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Lunedì 19 Aprile 2021

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1 marzo 1957

Le glorie tipografiche di Soncino

ove sorse la prima stamperia d'Italia

Le glorie tipografiche di Soncino

SONCINO, 28. — Francesco Galantino, al quale nella seconda metà dello scorso secolo venne demandato il compito di rifare la toponomastica di Soncino, dedicò due delle vie della borgata alla «Stampa» ed agli «stampatori». L'illustre storiografo volle così eternare nel tempo il ricordo di un'arte che nel secolo XV rese famoso nel mondo il nome di Soncino.

Nel 1478 un dottore ebreo di nazionalità tedesca, Israele Nathan, che era stato collaboratore di Giovanni Gutenberg nella pubblicazione della «Bibbia Mazarina» (primo testo stampato con caratteri mobili), per sfuggire ad una persecuzione che infieriva a Spira, sua città natale posta sul Reno a 60 chilometri da Magonza, si rifugiò in Italia. Capitato a Soncino e trovatovi un ambiente ideale, sia per l'affabilità e la comprensione degli abitanti che per la bontà del clima, decise di stabilirvisi. Reperiti alcuni ambienti idonei, due anni dopo vi aprì una stamperia con caratteri mobili che se non fu la prima, fu certo la più efficiente d'Italia per oltre trent’anni; erano suoi collaboratori i figli Mosè e Giosuè che avevano appreso dal padre i misteri dell'allora poco conosciuta arte tipografica. I Nathan, felici della nuova sistemazione e per riconoscimento alla località che li aveva così gentilmente ospitati, mutarono il primitivo nome in quello di «Soncino»: da allora tutte le edizioni delle loro opere vennero siglate col nuovo cognome.

Il 19 dicembre 1483 vedeva la luce il primo volume ebraico dei «Soncino»; era intitolato «Berahod» o «Trattato delle benedizioni» e la sua stesura era quanto di più perfetto si potesse immaginare; 250 furono gli esemplari impressi, ma solo di quattro si conosce attualmente l'ubicazione: sono quelli raccolti nelle biblioteche di Torino, di Parma, di Oxford e del Vaticano.

Morto il vecchio Israele, Mosè e Giosuè continuarono l'opera paterna aiutati dai figli Salomone e Ghersciom. Fu quest'ultimo che diede maggior lustro all'arte tipografica soncinese; egli infatti curò la famosa prima edizione ebraica della Bibbia che venne stampata nel 1488 e che gli esperti dell'epoca definirono «prima splendida e corretta». Fu uno di questi esemplari che servì da testo a Lutero per la sua traduzione tedesca. Sul frontespizio di ogni volume spiccava un motto, ricavato da un versetto di Isaia che doveva divenire famoso nel mondo: «De Sion exivit lex et Verbum Domini de Soncino», che significava testualmente: «Da Sion uscirà la legge e la parola di Dio da Soncino».

Nel 1492, a causa delle persecuzioni antiebraiche ordinate da Lodovico il Moro, la famiglia dei «Soncino» fu costretta a lasciare la località omonima ed i suoi componenti si dispersero un po' in ogni dove. Ghersciom (in ebraico tale nome significa «pellegrino» e la tribolata esistenza del povero stampatore fu davvero un pellegrinaggio senza pace) si trasferì dapprima a Brescia e poi nel castello di Barco dove riuscì a stampare un testo religioso di cui l'unico esemplare conosciuto si trova oggigiorno al British Museum di Londra. Costretto nuovamente a fuggire, Ghersciom, che nel frattempo aveva latinizzato il proprio nome in quello di Gerolamo, trovò rifugio dapprima a Fano, poi a Pesaro, Ancona, Ortona e Rimini, dove continuò quella che era ormai la sua missione: divulgare a mezzo della stampa gli scritti antichi e quelli della sua epoca. Ben 150 furono le opere impresse da Ghersciom in ebraico, latino ed italiano.

Su ogni frontespizio, oltre allo stemma di famiglia raffigurante due colonne di stile orientale sormontate dalla scritta ebraica «Soncin», figurava un proverbio di Salomone: «Il nome del Signore è una forte torre ed in essa riparerà il giusto e si troverà salvo».

Oggi, a quasi cinque secoli di distanza, nella città di Fano esiste una tipografia «Sonciniana» che ricorda il nome di «Soncino», cesellatori inarrivabili dell'arte tipografica medioevale.

27 Febbraio 2021