L'ANALISI
18 Gennaio 2026 - 19:05
L’intervento del sindaco Fabio Bergamaschi
CREMA - Ancora una volta i cremaschi si sono radunati in piazza Garibaldi, oggi pomeriggio, per dimostrare la loro solidarietà verso popolazioni martoriate da repressioni, in balia di regimi sanguinari. Almeno 200 le presenze che sono intervenute dopo l’appello lanciato dai Costruttori di pace rappresentati da Enrico Fantoni e dal sindaco Fabio Bergamaschi. Bandiere della pace, qualche vessillo dell’Iran e cartelli inneggianti alla libertà delle donne, vessate e messe a tacere dal regime degli Ayatollah.
«Coloro che sono qui — ha sottolineato il sindaco — sono l’espressione di una società che, al netto delle appartenenze, esprime solidarietà e dimostra di non voltarsi dall’altra parte. Vogliamo dare il nostro abbraccio al popolo iraniano calpestato dal regime degli Ayatollah. Da questa piazza parte un messaggio chiaro che attraversa muri e confini. Siamo con gli iraniani che dicono basta alle repressioni e chiedono libertà. Il loro coraggio è anche nostro: ci alziamo in piedi e diamo voce a chi oggi non può parlare».

Fantoni ha aggiunto: «A nome di tutti i Costruttori, vogliamo dare la massima solidarietà alle donne, agli uomini e ai giovani iraniani che non hanno paura e vogliamo poter dire, attraverso la testimonianza, quello che sta realmente accadendo. Sono convinto che serva restare qua per sottolineare un ideale e poi per conoscere a fondo questo problema. L’impegno che ci prendiamo di fronte ai cittadini è quello di poter organizzare un incontro dove capire quali siano i problemi dell’Iran. Lo faremo anche in nome della diocesi».
In piazza consiglieri regionali, provinciali e comunali di tutti gli schieramenti politici. Diversi cremaschi si sono aggiunti a manifestazione ormai in corso. Anche chi era in centro per una passeggiata o lo shopping si è fermato a prestare ascolto e per seguire almeno una parte dell’iniziativa, cominciata poco prima delle 17. Spazio anche alla lettura di alcuni brani del libro L’Iran in fiamme. Donne, vita, Libertà di Arash Azizi.
Un volume dedicato a Mahsa Amini, martire nel giorno del suo 22esimo compleanno. Picchiata a morte a Teheran, dove si era recata dall’Iran occidentale come una qualsiasi ragazza, per fare shopping, divertirsi e festeggiare. Arrestata dalla polizia morale per hijab non conforme, aveva fatto resistenza e allora era stata picchiata fino alla morte. E proprio da lì è partita la sollevazione delle donne iraniane.

Tre paesi insieme per chiedere pace. Oltre 150 i partecipanti alla marcia organizzata, per ieri sera, dal Comune di Misano, con le amministrazioni vailatese e di Agnadello. In apertura la messa nella chiesa di San Lorenzo, celebrata dal parroco don Stefano Zoppi, affiancato dai sacerdoti che guidano le due parrocchie cremasche, don Marco Leggio (Agnadello) e don Natalino Tibaldini (Vailate), con l’accompagnamento della corale agnadellese.
Al termine della funzione il raduno sul sagrato, l’accensione delle fiaccole e il via alla marcia per raggiungere il santuario mariano di Caravaggio. In rappresentanza delle tre amministrazioni, i sindaci Stefano Samarati (Agnadello), Andrea Trevisan (Vailate) e Ivan Tassi (Misano). Con loro, altri amministratori locali. Il corteo ha attraversato il piccolo centro della Bassa bergamasca con alcune tappe e la lettura di testi sulla pace. Una volta arrivati al santuario, la preghiera per la fine delle guerre.
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