L'ANALISI
BASKET: PICK AND ROLL
28 Gennaio 2026 - 10:49
Il biancoblù Payton Willis e Gregorio Allinei della JuVii
CREMONA - Quanto avrebbero voluto coach Gigi Brotto e il suo staff tecnico affrontare con la formazione al completo la capolista Virtus Olidata Bologna, squadra di Eurolega e campione d’Italia in carica. Già è un compito improbo in condizioni normali, figuriamoci se all’appuntamento del lunedì sera ti sei presentato privo di due pedine fondamentali quali sono il play titolare Durham e il capitano Burns. Lo sappiamo fin troppo bene, una squadra come la Vanoli (che nonostante l’aver adottato la formula del 5+5, rispetto al 6+6 di quasi tutte le avversarie, sta facendo davvero bene in campionato) va in sofferenza quando non può contare su tutti i suoi giocatori e paga le conseguenze della coperta corta e del dover rincorrere soluzioni alternative (vedi quintetti diversi all’abituale) che non erano preventivate all’inizio di questa nuova avventura. Anche Bologna, reduce da una settimana col doppio impegno in Eurolega, ha lasciato fuori alcuni suoi big, ma il peso specifico delle assenze sul piatto della bilancia pende inevitabilmente dalla parte di chi ha il roster con più frecce a disposizione.
Il Gigi da Cittadella, che aveva in serbo qualche nuova sorpresa per stupire e colpire (ricordate l’impresa della gara di andata, Vanoli unica a vincere a Bologna in questa stagione) la squadra di Ivanovic, ha dovuto rivedere i piani e chiesto ai suoi giocatori di provare comunque a lottare alla pari contro i fortissimi felsinei. Con Casarin play titolare e Willis a portare palla all’occorrenza, la Vanoli ha dovuto fare di necessità virtù mentre la Virtus ha potuto schierare man mano in cabina di regia la batteria da battaglia con Vildoza, Pajola e Hackett. Sfida impossibile, eppure per lunghi tratti i biancoblù – pur dovendo rincorrere l’avversaria sin dall’inizio – hanno dimostrato con cuore e generosità di poter controbattere. Certo, che questa volta potesse uscirne un nuovo miracolo, nessuno lo ha ritenuto possibile, ma ha fatto enorme piacere al patron Aldo Vanoli e al pubblico cremonese vedere la reazione seguita dopo il massimo vantaggio toccato dalla Virtus nel terzo quarto sul 62-39 del 27’. L’orgoglio non lo si compra al supermercato, altri avrebbero mollato e invece i ragazzi della Vanoli si sono guardati in faccia e si sono detti «giochiamocela fino in fondo». Casarin - mannaggia quei tiri liberi sbagliati - e Jones hanno conquistato falli a ripetizione (rispettivamente 5 e 7), Willis ha cominciato a mitragliare con continuità il canestro avversario dalla lunga distanza, Veronesi e Grant hanno infilato canestri importanti, Galli si è messo a disposizione e segnato una tripla nel momento della riscossa, mentre Anigbogu ha tenuto in sicurezza il pitturato e lottato sotto i tabelloni. La rimonta vanolina (64-72 al 35’) ha creato scompiglio e nervosismo nelle Vu nere, Hackett (non nuovo a questi episodi) si è messo a litigare col pubblico, ma la forza tecnica e fisica della Virtus ha permesso agli ospiti di centrare la quinta vittoria di fila in campionato e confermarsi al vertice a pari punti con Brescia ma con lo scontro diretto a favore. La Vanoli dal canto suo (nonostante la serataccia di Ndiaye, che non scordiamolo ha soli 21 anni ed è all’inizio della sua carriera) è uscita dal parquet del PalaRadi con l’onore delle armi, dimostrando ancora una volta il carattere straordinario dei suoi protagonisti attesi domenica prossima (ore 16.30) alla difficile trasferta sul campo del Banco di Sardegna Sassari rinnovato in panchina (il croato Mrsic ha sostituito ad inizio di novembre scorso l’esonerato Bulleri) e nel roster rispetto alla gara di andata, reduce a Trieste dalla terza sconfitta consecutiva ed attualmente al terz’ultimo posto della graduatoria di serie A con un bilancio di 5 gare vinte e 11 perse.
