L'ANALISI
27 Gennaio 2026 - 18:14
BAGNOLO CREMASCO - «Un centro culturale a forte connotazione identitaria, com’è quello musulmano appena aperto in paese dall’associazione Al salam, favorisce realmente l’integrazione o, al contrario, incentiva dinamiche di chiusura e auto-referenzialità?»
Se lo chiedono i vertici della Lega di Bagnolo e del circolo di Fratelli d’Italia di Chieve. Intervengono con una nota, dopo l’inaugurazione del centro, risalente a due settimane fa. Il presidente è il medico condotto bagnolese, l’egiziano Mohamed Elkawwas.
Nel 2024 aveva aperto il centro, tenendo come sede la propria abitazione. Adesso c’è una nuova casa, con ampi spazi interni, un salone e altri locali per circa 100 metri quadrati, il portico e un cortile.
I lavori di riqualificazione, che hanno cambiato volto al capannone sino a qualche anno fa appartenuto ad un’attività artigianale. La sua destinazione a centro culturale era contemplata nel Pgt. La sede si trova in via Kennedy.
«Il territorio dispone già di spazi di aggregazione aperti e consolidati, come oratori e strutture comunali, da tempo frequentati anche da cittadini di diversa provenienza culturale – evidenzia Luigi Silvani, presidente del circolo Fdi di Chieve –: si pone quindi il tema dell’effettiva necessità di una nuova struttura dedicata, rispetto alla possibilità di valorizzare maggiormente gli spazi già presenti in un’ottica di condivisione e dialogo. Qualora il centro svolga anche funzioni religiose, esso risulta assimilabile ad altre strutture confessionali presenti sul territorio, come chiese e oratori. Si richiede pertanto chiarezza sulle modalità di accesso, sul grado di apertura alla cittadinanza e sul rispetto del principio di parità di trattamento, soprattutto in relazione a eventuali concessioni, agevolazioni o collaborazioni con enti pubblici».
I responsabili del centro, hanno annunciato, in occasione della festa inaugurale a cui avevano presenziato anche il sindaco Doriano Aiolfi e il parroco don Mario Pavesi, l’intenzione di promuovere corsi di alfabetizzazione.
«Questa iniziativa merita attenzione – proseguono da Lega e Fdi – qualora tali attività siano rivolte a persone stabilmente presenti sul territorio, già inserite nel sistema scolastico o sociale pubblico, appare legittimo chiedersi perché non vengano organizzate dal Comune o da enti pubblici competenti, eventualmente in collaborazione con associazioni, in un contesto laico e condiviso. Una gestione interna esclusiva potrebbe infatti risultare poco coerente con il normale svolgimento delle attività educative in una comunità laica».
Da qui la richiesta all’amministrazione comunale. «Deve avviare un confronto istituzionale con i promotori del centro, verificare finalità e modalità delle attività proposte, garantire integrazione, laicità, trasparenza e parità di trattamento. Inoltre, valutare soluzioni che favoriscano la condivisione degli spazi e il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche».
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