L'ANALISI
11 Febbraio 2026 - 05:30
CREMA - Viale Europa tra passato, presente e un futuro che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, è da strada ‘salotto’ d’ingresso alla città. Il tutto, investendo almeno un milione di euro. Tante generazioni si sono alternate in questo spicchio di Crema, diviso tra i quartieri di Ombriano e dei Sabbioni. Da campagna, nel tempo, l’area è diventata terra di mattoni. Gli interventi previsti dal Comune interesseranno gli spazi ciclopedonali e le aree verdi, prevedendo un nuovo arredo urbano, con migliorie anche all’attuale percorso protetto. Ma cosa ne pensa chi vive e frequenta il viale?

Matteo Palumbo spiega: «La mia famiglia è originaria di Malta, ma sono ormai oltre trent’anni che abito da queste parti. Una volta viale Europa era una provinciale, non a caso è rimasta una casa cantoniera. Mi auguro che i prossimi lavori da mettere in cantiere possano ridarle centralità.»
Mattia Vigani racconta di abitare a Chieve, «ma di qua ci passo sempre. E il traffico è perennemente congestionato, dal mattino alla sera. Spero davvero che ci possa essere maggiore attenzione ai pedoni e ai ciclisti. Insomma, una riqualificazione che non si limiti a promesse, ma all’insegna della funzionalità.»
Umberto Cremonesi, storica figura dei Sabbioni, ricorda che si tratta di «una strada pensata, a suo tempo, per far passare i carri, ma che è rimasta sempre tale nella dimensione. Ora porta a diversi bar, ai supermercati, a tantissimi condomini ed è molto trafficata. Va salvaguardato l’aspetto storico, sì; ma mettendo il viale al passo con i tempi, con il numero di auto in circolazione. Facendo comunque attenzione al saltuario del Pilastrello, il cui nome sta a indicare un’immagine della Vergine dipinta su un pilastro. Con una lanterna accesa, anticamente, indicava la strada per Lodi. Nel tempo il santuario è stato arricchito di affreschi.»
Giovanni Doldi è fiducioso: «Quello del Comune è un bel progetto, ambizioso, che ci auguriamo possa garantire maggiore vitalità e assicurare una viabilità migliore alla zona».
Leonardo Cremonesi è un artigiano che frequenta il viale per lavoro: «Migliorare un quartiere è una combinazione di tanti fattori, dalla rigenerazione urbana, alla partecipazione dei cittadini, fino alla sostenibilità. Ci si augura che i buoni propositi possano camminare con la concretezza, con interventi mirati verso l’utenza più debole, spesso penalizzata».
Francesco Angeli ha le idee chiare: «Migliorare lo spazio pubblico è un dovere per un Comune. E puntare sulla sicurezza è fondamentale. È stato detto che possa diventare un ‘salotto buono’, ma francamente, al di là delle parole spese, attendo fatti concreti».
Rosolo Orini entra nel dettaglio: «Le esigenze del traffico non sono più quelle di una volta. La mobilità deve stare al passo con i giorni nostri. Ci sono problemi notevoli per chi deve uscire con l’auto sul viale: le biciclette sfrecciano, per non parlare dei monopattini. Senza dimenticare che il viale, ora, deve servire un quartiere che, negli ultimi vent’anni, è cresciuto di almeno duemila nuovi residenti e l’intera zona ha compiuto più un salto di quantità, che di qualità».
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