L'ANALISI
27 Febbraio 2026 - 05:10
Antonio Agazzi, Renato Ancorotti, Andrea Bergamaschini, Daniel Segre e Laura Zanibelli. Dietro, il Comune di Crema
CREMA - Il cronometro corre e nel centrodestra le lancette sembrano impazzite. A poco più di un anno dalla resa dei conti con il sindaco uscente Fabio Bergamaschi — pronto a chiedere ai cremaschi il bis amministrativo — le forze d’opposizione hanno acceso i motori. Tra telefonate fitte e summit riservati, il cantiere dell’alternativa è aperto e il progetto prende forma. Le voci di corridoio, sempre più insistenti, parlano di un’intesa ormai a portata di mano. Giorni, forse ore.
La shortlist c’è ed è blindata: cinque nomi e cinque possibili traiettorie per tentare la scalata al municipio di Crema. Due capigruppo navigati, un senatore di peso, un ritorno di lungo corso e una carta civica capace di scompaginare gli equilibri. Pro e contro sono sotto la lente. Una sola certezza attraversa il fronte conservatore e moderato: la volontà di presentarsi al via della campagna elettorale con il candidato già in pole position.
Il partito che oggi detta il passo del governo nazionale, Fratelli d’Italia, avrebbe già pronto l’asso: pressing deciso su Renato Ancorotti, imperatore della cosmesi con seggio a Palazzo Madama. Un nome che pesa, dentro e fuori il perimetro meloniano. A lui si chiederebbe il sacrificio massimo: lasciare Roma per impugnare il joystick del governo cittadino. Operazione possibile, certo. Ma tutt’altro che scontata.
Sul fronte azzurro, Forza Italia sembra non avere dubbi: la bandiera è la capogruppo Laura Zanibelli, pasionaria di lungo corso, esperienza e militanza come credenziali. Profilo solido, riconosciuto, ma non ancora capace — almeno finora — di generare convergenza piena nell’intero perimetro della coalizione. La Lega guarda invece alla sua leva più giovane: Andrea Bergamaschini, presenza costante nell’aula degli Ostaggi dall’ultima tornata. Energia, ambizione e riconoscibilità crescente. Ma proprio l’età politica ancora acerba, fisiologicamente, pesa nella bilancia di chi cerca un profilo immediatamente competitivo contro un sindaco uscente rodato.
I moderati, dal canto loro, tornano a sfogliare l’album della memoria e rilanciano Antonio Agazzi: ex presidente del Consiglio comunale e radici profonde nell’alveo della tradizione democristiana di destra, è un nome conosciuto con una solidissima esperienza amministrativa come marchio di fabbrica. Un purosangue capace di parlare alla pancia dell’elettorato più identitario.
Poi c’è la variabile che può cambiare la partita. Il civico. Quello che, per definizione, spariglia. Il nome circolato nelle ultime ore è quello di Daniel Segre, già alla guida del commissariato cittadino e oggi primo dirigente e vicario del questore a Lodi. Contatti ufficiali già avviati, secondo le indiscrezioni. E lui starebbe valutando un passo clamoroso: appendere la divisa con un anno d’anticipo e tentare la via della politica. Condizionale obbligato: la scelta è personale, ma richiede il via libera compatto dei partiti. Una candidatura civica è da sempre un moltiplicatore: allarga e può rosicchiare consensi al centrosinistra, ma comporta anche il rischio di ridisegnare gerarchie interne e pesi negoziali.
Eppure a conti fatti — e con tutte le cautele che la fase impone — proprio Segre potrebbe rivelarsi il profilo più lineare per una sintesi condivisa. Al netto di un’eventuale discesa in campo di Ancorotti che — allo stato attuale — sembrerebbe orientato a privilegiare un ruolo di regia nelle retrovie anziché un’esposizione diretta nell’arena cittadina. Salvo colpi di scena o improvvisi dietrofront, il volto del centrodestra uscirà da questo perimetro. Le trattative entrano nella fase calda, fra accordi da chiudere e equilibri da limare. Il rumore di fondo cresce, segno che la decisione è vicina. A Crema la corsa è già partita, anche se il traguardo è ancora lontano. E il centrodestra vuole arrivarci con il candidato giusto nel momento giusto.
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