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Mercoledì 12 Agosto 2020

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6 luglio 1950

Salvatore Giuliano. La drammatica fine del "bandito dell'epoca"

Ucciso nel cortile dove lo attendeva la "sua" donna

Salvatore Giuliano. La drammatica fine del "bandito dell'epoca"

E così è finito il più doloroso episodio di criminalità di questo dopoguerra: il «mito di Giuliano» riposa ormai sotto la terra del piccolo cimitero di Castelvetrano, il paese dove il «bandito», inconsapevolmente, è caduto nella trappola della polizia mentre si recava dalla «sua» donna e mentre stava ultimando i preparativi per espatriare a bordo di un aereo straniero.

Innumerevoli episodi di terrore, giganteschi pacchi di «pratiche» negli uffici di polizia e dei tribunali, qualche decina di individui in prigione, scandali nascosti o palesi e soprattutto circa duecento tombe (tra civili e militari), ecco quello che è il «mito di Giuliano». Ecco perchè la sua scomparsa è stata salutata dalla unanime voce del popolo e delle autorità. Ucciso stanotte alle 3,33, verso mezzogiorno di oggi, la salma di Salvatore Giuliano, crivellata di ferite, è stata sepolta in quel Castelvetrano, piccolo paese delle «belle speranze» dove al bandito brillò l'ultimo miraggio della gloria e della ricchezza attraverso l'espatrio.

Pare che nel cortile in cui Giuliano è stato ucciso, vi fossero delle abitazioni malfamate che avevano ospitato in epoca diversa altri banditi. Tutto lascia pensare che Giuliano si sia recato in quel posto per un appuntamento con una «sua» donna. Il bandito avanzava circospetto nella notte, e il capitano Perenze, aiutante maggiore del colonnello Luca, il tenente Friscia, il brigadiere Catalano e due carabinieri del Comando Forze Repressione Banditismo, gli si fecero incontro. Il bandito sgranava immediatamente il suo mitra e correva precipitosamente a rifugiarsi sotto l'arco che dà nel cortile per cercare di sottrarsi alle scariche, ma veniva immediatamente crivellato di colpi dai componenti della pattuglia che lo stendevano al suolo.

Pare che al colonnello Luca fosse giunta un'informazione secondo cui Giuliano progettava di espatriare a mezzo di un aereo straniero il quale avrebbe dovuto giungere nottetempo nel campo di fortuna di Castelvetrano, raccogliere il capobanda e decollare verso un altro Paese. Alle 21 di ieri un'autoradio abilmente camuffata stazionava nella campagna di Castelvetrano in vicinanza dell'abitato e segnalava alle squadriglie i movimenti sospetti di due individui uno dei quali era probabilmente Salvatore Giuliano. Il capitano Perenze che si trovava nella zona insieme con i brigadieri Catalano e Renzi e il carabiniere Giuffrida, intensificavano le ricerche aggirandosi attorno all'abitato.

Verso le 3,15 del mattino la squadriglia, comandata appunto dal capitano Perenze, notava due uomini armati di mitra che alla vista dei carabinieri immediatamente si separavano. "Uno dei due, che era stato subito riconosciuto dai militari dell'Arma per il bandito Salvatore Giuliano, tentava di sottrarsi all'inseguimento dei carabinieri imboccando il cortile De Maria, al quale si accede proprio dalla via Mannone. I carabinieri però, non davano al capobanda il tempo di fuggire e lo serravano da presso con i mitra spianati. Vistosi ormai perduto, Giuliano faceva fuoco contro i carabinieri sgranando alcune raffiche di mitra e, imboccato a tutta velocità il cortile, abbandonava il mitra continuando a sparare con una pistola. I carabinieri rispondevano immediatamente al fuoco ferendo Giuliano mortalmente. Raggiunto in parti vitali il capobanda faceva ancora pochi passi, poi barcollava e si accasciava al suolo esanime.

Nel portafogli Giuliano non aveva denaro, aveva soltanto una fotografia del bandito Rosario Candela, ucciso recentemente in conflitto dalle squadriglie del C.F.R.B.

L'operazione di polizia odierna fa parte di una serie di battute e di ricerche, intensificate in questi ultimi tempi, alle quali Giuliano era sempre riuscito a sfuggire. Non deve recare sorpresa il fatto che il bandito sia stato ucciso in territorio di Trapani perchè era noto che in quel territorio egli contava dei favoreggiatori e pertanto si riteneva al sicuro.

ROMA, 5. — Il Presidente del Consiglio on. De Gasperi, appena giunto stamane al Viminale, si è recato nell'ufficio del ministro dell'interno on. Scelba, al quale ha espresso le sue felicitazioni personali e quelle del governo per la brillante conclusione delle operazioni delle forze del col. De Luca contro la banda Giuliano.

Nel ricevere i giornalisti il ministro dell'interno ha detto che la scomparsa di Giuliano pone una pietra definitiva sul banditismo siciliano, uno degli aspetti peggiori di questo dopo guerra.

«D'altra parte, ha egli osservato, la notizia non mi ha sorpreso perchè era attesa; nelle ultime settimane ero stato informato che il cerchio si stringeva giorno per giorno attorno a Giuliano, con l'eliminazione di tutti gli elementi della sua banda, arrestati o uccisi in conflitto. La scomparsa del bandito è il risultato dell'azione preordinala da tempo dal Corpo repressione banditismo: Giuliano aveva da vari mesi abbandonata la zona di Montelepre e incalzato dalle forze del col. Luca è stato isolato e circondato nella zona di Castelvetrano.

Con la scomparsa di Giuliano è la fine del banditismo siciliano, ha osservato il ministro, e non vi è motivo per mantenere ancora il Corpo repressione banditismo verso il quale va la gratitudine del governo e della nazione.

27 Giugno 2020