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Domenica 23 Febbraio 2020

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TEATRALIA

Misericordia di Emma Dante, il teatro che salva dalla disumanità

Misericordia di Emma Dante, il teatro che salva dalla disumanità
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Nicola Arrigoni

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L’apertura è folgorante. Anna, Nuzza, Bettina fanno la maglia, il ticchettio dei ferri riempie la scena, in mezzo il corpo bianco, diafano di Arturo è un fremito, è una sorta di pupo, mosso da un puparo impazzito. Basta questo e ci si ritrova risucchiati in Misericordia di Emma Dante, un’apnea poetica che non ti molla: poco meno di un’ora di bellezza, in cui il tempo si dilata con dolente e commovente poesia. Misericordia – in scena al Piccolo Teatro Grassi fino al 16 febbraio - è l’inatteso, è l’atto d’amore che sa essere potente anche e soprattutto in condizioni di marginalità. Il cuore che palpita può sbocciare come fiore anche nella più nera miseria, nel tugurio più sordido, che è dove vivono le tre donne. Lì una finestra che dia luce, un calorifero che scaldi sono sogni. Misericordia è l’amore delle tre donne per Arturo, ragazzino handicappato che ricevono e adottano.  La madre del bimbo è morta dopo il parto, ammazzata dalle botte del suo uomo.

Tutto ciò viene detto e agito senza pietismo, con una verità rigorosa che non fa sconti. Emma Dante e i corpi poetici di Italia Carroccio (Bettina), Manuela Lo Sicco (Nuzza), Leonarda Saffi (Anna) immergono lo spettatore in un mondo buio, sotterraneo: il rimosso di una miseria esistenziale che toglie il fiato. Il dirsi le cose nell’orecchio, il rubarsi il cibo dal frigo, il guardarsi con sospetto l’un l’altra sono la normalità per le tre donne in un mondo di sopravvivenza e violenza. Ma i conflitti si sedano davanti a quel corpo strano, al cospetto di Arturo e del suo bisogno d’amore. Nato da un Geppetto violento, Arturo di Simone Zambelli è un burattino che le sue tre mamme vogliono bambino. Per questo hanno tenuto da parte i vestiti buoni. Nel prepararlo per l’istituto dove troverà una camera tutta per sé, col calorifero, la finestra da cui guardare la banda passare si compie il riscatto, si compie l’atto d’amore delle tre donne: cercare un futuro per il loro bambino, per Arturo che balla, danza, si muove, corre, illumina la scena buia. Straziante è l’atto in cui Bettina, Nuzza e Anna preparano la valigia con la scatola dei dentini da latte, il libro delle fiabe, il carillon per addormentarsi… tante piccole cose… una vita e i segni di un amore ricco di misericordia. Ogni gesto in scena è vero, è segno potente, è respiro, è azione, è corpo, è Emma Dante, la migliore Emma Dante, la donna che sente, la regista che costruisce, l’artista che sa che nel teatro – nel suo teatro – parlare alla pancia, parlare al cuore è un atto poetico e politico, è baluardo per la riconquista di un’humanitas che si sta perdendo.  

Misericordia è figlia di mPalermu, è la potenza di Emma Dante che ti sbatte davanti la fragilità dell’umano, il tentativo di spiccare il volo, di andare oltre, di sognare. Questo fanno le tre donne nel crescere Arturo, questo fa Arturo nella sua stranezza, nella sua metamorfosi da burattino a bambino che va nel mondo, che aspetta la banda, in attesa che lo vengano a prendere con la sua valigia piena del suo passato. In tutto questo Emma Dante fa dei corpi, delle azioni e dei suoi attori pura poesia scenica. Si rimane senza fiato davanti all’intensità di ciò che accade, alla potenza del danzatore Simone Zambelli, della verità di Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi. E viene da dire: il teatro è questo, è un atto di Misericordia, è la capacità di vedere, di chinarsi sul dolore, di condividere la sofferenza e non stancarci di essere umani. Applausi calorosi, interminabili alla prima al Piccolo Teatro Grassi.

20 Gennaio 2020