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Giovedì 03 Dicembre 2020

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16 novembre 1956

Olimpiadi di Atene 1896: senza essersi allenati vinsero nove gare su dieci

La straordinaria impresa compiuta da sei atleti americani

Olimpiadi di Atene 1896: senza essersi allenati vinsero nove gare su dieci

In attesa dei Giochi Olimpici gli atleti di tutto il mondo si allenano con grande serietà e costanza. Ma vien voglia di chiedersi se davvero un allenamento intensivo sia indispensabile, soprattutto qualora si ricordi l'impresa compiuta dalla squadra olimpionica americana che partecipò ai Giochi del 1896, i primi dei tempi moderni.

La squadra era composta di sei giovanotti, per lo più studenti; facendo una colletta raggranellarono abbastanza denaro da pagarsi il viaggio e si imbarcarono su un vecchio mercantile che salpò da New York il 20 marzo. I Giochi erano fissati per il 18 aprile ad Atene; i sei pensavano perciò di avere un margine di tempo sufficiente, ma quando sbarcarono a Napoli dodici giorni dopo, appresero che la data dell'inaugurazione era stata fissata secondo l'antico calendario greco; non restavano dunque loro che cinque giorni per raggiungere Atene.

A Napoli cercarono di qua e di là ma non trovarono che un vecchio peschereccio che li portasse ad Atene; dopo una traversata avventurosa su un mare agitatissimo sbarcarono a Patrasso, dove si precipitarono sul treno e dopo dieci ore di viaggio smontarono ad Atene, esattamente un'ora prima dell'inizio della prima gara.

Il programma di queste prime Olimpiadi comportava dodici prove di atletica; i nostri sei americani non avevano la più pallida idea di quello che dovevan fare; sapevano correre; il che era già qualcosa.

Connolly però, coraggiosamente, si offrì volontario per sostenere la prima prova, quella del triplo salto; guardò come facevano gli avversari, e fece di meglio, dal momento che si classificò primo.

Tra loro i sei atleti decisero che Garrett, un tipo ben piantato, il più robusto di tutti, partecipasse alle prove del lancio del disco e del peso, benché non avesse mai toccato né l'uno né l'altro. Dotato di molto spirito di osservazione stette a guardare i suoi rivali e con sua grande sorpresa vinse tutte e due le gare.

Hoyt, al contrario era alto e sottile: tutto lo favoriva come saltatore con la asta; per la prima volta in vita sua impugnò dunque la pertica e si sforzò di saltare al di là della sbarra. Fu dichiarato vincitore.

Clark aveva già messo le mani avanti sostenendo di non saper saltare nemmeno un mucchio di fieno; tuttavia i suoi compagni lo destinarono alla gara di salto e dopo qualche timida protesta fu costretto ad obbedire. Ci mise tutta la sua buona volontà, tutta la sua energia e si classificò primo nel salto in alto e nel salto in lungo.

La vittoria di Burke nei 100 metri non sorprese nessuno ed era l'unica scontata: Burke era uno specialista nei 100 metri come lo era Curtis che distanziò tutti gli avversari nei 110 metri ad ostacoli.

Nonostante lo scarsissimo allenamento e un viaggio massacrante, i sei atleti americani furono battuti soltanto negli 800 metri; avevano partecipato a dieci gare e ne avevano vinte nove; prudentemente si erano rifiutati di correre i 1500 metri e la maratona.

La maratona è forse la prova più sfibrante e la più penosa dei Giochi Olimpici, tanto è vero che il primo corridore, il greco Feidipide stramazzò a terra alla fine del tragitto. Spedito dal suo campo ad Atene ad annunciare la vittoria di Maratona, il bravo giovanotto partì a passo di corsa per coprire i quarantadue chilometri di percorso nel tempo più breve possibile: ma chiese troppo alle sue forze e crollò fulminato sulla piazza di Atene. Da allora la maratona costituì sempre una gara spettacolare e molte volte, nel corso degli anni notevoli incidenti ne accompagnarono lo svolgimento. Nel 1900 durante le Olimpiadi di Parigi il francese Theato si vide accusare di aver preso una scorciatoia; di fronte al tempo fantastico che aveva realizzato i suoi avversari sostengono che, conoscendo egli alla perfezione il percorso, ne aveva lasciato fuori un pezzo.

Un tempo ancor più straordinario venne ottenuto quattro anni dopo a St. Louis dall'americano Fred Lorz, ma si scoprì che, precursore dei tempi moderni, aveva fatto un po' di autostop.

L'eroica corsa dell'inglese Jim Peters dimostra una volta di più la difficoltà quasi disumana della gara; durante i Giochi che opposero tra loro gli atleti dell'Impero Britannico, Peters cadde dodici volte durante gli ultimi duecento metri, ma animato da una volontà sovrumana si rialzò ogni volta per stramazzare a pochi metri dal traguardo.

Attualmente il record olimpico della maratona è detenuto dal ceco Zatopek che ha coperto i 42 Km. del percorso in due ore 23' e 3"2 primato che del resto è stato più volte battuto fuori dei Giochi Olimpici; il miglior tempo è quello realizzato dal finlandese Viskari con 2 ore, 14' e 14" seguito dall'americano Kelly con 2 ore 14' e 33".

Il risultato della maratona di Melbourne ci dirà se questi primati saranno o no battuti ufficialmente.

12 Novembre 2020