L'ANALISI
26 Gennaio 2026 - 05:25
(foto d'archivio)
CREMA - «Certe sere, anche solo per rientrare a casa a piedi, gli occhi vanno tenuti ben aperti», consiglia qualcuno. E c’è chi ammette che, «quando capita di uscire tardi dall’ufficio, sia meglio attaccarsi al cellulare, mentre si attraversano i giardini». Quelli pubblici, in piazzale delle Rimembranze. Qualcuno chiede che il nome non venga riportato: «Non si sa mai... Abito qua». Altri gettano acqua sul fuoco della preoccupazione. Ma la sensazione, netta, è che tra piazza Garibaldi e via Cadorna, qualcosa sia cambiato negli ultimi anni. Se le risse tra giovani e persino le rapine tra coetanei non si possono certo definire all’ordine del giorno, è altrettanto innegabile che abbiano fatto la loro comparsa in uno spicchio di città a due passi dal centro, che le credeva relegate alle notti metropolitane. E ora si trova a fare i conti con fenomeni come quello dei cosiddetti maranza, seconde generazioni dell’immigrazione degli anni Novanta, con il mito della spavalderia che, non di rado, trascende in sopraffazione. «Non saranno organizzati come quelli di Milano, ma l’atteggiamento è quello», taglia corto chi lo slargo, all’ombra del monumento all’Eroe dei due mondi, lo bazzica da sempre.
«Non è possibile che in una zona splendida della città non ci si senta tranquilli — si sfoga Claudia Ferrari, titolare del Locale, a due passi dall’arco —: il sabato sera, dopo la chiusura, ci spaccano i vasi, prendono a calcio le vetrate, c’è addirittura chi urina contro la porta. Ho fatto investimenti in sicurezza: telecamere e un sistema d’allarme, ma è evidente che non basti. Non posso di certo risolvere io il problema. Sembra quasi che la valorizzazione di Crema si fermi all’arco di Porta Serio. «Quando esco tardi dal bar — ammette — evito di attraversare i giardini. A settembre, proprio qua davanti, hanno scippato una cliente ed è stato il mio compagno a intervenire per soccorrere la signora. E pensare che siamo a Crema, in una realtà che dovrebbe essere a misura d’uomo. E invece, capita che la polizia venga a chiedere i video delle telecamere, perché ci sono state risse nella notte — confida — ma non ho telecamere puntate sull’esterno».
«La sensazione di insicurezza c’è — ammette Michele Santangelo, studio da avvocato nel cuore della Crema antica e casa affacciata su piazza Garibaldi — avendo il cane, la passeggiata la faccio principalmente ai giardini qua dietro e devo dire che tra vetri rotti e persino macchie di sangue a terra e se ne vedono più spesso di quanto si pensi, oltre ai personaggi poco rassicuranti che si incrociano, la situazione è peggiorata. Personalmente non mi è mai capitato nulla, certo, ma sono grande e grosso e giro col cane. E comunque, quando è tardi, sto molto attento. Anche dal punto di vista del decoro — aggiunge — la quantità di immondizia che viene abbandonata non è edificante. Fino a qualche anno fa, si usciva a qualsiasi ora a cuor leggero; ma ora, onestamente, bisogna tenere in considerazione che non si sa chi si possa incontrare in determinati orari».
«Purtroppo la sera, nel fine settimana soprattutto — aggiunge Enrico Piacentini, agente della Polizia locale di Gombito che, a Porta Serio, ha vissuto sino a un paio d’anni fa, ma la zona la continua a frequentarla «ogni giorno, ci vivono i miei suoceri» — ci sono episodi che coinvolgono ragazzi. Dall’hinterland milanese, arrivano giovani che abitano in un contesto diverso da Crema. E alcuni, si portano dietro il loro essere al di sopra le righe. Mi capita di vedere gruppetti di ragazzini di sedici o diciassette anni che ti guardano con aria di sfida. Singolarmente, lo dico anche per esperienza professionale, non fanno nulla; è quando si trovano in gruppo, la notte, che diventano pericolosi e i giardini pubblici sono il loro il regno. Non è rassicurante, certo. Sarebbe auspicabile un presidio costante, ma le forze sono quelle, non ci si scappa».
«Quando faccio tardi al lavoro e sono le otto e mezza o le nove di sera, attraversare i giardini non si può dire rilassante. Del resto, posteggio in via Palmieri e quindi la strada da fare è quella. Le pattuglie le vedo, in zona, ma il parco avrebbe la necessità di essere illuminato meglio e comunque i controlli li fanno sul vialetto principale; mentre altrove si bivacca con le birre a tutte le ore», analizza Mimma Aiello, uscendo dal suo studio legale, che dà giusto sulla piazza Garibaldi.
La ricetta? Chi vive o lavora a Porta Serio ammette di «non averla». Ma intanto, Crema si scopre più vicina a Milano, almeno nei mali, dei quaranta chilometri che le separano.
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