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Domenica 05 Aprile 2020

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18 febbraio 1984

Per non fare il militare occorrevano 17 milioni

Per non fare il militare occorrevano 17 milioni

Sta dilagando lo scandalo degli «esoneri facili», scaturito dall'inchiesta della Procura torinese - Arrestate sedici persone fra cui il comandante dell'ospedale militare «Celio» di Roma

TORINO. 17. — Per non indossare le stellette bastavano 17 milioni in contanti, niente assegni, e con quattro milioni si usufruiva dell'avvicinamento a casa durante il servizio militare e se uno era fortunato poteva anche essere imboscato in un ufficio. Lo scandalo è scoppiato di colpo: dopo tre mesi di laboriose inchieste il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Rinaudo ha firmato ieri sedici mandati di cattura.

Tra i personaggi implicati nello scandalo il tenente colonnello medico, comandante dell'ospedale militare di Roma, Gaetano Guasta Di Segni, arrestato ieri mattina nel suo ufficio al Celio. Il militare è stato interrogato oggi dal magistrato che lo ha fatto trasferire dalla capitale al capoluogo piemontese. Tra gli altri arrestati un ufficiale medico in forza all'ospedale di Torino, numerosi sottufficiali in pensione, un sottufficiale dei carabinieri e nove civili di Savigliano, una cittadina in provincia di Cuneo che avrebbero pagato per non fare il militare.

Le accuse sono di associazione per delinquere e corruzione. Lo scandalo che è scoppiato oggi a Torino, proprio quando il fascicolo della «tangenti story» veniva depositato all'ufficio istruzione, ha avuto una grossa eco in città. Negli ambienti militari si parla di «meraviglia, stupore» e regna l'incredulità. Nessuno comunque si sbottona anche perché molto probabilmente la magistratura torinese emetterà altri ordini di cattura. «Non posso parlare dell'inchiesta — ha detto questa mattina il dott. Rinaudo — perché ci sono ancora molti accertamenti in corso. Solo quando tutto sarà ben chiaro potrò svelare il retroscena».

Quindi dal versante della magistratura, e di conseguenza da parte dei carabinieri, che conducono le indagini, regna il massimo riserbo. Qualcosa comunque viene alla luce: si parla di cifre, dell'iter che si doveva compiere per «comprare» l'esonero o ravvicinamento a casa. Sembra infatti che nell'ultimo periodo ci fosse una parola d'ordine per far capire che uno era intenzionato a pagare piuttosto che a indossare la divisa. Bastava dire alla persona adatta: «Mi manda Picone», la frase del famoso film di Nanni Loy, per mettere in moto il meccanismo «esonero». Si vede che qualche «cliente» non è rimasto molto soddisfatto dei servigi ricevuti, forse si tratta di qualcuno che avendo pagato per l'esonero si è trovato solo a poter usufruire di un semplice avvicinamento. Scontento dei servigi ricevuti ha confessato tutto ai carabinieri.

L'inchiesta dovrebbe allargarsi a macchia d'olio; da alcuni particolari, se pure  ufficiosi, si può capire il giro d'affari dell'azienda-esonero». Nella cassetta di sicurezza di uno degli arrestali, i carabinieri avrebbero trovato BOT per un valore di circa 600 milioni. Secondo fatto uno dei sottufficiali arrestati oltre ad avere un conto in banca di 50 milioni, risulterebbe proprietario di tre alloggi e, secondo alcuni accertamenti, sarebbe stato in trattative per acquistare un terreno consegnando una caparra in contanti di 60 milioni.

17 Febbraio 2020