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SPINO D'ADDA

La tenuta ‘sanata’

Regolarizzazione degli abusi edilizi per ‘Terre e libertà’: disco verde dal Consiglio comunale. Il sindaco Galbiati: «Preminente interesse pubblico». Ruzzo (FI): «No al colpo di spugna»

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

31 Gennaio 2026 - 15:32

La tenuta ‘sanata’

SPINO D'ADDA - «Il patrimonio che come Comune abbiamo acquisito dallo Stato, dopo la confisca al privato per evasione fiscale, ha un preminente interesse pubblico e per questo abbiamo votato in consiglio la sua conservazione nella consistenza attuale, in modo che gli edifici sorti abusivamente nella tenuta Terre e libertà non siano oggetto di demolizione».

Così il sindaco Enzo Galbiati illustra i contenuti della delibera adottata nell’ultima seduta, relativa appunto all’area da 40mila metri quadrati di via Fornace, acquisita ormai tre anni fa dall’ente di piazza XXV Aprile e oggi gestita da Cgil e Associazione Una casa per te, facendone un luogo per accoglienza di minori non accompagnati, ma anche di divulgazione e impegno nella lotta alla criminalità organizzata.

Un punto di riferimento non solo agli adulti ma anche per numerose scolaresche che ogni mese visitano la tenuta. «Questi edifici – conclude Galbiati – non contrastano con interessi urbanistici, ambientali e di rispetto dell’assetto idrogeologico della zona».

C’è chi però contesta questa scelta. «Ho votato no – sottolinea il consigliere di minoranza di Spino futura Nunzio Ruzzo – non per una contrarietà al riutilizzo sociale dei beni confiscati che anzi ritengo fondamentale. Il mio dissenso riguarda il metodo adottato. La delibera approvata interviene su un numero molto elevato di opere e manufatti irregolari, realizzati in assenza di titolo o in difformità. Si tratta di una scelta politicamente e giuridicamente rilevante, che supera il principio della demolizione previsto dalla normativa edilizia per opere abusive. La legalità deve essere un principio coerente e non applicabile solo quando è semplice o conveniente. Ritengo che operazioni di questo tipo debbano poggiare su valutazioni puntuali, distinte caso per caso, e su un utilizzo sociale concreto, verificabile e già strutturato, non solo programmato sulla carta».

L’esponente di Forza Italia si dice sostanzialmente contrario al colpo di spugna. Anche il collega di minoranza Francesco Corini ha votato no.

«Il consiglio non può trasformarsi nello strumento di una sanatoria complessiva motivata unicamente dalla destinazione futura degli immobili – conclude Ruzzo –: l’interesse pubblico deve essere dimostrato nei fatti, nel tempo e con atti solidi, trasparenti e inattaccabili, proprio perché si tratta di beni simbolo di legalità, è ancora più importante che ogni scelta sia tecnicamente e amministrativamente irreprensibile».

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