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Venerdì 25 Settembre 2020

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7 agosto 1992

Il mondo dice basta

Il Papa: anche la forza contro le stragi

Il mondo dice basta

La Nato pronta all'intervento
Soldati, aerei e mezzi pesanti
BRUXELLES—I membri della Nato hanno deciso di elaborare piani per il possibile uso di forze militari occidentali per garantire l’invio di aiuti militari nell'ex Jugoslavia, in particolare a Sarajevo. Lo hanno reso noto fonti dell'Alleanza. L'accordo è stato raggiunto in una riunione ristretta di diplomatici dei sedici Paesi membri della Nato. Alle autorità militari dell'Alleanza atlantica sarà chiesto formalmente di mettere a punto piani di emergenza, che includeranno la possibilità di aprire un corridoio terrestre verso la città di Sarajevo per convogli di soccorso armati. La fonte ha aggiunto che una decisione politica per l'uso della forza dovrebbe essere presa prima che qualsiasi di tali piani venga messo in atto e che sarebbe necessario un mandato delle Nazioni unite. Gli Usa stanno già discutendo con i loro alleati una nuova risoluzione Onu sulla base di questi criteri.

Quasi una richiesta formale di un intervento militare internazionale contro i serbi che assediano Sarajevo è stata ieri anche la sostanza di una clamorosa dichiarazione rilasciata dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Sodano. Il Papa, ha detto Sodano, è convinto che nel caso della Bosnia esista una «diritto di ingerenza» da parte delle truppe degli altri Paesi «per disarmare chi vuole uccidere». Le dichiarazioni sono arrivate proprio mentre i serbi, sempre più isolati, hanno accettato di aprire i loro campi di concentramento agli osservatori dell'Onu, che ha dovuto ammettere sotto l'incalzare delle domande dei giornalisti di sapere da tempo dell'esistenza dei lager serbi. «Col Papa — ha detto ieri il cardinale Sodano, durante un incontro con alcuni giornalisti — abbiamo parlato delle preoccupazioni gravi per la Bosnia Erzegovina. Ed abbiamo parlato del diritto di ingerenza umanitaria. Direi che gustati europei e le Nazioni Unite hanno il dovere e il diritto di ingerenza, per disarmare chi vuole uccidere. Questo non è favorire la guerra, ma impedire la guerra».

Il cardinale ha accennato alla possibilità di un intervento delle truppe dell'Onu. «Noi lo appoggeremo pienamente. Bisogna far bene riflettere l'opinione pubblica che è veramente un dovere fermare la mano dell'aggressore: se no si è un po' complici». Sodano ha definito quanto accade in Bosnia «lo scandalo più grave di fronte all'umanità», ha confermato di aver ricevuto notizia dell' esistenza di campi di concentramento da parte del cardinale Kuharic.

Bush riconosce Bosnia, Croazia e Slovenia
'Si sapeva da un mese delle atrocità perpetrate nei lager dai serbi'
NEW YORK — Un'agenzia  Onu ha negato di aver tenuto segreto per un mese un rapporto che documentava le atrocità subite dai prigionieri nei lager nella ex-Jugoslavia. L'esistenza del rapporto era stata rivelata ieri dal quotidiano americano 'Newsday'.

L'alto commissario Onu per i rifugiati Alain Peters, in una conferenza stampa a New York, ha ammesso l’esistenza del documento ma ha negato che il contenuto sia stato mantenuto segreto. Le informazioni sulle «presunte violazioni dei diritti umani e su atrocità commesse in campi di detenzione in Bosnia Erzegovina» erano state trasmesse, in una riunione avvenuta il 3 luglio a Topusko (Croazia), a rappresentanti della Croce rossa internazionale (Cicr), delle forze Onu (Unprofor) e della missione di controllo della Cee, ha spiegato Peters.

«Il rapporto, che conteneva informazioni di seconda mano, è stato consegnato al Cicr che, a partire dal 7 luglio, ha cominciato a interrogare i prigionieri, anche se in molte zone è stato negato l'accesso ai rappresentanti della Croce rossa internazionale», ha detto Peters.

Il commissario ha sottolineato che il fatto che il rapporto non sia stato consegnato alla stampa «non significa che sia stato tenuto segreto».

«Perché l'Onu ha atteso un mese ad entrare in azione?», ha chiesto un giornalista. «Si trattava di informazioni di seconda mano che andavano verificate — ha replicato Peters — e questo era compito della Croce rossa internazionale».

Il quotidiano 'Newsday' aveva affermato che il rapporto non era mai giunto al segretario generale dell'Onu a New York. Secondo lo stesso giornale, ai primi di luglio anche l'ambasciata americana a Belgrado aveva inviato al dipartimento di Stato a Washington informazioni sui campi di concentramento nel settore settentrionale della Bosnia.

Le rivelazioni sui campi di concentramento hanno provocato reazioni negli Stati Uniti aumentando la pressione psicologica sul presidente George Bush perchè faccia qualcosa. «La storia ha dimostrato che non si può permettere lo sterminio in massa di un popolo senza far niente per intervenire», ha dichiarato il candidato democratico Bill Clinton. Un gruppo di senatori ha sollecitato Bush a chiedere al Consiglio di sicurezza dell'Onu l'autorizzazione all'uso della forza, se necessario, per garantire la consegna degli aiuti umanitari e consentire l'accesso ai campi di concentramento agli osservatori internazionali.

E Bush ha annunciato l'instaurazione di relazioni diplomatiche complete con le repubbliche ex-jugoslave di Bosnia- Erzegovina, Croazia e Slovenia, proclamando l'intenzione di attuare iniziative intese ad «isolare economicamente e politicamente la Serbia», fintanto che i suoi governanti continueranno la loro politica di aggressione. «Dobbiamo bloccare l'epurazione etnica», ha detto Bush, pur escludendo un ricorso immediato alla forza militare.

05 Agosto 2020