JUVI CON IL SANGUE FREDDO
È vero, tutto è bene quello che finisce bene, così come è assodato che se alla fine vinci, la sofferenza patita non ha prezzo. Il riferimento va ovviamente alla gara di domenica a Torino che la Ferraroni JuVi ha strappato ai padroni di casa col minimo scarto, così come la sofferenza è riferita all’ultimo quarto – in particolare l’ultimo minuto e 45 secondi – quando i ragazzi di coach Luca Bechi sono stati agguantati e sorpassati dai piemontesi, dopo aver comandato la gara per larga parte e addirittura dominato nel terzo parziale (massimo vantaggio sul +19 per i cremonesi). La dimostrazione di una JuVi in grande fiducia la si è avuta proprio nel momento peggiore, quando Tortù e soci hanno annusato la possibilità della inaspettata vittoria dopo la clamorosa rimonta. Nemmeno il maestro del brivido Hitchcock avrebbe potuto confezionare una trama così intricata e ricca di colpi di scena; quegli ultimi, interminabili 105 secondi - partiti dal canestro di Kadeem Allen su assist di Bortolin per il 73-74 Cremona -, sono stati un susseguirsi di autentici attentati alle coronarie del popolo juvino, chi in presenza al Pala ‘Gianni Asti’ e chi in trepidante osservazione sui canali online della Lega Nazionale Pallacanestro. Una sequela da vivere in apnea: i tiri sbagliati, in ordine cronologico, di Massone, Barbante, Vecchiola, Teague, poi la sanguinosa palla persa da parte dell’Allen giusto (Kadeem), quindi le due conclusioni ravvicinate per la possibile vittoria da parte dell’Allen sbagliato (Robert) e di Massone sul rimbalzo offensivo da lui stesso catturato, fino al sospiro di sollievo ed alla gioia quando Barbante ha catturato il rimbalzo difensivo a fil di sirena.
Un successo pazzesco, il terzo ottenuto in trasferta (Forlì, Rimini e ora Torino) in questo mese di gennaio spaziale per la squadra della famiglia Ferraroni, blitz vincente che allunga a cinque la serie positiva della JuVi grazie a prestazioni davvero importanti e convincenti dei propri giocatori. Allen (6 punti, 3 assist e 3 rimbalzi) ha realizzato il canestro decisivo, l’mvp Barbante è stato mostruoso dalla lunga distanza e ad un passo dalla doppia doppia (6 su 7 nelle triple e 9 rimbalzi), Garrett ancora una volta immarcabile e miglior realizzatore (26 punti con 5-9 da due, 4-6 da tre, 4-4 ai liberi), Vecchiola ha gestito la cabina di regia con raziocinio, La Torre ha difeso ancora una volta come un gladiatore, Allinei deve ritrovare la mano dalla lunga distanza ma è un costante pericolo per gli avversari, sotto canestro Bortolin e Del Cadia hanno lottato con efficacia contro Bruttini e Cusin. Il tutto con coach Bechi ancora privo di Bartoli e con lo stoico capitan Panni a mezzo servizio causa guai fisici. Insomma, lo spirito di squadra, la grande unione del gruppo, la capacità di gettare il cuore oltre le difficoltà, sono alla base della sequela di successi centrati dalla Ferraroni JuVi, senza scordare le direttive tecniche che hanno permesso al quintetto juvino di difendere con straordinaria abnegazione ed efficacia e di manovrare in attacco cercando sempre l’uomo giusto al momento giusto.
Non si ottengono certi risultati se un gruppo non possiede certe caratteristiche, quelle che la formazione cremonese dimostra di possedere settimana dopo settimana; una squadra che dopo l’ottimo avvio di stagione ed il periodo nero nell’ultima parte del 2025, si è assestata sul parquet e ritrovata la determinazione necessaria per dare un’impronta di valore alla propria stagione. La vittoria di Torino proietta la Ferraroni JuVi in zona playin al tredicesimo posto, ma ora c’è da completare il gennaio d’oro ospitando sabato al PalaRadi (ore 20.30) la lanciatissima Libertas Livorno che arriverà a Cremona dopo aver dominato a Rimini e aver raggiunto in graduatoria Cividale e Brindisi a quota 32 in seconda posizione. Un appuntamento che si preannuncia durissimo, per la Juvi ma anche per i toscani.
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