e ha mantenuto la parola. Il libro misterioso che dà il titolo al romanzo è la Prophetia Merlini, codice realmente esistito e passato, nel corso del Medioevo, sotto gli occhi di molti eruditi, tra i quali Alano di Lilla e Gioacchino da Fiore. La Prophetia Merlini raccoglierebbe delle profezie attribuite al mago Merlino, personaggio che secondo una tradizione secolare sarebbe davvero vissuto e nel quale si identifica un potente druido. Come e perché questo libro sia finito nella Sicilia di Federico II, e per quale motivo Ignazio da Toledo l’abbia voluto nascondere, lo si può scoprire solo dalla lettura del romanzo. Ma torniamo a Uberto e al suo arrivo in Sicilia. Se di sua madre si sono perse le tracce, sua moglie e sua figlia sono tenute prigioniere in un luogo ben celato. Il loro carceriere è proprio Michele Scoto convinto che il mercante gli abbia sottratto e nascosto la  Prophetia Merlini.

Uberto ignora che le sue disavventure sono intrecciate a quelle di un uomo senza passato che sta navigando su una nave di pirati barbareschi lungo le coste dell’Africa settentrionale e del mar Rosso. Il suo nome è Al-Qalam e, obbedendo gli ordini di un crudele capitano, è alla disperata ricerca di un tesoro inestimabile e capace di legare Dio all’uomo, un tesoro donato in tempi remotissimi da re Salomone alla Regina di Saba. Mentre Al-Qalam lotta per ritrovare la sua identità e Uberto per salvare la madre, Sibilla tenta con ogni mezzo di ricongiungersi alla famiglia e di sfuggire all’acerrimo nemico di Ignazio da Toledo, lo spietato frate domenicano Pedro González. Un mistero nel mistero… In tutto questo si innesta la terribile presenza della la Saint-Vehme, misteriosa e pericolosissima organizzazione di origine tedesca che in principio si occupava di giudicare e reprimere i crimini su base locale per poi diventare una sorta di società segreta. Ebbene, la Saint-Vehme aveva creduto Ignazio da Toledo depositario del segreto dell’Uter Ventorum, e per questo l’aveva braccato anche se il mercante era ignaro di tutto e da allora Ignazio è diventato il principale obiettivo dei sicari tedeschi che vogliono conoscere i segreti del mercante. Sono stati tre intensi minuti letterari quelli con Simoni che come da tradizione della videorubrica si concludono con l’indicazione di due titoli consigliati dall’autore. Pillole di cultura perché, si sa, la letteratura è un antidoto contro le malattie della vita.

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