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Venerdì 15 Novembre 2019

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Il riadattamento del testo di Osborne firmato dal regista Luciano Melchionna

'Ricorda con rabbia', il teatro
come medicina per sentirsi vivi

Applausi ieri sera al San Domenico per la commedia con Stefania Rocca e uno strepitoso Daniele Russo

'Ricorda con rabbia', il teatro
come medicina per sentirsi vivi

Una scena della commedia

“Perché non facciamo un giochino? Facciamo finta che siamo esseri umani e che siamo vivi. Solo per un po’”. John Osborne c’era andato giù pesante, negli anni Cinquanta, a raccontare l’allora generazione inglese under 30 nel suo Look back in anger. Giovani insofferenti e profondamente insoddisfatti, disgustati da una società classista e ingessata. Giovani sull’orlo di una crisi di nervi, di una rivoluzione che si respirava imminente nell’aria. ‘Giovani arrabbiati’, nomignolo con cui sono stati consegnati alla storia. Nell’Italia del terzo millennio, invece, i trentenni li hanno ribattezzati bamboccioni. Definizione quasi tenera, spogliata della cattiveria, dell’aggressività e dell’idealismo necessari per andare a prendersi in un modo o nell’altro, anche con la forza, quel che la società tiene egoisticamente stretto a sé.

Ricorda con rabbia, riproposizione della commedia di Osborne firmata dal regista Luciano Melchionna, ieri sera in scena al San Domenico, se possibile è ancora più drammatica dell’originale. Perché sessant’anni dopo, quel testo rappresentato su un palcoscenico italiano, è ancora terribilmente d’attualità. Generazioni con la stessa inquietudine, la stessa disillusione, la stessa repulsione verso un mondo che sembra parlare un’altra lingua. Qualsiasi sia il ceto sociale d’appartenenza, l’educazione ricevuta, la marca del vestito, la destra o la sinistra: tutti sulla stessa barca che affonda, anarchici e figli di papà. Di questo racconta Ricorda con rabbia, più degli intrecci amorosi che alimentano la trama e che, nell’arco di due atti, distruggono e ricompongono la situazione di partenza. Un cerchio che si chiude, o forse sarebbe meglio dire che gira su sé stesso scavandosi da solo la fossa sotto i piedi.
A raccontare illusioni e disillusioni, nei panni dei protagonisti Alison e Jimmy, sono Stefania Rocca e Daniele Russo. Occhi puntati sulla prima, perché parla il curriculum, e invece a fare la differenza è il secondo: interpretazione strepitosa, la sua, di pancia e di cuore. Sotto i riflettori anche Sylvia De Fanti e Marco Mario De Notaris, per uno spettacolo capace di parlare al pubblico senza prender dichiaratamente posizione: non c’è il buono e non c’è il cattivo, e il lieto fine è lieto per modo di dire. Sì, è vero, la morale richiederebbe di arrabbiarsi, di trasformare quel mare di apatia in almeno una goccia di energia vitale. Ma in fin dei conti basta far finta di essere vivi, anche solo per un po’.

22 Febbraio 2014