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Martedì 19 Gennaio 2021

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24 novembre 1963

John F. Kennedy assassinato

Una tragedia americana

John F. Kennedy assassinato

Ancora perdura nel mondo intero il senso di smarrimento,  di angoscio, di orrore, di esecrazione per il nefando assassinio del Presidente Kennedy. È una pagina nera della storia umana che la presente generazione non potrà più dimenticare. L'impressione suscitata dal delitto non ha paragoni, anche se in un recente passato tutti fummo più o meno spettatori di paurosi genocidi e di drammatiche violenze politiche in ogni parte della Terra. Quello che è accaduto a Dallas, nel Texas, è qualcosa che la coscienza ancor si rifiuta di accettare e tanto meno di capire.

È una tragedia americana, soprattutto. Che colpisce gli intimi affetti di una famiglia, di una giovane moglie e di due ignari bimbi (ciò che ha tristemente rischiarato di infinita commozione la vicende); ma che soprattutto ha inferto un duro colpo ad una democrazia per tanti popoli simbolo di progresso sociale e di libertà civili. Una tragedia che ha per precedente l'uccisione di Abramo Lincoln, redentore degli schiavi del Sud; quasi cento anni dopo anche per John F. Kennedy l'olocausto ed il martirio supremo. Non sono dunque passati invano cento anni? Come può ancora la mente umana pensare di affidare ad un'arma il diritto della ragione?

Sul cadavere insanguinato di Kennedy bisogna avere il coraggio di affrontare questo interrogativo, proprio perchè quello spaventoso ed esecrando delitto è il frutto di un fanatismo che deve sradicato dall'umanità se non vogliamo ripetere in eterno la passione di Cristo, vittima dell'intolleranza e della vendetta. A Dallas, nel Texas, è emersa in maniera paurosa la legge della forza, propria delle cupe religioni dell’odio di classe e di razza, strumento di tutte le mistiche dell'assassinio e di tutti i regimi della violenza. Può apparire incredibile che tutta ciò sia avvenuto negli Stati Uniti, conto il Presidente più democratico, più popolare, più devoto alla causa della Libertà di tutti i suoi predecessori. Eppure è accaduto.

Urge riconsiderare la validità degli ideali della democrazia; il lutto degli americani è anche il lutto del mondo civile. L'assassinio di Kennedy deve essere l'ultimo esempio di una barbara vendetta che nulla ha a che fare con i principi della pacificazione, della tolleranza, della comprensione umana; bisogna sradicare il bacilli dell’odio tipico fenomeno della guerra civile, espressione barbarica delle contese di razza, frutto inevitabile dei regimi a partito unico per i quali la soppressione fisica degli avversari equivale ad un «dovere rivoluzionario».

Questa tragedia americana, che ha visto ucciso un genio della politico, assertore indefesso dei diritti umani ed inflessibile vigilante apostolo della missione del mondo libero contro cedimenti ideologici e compromessi morali, questa tragedia americano deve rammentare al mondo che solo bandendo l’intolleranza, lo sciovinismo e l'estremismo può essere assicurata la pace degli individui e delle nazioni. John F. Kennedy ha saputo adempiere la sua missione sino al martirio; e vien da ricordare il Santo-Cancelliere Tommaso Moro e l’altro Cancelliere martire di nome Dollfuss.

Meditiamo su questa tragedia. Anche per noi italiani ci sono validissimi motivi per farlo, qui ove purtroppo la lotta politica e sindacale ha raggiunto non di rado le forme della violenza, del ricatto, dell'intimidazione; qui ove siamo giunti al punto di accettare una certo lotta di classe come motivo determinante degli eventi storici, legalizzando persino una deplorevole intolleranza a critiche, ad opinioni, a suggerimenti, quasi che coloro che stanno al potere fossero intoccabili e le loro formule di governo irreversibili. Abbiamo bisogno di imparare che cosa è la vera democrazia, sia per la doverosa applicazione della giustizia sociale, ma anche per la non meno doverosa tolleranza delle libere discussioni su programmi e strutture ministeriali discutibilissime quando fossero imperniate sull'odio di classe.

John F. Kennedy ebbe il coraggio di proclamare alti gli ideali della Libertà e della Giustizia. Pagò di persona. Il suo nome si affianca alla serie incalcolabile dei martiri che in questo secolo furono «crocifissi sull'altare della Libertà», vittime del fanatismo diabolico. La sua anima vive nel cielo degli eroi caduti in tempo di pace sotto i colpi degli assassini della politica di violenza, il suo testamento fu pronunciato a Berlino nello scorso giugno, la ove il «muro dello vergogna» degnamente simboleggia il confine tra due mondi e tra due concezioni di vita.

Disse Kennedy: «Molta gente non si rende conto della grande questione in gioco tra il mondo libero e il mondo comunista: vengano costoro a Berlino. Vi è chi dice che la via dell'avvenire è il comunismo. Venga a Berlino. E vi è chi dice che in Europa e altrove possiamo lavorare con i comunisti; venga a Berlino. Infine, coloro i quali sostengono che il comunismo è, sì, un cattivo sistema ma reca con sé il progresso economico, ebbene, proprio questi dovrebbero accomodarsi a Berlino. Il "muro" è la dimostrazione del fallimento del comunismo».

FIORINO SOLDI

20 Novembre 2020