il network

Domenica 29 Marzo 2020

Altre notizie da questa sezione

Blog


19 febbraio 1992

Olimpiadi d’oro

Record azzurro con Tomba e la Compagnoni

Olimpiadi d’oro

Alberto, che nello slalom gigante ha bissato la vittoria di quattro anni fa a Calgary, entra nella leggenda dello sci Deborah si è imposta nel supergigante donne - La grande giornata degli azzurri è stata completata dall'argento nella staffetta maschile 4x10 chilometri

ALBERTVILLE — Alberto Tomba entra nella leggenda dello sci: alle Olmpiadi della neve ha vinto lo slalom gigante bissando la vittoria di quattro anni fa a Calgary. Nessun discesista era mai riuscito a vincere la medaglia d'oro in due Olimpiadi.

Medaglia d'oro anche per Deborah Compagnoni nel supergigante donne. E un'altra medaglia, d'argento questa volta, è arrivata per l'Italia anche dal fondo con la staffetta quattro per dieci chilometri.

VAL D'ISERE — Tomba sfoga, con un pianto dirotto, la tensione accumulata  dalla fine di novembre, da quando, cioè, ha vissuto con l'obbligo di vincere in coppa e, soprattutto, alle olimpiadi.

«Dedico la mia vittoria alla mia famiglia, a tutti gli italiani che sono qui, e a Gustavo (Thoeni, l'ex campione olimpico che gli fa da allenatore e consigliere, ndr). Qualcuno dice che se ne andrà; non so niente di preciso, io lo vorrei ancora con me. Ci siamo trovati dopo la prima manche e mi ha convinto che non avevo niente da temere, che ce l'avrei fatta. Lo aspetto per abbracciarlo, speriamo che una volta tanto venga qui; è l'unico che non si fa mai vedere al traguardo dopo una mia vittoria». Passando poi a parlare della gara, il bolognese ha affermato: «Nella prima manche ho sbagliato da metà in giù, nella seconda ho fatto il contrario ed ho sciato meglio in fondo che alla partenza. Non ero convinto di vincere il gigante. E' stata una gara magnifica, regolare e sono venuti fuori tutti ì migliori; speriamo che sia così anche sabato».Richiesto di un paragone con i due successi di Calgary, Tomba ha aggiunto: «Allora è stato tutto più facile, non c'era questa pressione, questa responsabilità. Vincere in due olimpiadi diverse è un record, è il massimo e quindi sto vivendo un giorno indimenticabile. Adesso chiedo alla vita un'altra medaglia d'oro. Magari già nello slalom; ma ho anche la fortuna di avere a disposizione le olimpiadi di Lillehammer, tra due anni».

Questa notte il suo nome sul tabellone Deborah Compagnoni l'ha sognato. Bello, al primo posto. Probabilmente non ci crede, ma lo racconta meravigliata: «Soltanto il nome, la gara non l'ho vista». Ma non deve essersene neppure ricordata quando è schizzata dal cancelletto per aggredire il tempo della Merle. Pensava ad altro: «Alle gambe che mi facevano male. Non credevo di fare questo risultato, per me è stata una bellissima sorpresa. Certo, ho cercato di fare la mia gara ma quando ho visto il tempo della Merle ho sperato al massimo in un posto sul podio. Invece è andato tutto bene. Ho fatto soltanto un piccolo errore nella parte più alta e nel finale ho dato il meglio. Forse perché non ce la facevo più, speravo soltanto di arrivare. Ma ormai era fatta. Il tratto più difficile mi è sembrato il secondo in alto», proprio quello dove ha incrementato il vantaggio sulla Merle all' intertempo. Quando le chiedono la dedica di questo oro, risponde: «Ai medici che mi hanno operato. Stavo male e ora sto bene. Hanno dato a me che sono testarda la possibilità di continuare ad allenarmi, anche se riconosco che ho pensato anche a smettere».

18 Febbraio 2020