L'ANALISI
08 Febbraio 2026 - 05:20
CREMA - La gioventù cattolica cremasca continua a rappresentare un numero consistente. Un esercito silenzioso ma vitale di pellegrini di pace e di speranza, in cammino costante, che segna ancora il passo della fede in un tempo spesso raccontato solo attraverso le categorie della crisi e del disincanto. I numeri, però, restituiscono una fotografia più articolata e meno scontata.
Sono oltre 2.500 i giovani stimati e impegnati negli oratori e nella catechesi diocesana. A questi si aggiungono circa 5.000 bambini della diocesi, pari a circa il 5% della popolazione, nella fascia d’età compresa tra i 7 e i 12 anni. Le stime indicano che almeno la metà frequenta, con maggiore o minore regolarità, quello che un tempo si chiamava semplicemente ‘catechismo’. Una presenza che smentisce l’idea di una disaffezione totale e racconta invece una resistenza dell’educazione cattolica nelle nuove generazioni.
Lo conferma anche l’esperienza diretta del vescovo di Crema, monsignor Daniele Gianotti, che durante la visita pastorale a Ombriano ha commentato con una battuta diventata emblematica: «Solo per i tre anni delle medie, in un solo giorno a Ombriano ho incontrato circa ottanta ragazzi. Fatte le debite proporzioni, solo per le medie avremmo in diocesi circa 1.600 giovani». Numeri che parlano da soli e che si inseriscono in una riorganizzazione diocesana articolata in dodici Unità pastorali, per un totale di 63 parrocchie locali: una scelta voluta per promuovere una pastorale più integrata nel contesto cremasco.

In questi giorni, non a caso, si è celebrata anche la festa di don Giovanni Bosco, patrono degli oratori. Un richiamo forte a un modello educativo che continua a ispirare parroci, catechisti ed educatori. I giovani hanno sogni, passioni, fragilità e anche piccoli segreti: l’oratorio resta uno dei pochi luoghi capaci di intercettarli tutti, diventando spazio di intercultura, relazione e crescita.
Le realtà parrocchiali raccontano una vitalità diffusa, seppur differenziata. Attorno a Bagnolo e Ombriano orbitano circa 200 ragazzi, coinvolti nei percorsi di catechesi; a Offanengo, come riferisce il parroco don Gianbattista Strada, si arriva a 280 presenze. A Capralba, don Emanuele Barbieri offre una fotografia efficace: «Sono 85 i ragazzi dell’iniziazione cristiana su 110 iscritti all’anagrafe». Numeri che, letti insieme, restituiscono il senso di una comunità ancora capace di accompagnare.
La catechesi, del resto, ha cambiato volto nel tempo. Se in passato era soprattutto un processo di introduzione alla comunità cristiana, oggi ha assunto un taglio più esplicitamente formativo e dottrinale, chiamato a dialogare con la complessità del presente. Non basta trasmettere contenuti: occorre offrire riflessioni che aiutino a intuire, a scegliere, a crescere nella fede. In questo senso, la comunità – fatta di famiglie che condividono il cammino dei figli – e l’oratorio, inteso come tempo e spazio da vivere insieme, diventano elementi decisivi.
Lo ribadisce don Mario Botti, parroco dell’Unità pastorale Betania (Monte, Vaiano, Palazzo Pignano), richiamando uno dei sogni profetici più celebri di don Bosco: quello delle due colonne, l’Eucaristia e Maria, tra cui la Chiesa trova salvezza nelle tempeste. «Anche noi – scrive – insieme ai catechisti, agli educatori e ai volontari oratoriani, portiamo in cuore lo stesso sogno: far innamorare di Gesù coloro che frequentano l’oratorio e riconoscere in Maria una vera Madre».
Percorsi strutturati e segnali di continuità emergono anche dopo la Cresima. Don Lorenzo Roncali, dell’Unità pastorale Beato Carlo Acutis, racconta di incontri mensili che uniscono catechesi, confronto con esperti ed esperienze concrete di carità. «Qualche giorno fa – spiega – una ventina di giovani si è ritrovata per un cammino di catechesi e una cena comunitaria: piccoli segnali di collettività condivisa». Senza nascondere le difficoltà, resta la convinzione che un contatto sia sempre possibile.
A Ombriano, don Gabriele Frassi sottolinea l’importanza dell’alleanza educativa con le famiglie. La proposta di catechesi per la fascia 6-14 anni coinvolge circa 200 ragazzi, seguiti da 29 catechisti, con l’obiettivo di accompagnarli gradualmente alla vita cristiana attraverso esperienze liturgiche, caritative e di testimonianza.
A Sergnano, don Remo Tedoldi riassume con chiarezza gli ingredienti di questa ‘resistenza’ educativa: educatori e volontari come risorsa preziosa, la comunità come contesto di relazioni, l’oratorio come progetto e le giovani generazioni come centro di ogni attenzione. «Credere nell’oratorio – conclude – significa credere nei giovani: questa è la nostra pastorale giovanile».
Sul fondo resta una riflessione più ampia. L’adagio secondo cui la crisi che attraversa la Chiesa è prima di tutto crisi di fede, più che di pastorale, trova nel Cremasco un banco di prova concreto. Qui l’educazione cattolica non è esente da fatiche, ma mostra una capacità di tenuta sorprendente. Come ricorda don Mario Pavesi, 75 anni, parroco di Bagnolo, il rinnovamento dei linguaggi e delle metodologie deve fare i conti con la famiglia e con l’ambiente. Camminare su strade diverse rischia di sviare i ragazzi. Ma finché esisteranno adulti disposti a scommettere sui giovani, la fede continuerà a trovare spazio per essere vissuta e, soprattutto, testimoniata.
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