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Domenica 25 Ottobre 2020

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18 settembre 1955

Centinaia di morti e migliaia di feriti nella sanguinosa guerra civile d'Argentina

In corso a Cordoba la battaglia decisiva

Centinaia di morti e migliaia di feriti nella sanguinosa guerra civile d'Argentina

BUENOS AIRES, 17. —  Ciò che era nell'aria ormai da tanti giorni è esploso. La scintilla che gli argentini paventavano, è improvvisamente scoccata e l'incendio è divampato investendo tutto il Paese.

La rivolta armata di considerevoli forze dell’Esercito contro il Governo di Peron ha gettato l'Argentina in una situazione di intensa drammaticità.

Gli eventi si sono succeduti nelle ultime 24 ore con in ritmo che mozza il respiro ed oggi la situazione, dopo una mattinata in cui la battaglia ha divampato almeno in un terzo dell'intero territorio argentino, può così riassumersi:

I rivoltosi hanno realizzato un punto favorevole nel Triangolo Cordoba - Rosario - Corrientes, riuscendo ad impossessarsi d'una vasta estensione territoriale su cui organizzare le proprie basi di attacco.

I governativi hanno, dal canto loro, controbilanciato i successi insurrezionali, stroncando sul nascere il tentativo di colpo di Stato politico che avrebbe dovuto accompagnare l'azione militare.

I due gruppi contrapposti appaiono ora distintamente dislocati, uno, quello ribelle nelle provincie di Cordoba, ed Entre Rios; l'altro solidamente attestato nelle Provincie di Buenos Aires e di Eva Peron. In tutto il rimanente territorio la situazione permane fluida o non fornisce precise indicazioni.

Una piccola isola ribelle è rappresentata dalla città di Bahia Bianca e dal vicino porto militare di Puerto Belgrano, all'estremo limite meridionale della provincia di Buenos Aires.

Quello che si chiede ancora è quanti siano i rivoltosi e di quali forze disponga il Presidente Peron. Si può rispondere approssimativamente: le ultime notizie raccolte negli stessi ambienti militari di Buenos Aires fanno ascendere le forze insurrezionali ad un quarto delle intere forze armate argentine, percentuale che aumenta notevolmente se riferita a talune specialità, quali la Marina ed i cadetti.

Tuttavia la sproporzione fra forze insurrezionali e forze lealiste è meno notevole di quanto sembra: basta considerare che oltre la metà delle forze fedeli a Peron è dislocata nel Sud, particolarmente nella zona militare di Rivadavia, a 2.000 chilometri da Buenos Aires. Quindi nella zona centrale del Paese che è quella direttamente interessata all'insurrezione il rapporto delle forze è pressoché paritario.

La capitale oggi ha l'aspetto di un campo trincerato. Quell'atmosfera d'attesa quasi incosciente che vi regnava fino a ieri sera è, questa mattina, completamente scomparsa, con l'arrivo di notizie sempre più drammatiche e sempre più contraddittorie.

Il centro della città è stato quasi completamente sgombrato dai civili e così pure la zona del porto. Nella Plaza De Mayo e nella Plaza 9 de Julio sono appostate tre batterie antiaeree automontate, del III Reggimento di Artiglieria. Sulle terrazze dei palazzi vicini sono state poste mitragliere e così pure sul tetto della sede dell'alleanza nazionalista. È chiaro che da un momento all'altro ci si attende un bombardamento della città. È per questo che il gen. Robles, che ha praticamente assunto il comando della Piazza di Buenos Aires, ha disposto una fascia di sicurezza antiaerea che abbraccia le rotabili numero 1, 2, 210, 205, 3,7, 8, 9, per Eva Peron, Azul, Junin, Pergamino e Rosario ed ha come capisaldi i sobborghi ai Sarmiento, Moron, Zamora e Quilmes.

I negozi, questa mattina, sono rimasti chiusi. I servizi pubblici non hanno funzionato.

Nella tarda mattinata è iniziato  l'afflusso nella capitale di persone che abbandonano le zone di Eva Peron e di Cordoba, per sottrarsi ai bombardamenti ed ai combattimenti che si susseguono con ritmo sempre crescente.

Alla stazione di «Constitucion» è giunto un treno carico di profughi dalla cittadina di Rio Santiago, semidistrutta dai bombardamenti e dai combattimenti furiosi di cui è stata teatro.

Notizie ufficiali fanno ascendere a parecchie centinaia i morti ed a varie migliaia i feriti negli scontri svoltisi nelle ultime 24 ore. Circa 500 civili sono morti nei bombardamenti compiuti dalle opposte forza aeree. A Buenos Aires è stato deciso l'oscuramento nella zona del Palazzo del governo per precauzione contro un eventuale attacco aereo.

Sembra che il movimento sia stato determinato dalla recente decisione della Confederazione generale del Lavoro di costituire milizie operaie e dell'accettazione, implicitamente data dal ministro dell'Esercito generale Lucero, di mettere a disposizione dell'esercito forze popolari.

Secondo alcune voci, Peron avrebbe offerto le dimissioni. Comunque, anche se egli riuscirà a soffocare anche questa volta la sollevazione — la terza in breve tempo — il suo regime, è questa l'opinione di tutti, ne sortirà certamente indebolito.

17 Settembre 2020