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Martedì 19 Novembre 2019

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21 ottobre 1962

Gaspare Costa ucciso da un varettone di balestra

800 anni fa, il 17 ottobre. Comandò la resistenza di Soncino respingendo l'assalto bresciano

Gaspare Costa ucciso da un varettone di balestra

SONCINO, ottobre. – Sul  finire dello scorso secolo, il Comune di Soncino incaricò lo storiografo conte Galantino di rinnovare la toponomastica della località. L'emerito studioso dedicò allora una delle strade principali della borgata al condottiero Gaspare Costa che, esattamente ottocento anni or sono, seppe guidare i militi soncinesi in una gagliarda resistenza contro le assedianti forze bresciane che, usando torri mobili, tentavano la conquista della cittadella.

L'episodio è uno dei più noti di quel dodicesimo secolo in cui esplosero in maggior numero le guerre municipali, originate dalle controversie per la definizione dei confini terrieri. Ad illustrare il movimentato periodo storico basta un brano steso dal Robolotti nella sua «Storia di Cremona». Scrisse l'illustre personalità: «…Combatterono i cremonesi settanta battaglie con varia fortuna e virtù, conquistando i carrocci dei loro nemici e perdendo il proprio, sostenendo ventun assedi con saccheggi, arsioni e devastazioni del florido territorio, con anatemi e scomuniche, con torti o vituperi fatti o patiti... ».

Travolto da questo turbinio di eventi, anche Soncino combattè numerose battaglie: particolare importanza ebbero quelle sostenute contro Orzinuovi e Brescia per decidere la proprietà delle terre poste sul fianco sinistro del fiume Oglio.

A quei tempi, Cremona e Soncino erano alleate e costituivano un nucleo temutissimo, specialmente dopo il vittorioso scontro sostenuto a Castelnuovo Bocca d'Adda contro i milanesi. Nel settembre del 1162, Cremona si alleò temporaneamente a Piacenza: la cosa portò l'esercito della città del Torrazzo ad una spedizione punitiva contro Parma. Approfittando di questo stato di cose, i bresciani pensarono di assalire e di distruggere Soncino, eliminando così il grosso pencolo che incombeva continuamente alle porte del loro territorio.

Riunito un grosso esercito, forte di oltre cinquemila uomini, ed affidatolo al comando di Capriolo di Santo Erasmo, il 26 settembre del 1162 essi assediarono Soncino e, per poter espugnare la cittadella, pensarono di prosciugare i fossati posti a protezione delle mura e di scalare i «torrioni» mediante alcune torri mobili: iniziarono perciò un «taglio» nel terreno a meridione della città per farvi defluire l’acqua dei fossati.

Avvertiti di quanto stava accadendo, i consoli soncinesi riunirono immediatamente il parlamento: ci fu chi propose di mandare dei messaggeri in terra emiliana dove si trovavano i cremonesi; altri suggerì di rivolgersi a Bergamo, che nutriva sentimenti amichevoli verso Soncino e non avrebbe quindi rifiutato l'aiuto richiesto.

Di parere diametralmente opposto si manifestò il condottiero Gaspare Costa: riassumendo il suo pensiero nella frase «Meglio essere testa di lucertola che coda di leone», egli riuscì a convincere il parlamento che Soncino, nella lotta contro i bresciani, poteva e doveva agire da solo.

Si diedero allora gli opportuni ordini affinché la cittadella si predisponesse all'estrema resistenza: i vecchi e gli inermi vennero ricoverati nelle chiese, mentre tutte le donne si assunsero il compito di trasportare pietre, pali e legna sugli spalti: la legna doveva servire alla preparazione dell'acqua bollente da rovesciare sugli assalitori; i pali e le pietre per respingere gli attacchi.

La mattina del 2 ottobre essendosi prosciugati i fossati i bresciani partirono all'attacco del torrione di San Pietro spingendo avanti le loro torri mobili. Vennero però accolti a dovere: dai fortilizi merlati partirono infatti dei nugoli di pietre e di varettoni incendiari, mentre robusti pali impedivano alle mastodontiche torri di avvicinarsi agli spalti. P T quindici giorni consecutivi gli attacchi si rinnovarono con accanimento: finalmente il 17 ottobre i bresciani decisero di giocare il tutto per tutto ed immisero nella lotta ogni loro riserva. Il combattimento durò oltre dieci ore; poi gli assedianti, le cui torri erano state distrutte od incendiate, desistettero dall'impresa e fuggirono inseguiti dai soncinesi che erano usciti dalla cittadella per l'azione risolutiva. Negli ultimi minuti della battaglia il condottieri Gaspare Costa venne colpito da un varettone di balestra e morì ai piedi della porta di San Pietro.

La notizia della grande vittoria conseguita da Soncino suscitò una grande impressione tra i Comuni lombardi. Cremona annunciò ai consoli soncinesi di aver soppresso il tributo dovutole, per vecchia legge, nel giorno di Sant’Imerio, mentre Bergamo onorò i patrizi della cittadella cremonese affidando loro la definizione di importanti controversie tribunalizie. 

20 Ottobre 2019