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Amicizia, amore e violenza negli Anni '90

Mario Francesco Gastoldi presenta "Il profumo dei papaveri": sullo sfondo un'Italia in mutamento fra migrazioni e tossicodipendenze

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

05 Gennaio 2022 - 05:25

CREMONA - «Quei fiori, all’apparenza esili e delicati, nascondono una grande e tremenda contraddizione. I petali rossi, morbidi, cullati dal vento come fossero ali di farfalla, racchiudono piccoli stami duri e neri come la pece. Il papavero è come il viso di una bellissima donna, pulito e immacolato, che però nasconde, dietro agli occhi velati di pacata tristezza, un terribile segreto». Con queste parole Mario Francesco Gastoldi immerge il lettore nella trama del suo nuovo romanzo introspettivo «Il profumo dei papaveri»,  edito da Porto Seguro Editore, che racconta nella video-rubrica «Tre minuti un libro».


Nel libro, si ripercorrono gli avvenimenti più importanti dell’adolescenza del protagonista, Lorenzo Corti, musicista jazz dalla carriera in declino. Nell’estate del 1990, infatti, la sua vita e quella dei suoi amici subiscono un brusco sconvolgimento catapultandoli al di là della tranquilla realtà di un piccolo paese, fatta di estati passate al campetto e piccole certezze. Un filo invisibile unisce gli avvenimenti del passato con quelli del presente, tingendosi di un rosso papavero che ricorda sia l’amore che la violenza, entrambi elementi protagonisti del romanzo che Gastoldi affronta in maniera inconsueta, sottolineando quelli che possono essere i risvolti psicologici non solo di chi subisce in prima persona un evento traumatico, ma anche di chi gli sta accanto, segnando profondamente l'animo.

Stiamo parlando di un episodio violenza sessuale nei confronti di una ragazza i cui genitori avevano fiducia totale, che rasentava la venerazione, nei confronti della persona che poi si rivelerà essere il «mostro».  Episodi, spiega Gastoldi, «che oggi con l’eco mediatica e con i social  avrebbero avuto una risonanza enorme,  mentre probabilmente in quegli anni erano quasi nascosti e tenuti all’oscuro e quindi passavano in secondo piano, ma non per chi subiva queste violenze e da chi era nel raggio affettivo delle vittime. Dinamiche  che purtroppo abbiamo visto molte volte».   A fare da sfondo, uno spaccato ben descritto di un’Italia caratterizzata dai mutamenti socio economici dei primi anni Novanta tra cui il fenomeno della migrazione e delle tossicodipendenze.


«Scrivendo questa storia, ho ripensato ai favolosi anni che hanno fatto da cornice alla mia adolescenza. Gli amici del quartiere, i bar di ritrovo, la campagna, i giri in motorino e le prime cotte. Purtroppo, negli anni Novanta, specialmente nei paesini rurali di provincia, episodi traumatici come quelli descritti nel romanzo, venivano quasi nascosti, soffocati sul nascere, lasciando dietro di loro una scia nera fatta di ingiustizia, rabbia, vergogna e frustrazione».  E  così Lorenzo, il protagonista, è costretto ad affrontare il passato attraversando un ponte a ritroso schivando le palle di fuoco che il passato gli presenta sapendo che, una volta attraversato quel ponte, può tornare a essere sé stesso, lasciandosi il male alle spalle».  Violenza, amicizia, amore e radici sono le  parole chiave. «L’ambientazione è  fondamentale. Conosco bene le dinamiche di quel piccolo universo  e il fatto che  il mondo esterno per un ragazzo di 17-18 anni ha un che di utopico, viene sentito ma non viene vissuto quindi tutto quello che succede è lì».  Ci sono i pettegolezzi, ci sono le piccole storie e poi c’è un gruppo di amici che sono fratelli di fatto perché, come spiega l’autore,  «si crea questo legame molto forte, soprattutto in queste piccole realtà e quando viene toccata la vita di uno viene toccata la vita di tutti». L’ancora di salvezza, magari, sono proprio loro.

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