L'ANALISI
05 Febbraio 2026 - 05:30
Chiara Vigani e Anais Houdu
CREMA - Un podcast per lottare contro i tumori, condividendo emozioni: farsi coraggio e aiutare, chi viva quotidiana il male, a guardare avanti e a non lasciarsi andare. Protagonista è Chiara Vigani, maestra della primaria di Castelnuovo: nel 2024, grazie ad una visita ginecologica di routine, ha scoperto un tumore ovarico in stadio avanzato, molto raro, soprattutto per una donna ancora giovane (aveva 35 anni). Poche settimane dopo, si è sottoposta a una laparotomia d’urgenza.
Ed è riuscita ad accedere a una cura sperimentale (una chemioterapia orale quotidiana per cinque anni) che, sfortunatamente, ha dovuto interrompere dopo pochi mesi a causa di una recidiva: un tumore alla milza. Ha iniziato, così, il ciclo di sei chemioterapia per infusione ad agosto, il tumore si è rimpicciolito. E il 30 di dicembre ha iniziato un nuovo ciclo di chemioterapia senza una data finale definitiva.
Un percorso difficile, che le ha ovviamente stravolto la vita, ma che non l’ha minimamente abbattuta. Anzi. Chiara è diventata protagonista di un podcast, autoprodotto con l’aiuto di alcuni amici videomaker, in cui affronta la malattia con il sorriso, la positività e la voglia di andare avanti nonostante tutto. Con lei c’è una nuova amica, la torinese di origini francesi Anais Houdu, conosciuta durante sedute di chemio.
«Dire che il tumore non è la fine, non significa negare la paura o la sofferenza, ma significa ricordare che non si è soli, che la medicina fa passi avanti ogni giorno e che la vita può continuare, anche dopo una diagnosi — racconta Chiara —: lo facciamo anche in chiave ironica, nelle prime due puntate abbiamo narrato la nostra esperienza personale, poi diamo ovviamente spazio anche agli esperti, oncologi e altri medici, sia coloro che ci seguono nelle nostre cure, sia altri. Facciamo informazione ovviamente, ma parliamo anche di com’è vivere il tumore ogni giorno.»
Grazie al podcast, Chiara e Anais vogliono sdoganare la parola tumore, uscire dal silenzio, superare lo stigma e permettere alle persone di parlarne senza vergogna o paura. «Parlarne significa non solo lotta o guerra, ma percorso, cura, alleanza tra persona, medici e corpo — evidenziano —: vogliamo, dunque, informare: divulgare e fare prevenzione sui diversi tipi di cancro che colpiscono, ogni giorno, tantissime persone».
Anais ha scoperto il suo tumore al seno, in stadio avanzato, a soli 21 anni. Questo non le ha impedito di completare il suo percorso di studi in Inghilterra, sottoponendosi a cicli di chemioterapia. Con l’obiettivo di dare ai malati oncologici la consapevolezza, grazie alla propria esperienza, le due amiche trovano anche il modo di giocare con le parole. Il titolo del podcast, ad esempio, ‘Tumore iolampone’, ma soprattutto vogliono condividere la malattia, perché parlarne significa farsi forza.
«Il prossimo step, ipotizzando di avere un numero elevato di follower e diversi finanziatori, sarebbe quello di creare dei corner, all’interno delle varie strutture ospedaliere, dove i giovani e le persone meno giovani, che condividono gli stessi interessi, si possano trovare per alleviare lo stato d’ansia prima della chemioterapia, per parlare di vita, di futuro, di speranza e di positività». Per seguirle basta cercare il podcast su tutti i principali social.
«Vogliamo mettere online una puntata ogni settimana su YouTube e Spotify, affrontando un argomento diverso e invitando personale medico. Passando tempo negli ospedali — sottolineano — ci siamo accorte che i tumori, purtroppo, stanno colpendo anche i giovani, ma nelle strutture non si parla la loro lingua: adesso vogliamo pensarci noi».
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