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Giampiero Rigosi presenta il romanzo 'Ciao Vita'

L'amicizia, le incomprensioni, il diritto all’autodeterminazione attraverso l’eutanasia: l'autore dialoga con Paolo Gualandris

Paolo Gualandris

Email:

pgualandris@laprovinciacr.it

02 Giugno 2021 - 12:56

CREMONA - Il peso delle promesse: «In questi tempi che a volte sembrano, ancora più che liquidi, volatili, dove si cambia opinione in fretta e senza mettersi troppi problemi, io credo che la parola data abbia un valore forte, anche quando ci mette di fronte a qualcosa di scomodo». L’amicizia e le incomprensioni che possono minarla, e in seconda battuta il nodo del diritto all’autodeterminazione attraverso l’eutanasia: sono questi i temi centrali del romanzo “Ciao Vita” di Giampiero Rigosi, che presentiamo oggi in questa pillola di Caffè Letterario. L’autore, assieme a Paolo Gualandris, lo racconta in tre minuti. Un romanzo sofferto, la cui scrittura (e riscrittura) ha richiesto dieci anni. Un periodo nel quale Rigosi è stato tutt’altro con le mani in mano: ha scritto radiodrammi e collaborato con diverse fiction televisive, tra cui Distretto di Polizia, l’Ispettore Coliandro e Crimini; per il cinema, ha collaborato con Roberto Faenza alla sceneggiatura del suo film Prendimi l’anima e ha scritto, assieme a Fabio Bonifacci, la sceneggiatura di Notturno bus, il giallo che lo ha imposto al grande pubblico.

Spiega Rigosi: “Ho cambiato tante cose, dall’idea iniziale, tranne il nucleo forte: la richiesta che un vecchio amico fa al protagonista, di tenere fede a un patto scambiato quando erano giovani, prima che si perdessero di vista». Conferma Rigosi: «Ho cambiato tante cose, dall’idea iniziale, tranne il nucleo forte: la richiesta che un vecchio amico fa al protagonista, di tenere fede a un patto scambiato quando erano giovani, prima che si perdessero di vista». Sergio, protagonista assieme a Vitaliano, cerca più volte di sfuggire a un patto stretto tanti anni prima, quando ancora lui e Vitaliano, Vita per gli amici (da qui il titolo del romanzo) si frequentavano ed erano uniti da un’amicizia intensa e profonda. Però, nonostante i diversi tentativi, non riesce a eludere la promessa né il bilancio, affettivo, professionale ed esistenziale che si trova ad affrontare una volta che ha cominciato a riemergere il passato, con le passioni giovanili, i tradimenti, i compromessi, le omertà e tutto ciò che ha attraversato nella vita da adulto. Viene da chiedere: la Storia e le storie dei protagonisti si intrecciano, chi è cresciuto negli anni Settanta del secolo scorso si ritrova perfettamente nel clima umano, culturale e politico raccontato, nostalgia di un’epoca o, come a volte accade a chi si aggrappa ai ricordi per stare meglio, nostalgia della propria gioventù? «Cosa hanno lasciato quegli anni nel mondo, non so, a volte sembra pochissimo, ma ovviamente non è così: ogni epoca storica è un’evoluzione, che a volte può sembrare un’involuzione, delle precedenti. In me ha lasciato dei ricordi, alcuni dei quali molto intensi, di quell’energia che dici, e anche delle contraddizioni e dei contrasti, a volte anche violenti. Però in realtà non mi pare di avere troppa nostalgia di com’ero da giovane, forse anche per un certo lato autodistruttivo, che in parte è servito come nucleo per creare il personaggio di Vitaliano». Infine una curiosità: Vitaliano è nato e cresciuto a Cremona. Spiega Rigosi: «Non è per caso. Questa è una storia dura, difficile da raccontare, che ho preso e lasciato numerose volte negli ultimi dieci anni. A darmi la spinta decisiva per completarla è stato un grande amico e un grande scrittore: Sandrone Dazieri. Gliene ho reso merito facendo crescere Vitaliano nella sua città».

Si può raccontare un libro in tre minuti? La risposta è sì, se a farlo è lo stesso autore, che è in grado di dare gli stimoli giusti e lanciare le suggestioni capaci di instillare in chi lo ascolta la curiosità per la storia che viene narrata, per il contesto in cui si svolge, per l’atmosfera che fa respirare. Benefiche pillole di cultura in un mondo in cui se ne respira sempre meno perché, parafrasando, Cesare Pavese, la letteratura è un antidoto contro le malattie della vita.

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