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Mercoledì 12 Agosto 2020

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7 dicembre 1990

Aereo militare cade in fiamme su una scuola di Casalecchio di Reno

Inferno di fuoco , straziati 12 studenti

Aereo militare cade in fiamme su una scuola di Casalecchio di Reno

BOLOGNA — È caduto dal cielo come una  palla di fuoco il «Macchi» dell'Aeronautica militare che ha ucciso dodici dei 280 studenti che in quel momento stavano facendo lezione nei locali dell'Istituto tecnico commerciale «Salvemini» di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna. L'aereo si è infilato di muso in un muro esterno dell'edificio. Pochi istanti dopo le fiamme e il fumo hanno invaso l'intero stabile. I soccorsi sono arrivati pochi minuti dopo, subito allertati dal momento in cui il pilota aveva comunicato alla torre di controllo che i comandi dell'aereo erano bloccati. Difficile il riconoscimento dei corpi carbonizzati. Decine di studenti sono rimasti feriti. Quattro sono finiti in Rianimazione. In serata però solo per due i sanitari si sono riservati la prognosi. Il pilota, che si è gettato col paracadute, è ricoverato per lo schiacciamento di tre vertebre.

Le drammatiche testimonianze dei feriti
Le sirene incessanti, genitori  al volante a disperarsi in direzione degli istituti di cura cittadini, dove hanno un figlio ricoverato non si sa in che condizioni: il dopo- tragedia, a Bologna, si sposta in ospedale. Nei corridoi, scene strazianti e meno: qualcuno vaga cercando il figlio, senza trovarlo, qualcuno si rincuora scoprendo che, in fondo, al proprio congiunto poteva accadere di peggio. Oltre a chi l'angoscia l'ha vissuta sulla propria pelle, c'è chi l'ha sofferta indirettamente, tra supposizioni e attese che sembravano non finire mai o preludere al peggio.

«Ho aspettato un'ora e mezzo al Maggiore — racconta il papà dell'alunna Stefania Buldrini — prima di avere conferma che mia figlia era viva. Non posso descrivere che cosa ho provato, so solo che tra i tanti nomi di ragazzi soccorsi il suo non compariva mai. Poi ho appreso che era salva, ma quel lasso di tempo mi è sembrato eterno».

«Stavamo facendo un'ora di tecnica prima dell'assemblea — racconta una ragazza piuttosto sconvolta, dal suo letto d'ospedale — quando in classe è entrato tutto ad un tratto un denso fumo nero, e quasi tutti e 23 ci siamo precipitati verso i vetri, cercando di romperli».

Monica Lolli, 17 anni, classe 4^ ragionieri al Salvemini, ricorda che c'era al secondo piano buio fitto: «Siamo rimasti chiusi un quarto d'ora in aula, soli, in attesa dei soccorsi — racconta. Nella mia classe tutti si sono precipitati alla finestra, io sono rimasta un po' in disparte e non riuscivo più a respirare: è stato un momento terribile, in cui ho pensato chiaramente che stavo per morire».

In tanti infatti hanno scelto, di fronte al terrore, la strada del vuoto: «Il muso di quell'aereo è entrato nella scuola —piange Ivana Bonaccorsi, IC, un'aula al primo piano — e di fronte a ciò i miei compagni ed io ci siamo buttati dalla finestra».

Una vertebra incrinata e una gamba fratturata per la giovane Giuseppina Cavallini, che anziché sul terreno è «atterrata» su un terrazzino ricorda quegli attimi alla stregua di un terremoto.

Molti sono rimasti ustionati, ma è uno degli inconvenienti meno tragici che un siffatto incidente poteva procurare. «Io credo che riuscirà a dimenticare» dice la madre di un ragazzo che, dalla sua classe situata al secondo piano del Salvemini, è stato spettatore diretto della sciagura. Ora però, è qui al Sant'Orsola, shoccato. «Anche perché ha già intuito che qualche compagna di scuola non la rivedrà più».

05 Dicembre 2019