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Domenica 29 Marzo 2020

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21 febbraio 1965

Considerazioni sul quadrivio di S. Sofia

o cantone Del Roberto (al semaforo di Piazza Cavour)

Considerazioni sul quadrivio di S. Sofia

Le costruzioni «provvisorie» al crocevia  dei semaforo di piazza Cavour sono state eliminate. La piazza avrà quindi una nuova sistemazione. Non si direbbe che anche un crocevia, semplice come tanti altri della città, possa essere motivo di rievocazione storica, ma, specialmente quando appartiene al centro storico, non è meno interessante di qualsiasi insigne monumento.

Già in passato riferivo che i massi di una pavimentazione stradale romana, in corrispondenza del nostro quadrivio, conservavano sulla faccia superiore le tracce di carreggiate. Queste testimonianze con altre del genere in diversa profondità parimenti solcate, anche lungo la via Verdi e corso Campi, consentivano di accertarne l'orientamento nord-sud ed il costante uso.

I dati, inseriti in altre considerazioni di topografia antica, portavano di conseguenza al riconoscimento, quasi certo, del cardo maximus urbis Cremonae.

La via, appartenente al quadrivio considerato ed identificata, con tanta probabilità, nella sua fondamentale importanza, risaliva quindi al nucleo primitivo romano, tracciato, molto probabilmente, secondo i canoni della ritualistica augurale, accompagnante l'opera dei gromatici fondatori. La strada non perdette mai, anche attraverso il Medio Evo ed il Rinascimento, la sua originaria caratteristica. Infatti o con la dizione di Strada Magna nel documento del o di Strada Magistra, come appare nella carta di A. Campo del 1582, compresa da «Le Ponte» alla soppressa «S. Sofia», la via mantiene un primato di importanza in molteplici secoli di vita cittadina, che oggi si distingue ancora con l'infelice primato del traffico.

La parte più a sud dell’incrocio è stata  poi teatro di fatti storici interessantissimi. Riporto pertanto un estratto dell'opera di Cavalcabò “Le vicende dei nomi delle Contrade di Cremona”  nel capitolo «le mura del secolo decimo»: «...Il luogo ove fu costruita la Chiesa di S. Giacomo, chiamavasi "Braida", termine longobardo per marcare un terreno in prossimità di luogo abitato. Le mura avranno quindi proseguito lungo l'attuale via G. Cadolini per raggiungere il nostro Corso Vittorio Emanuele fra Piazza Cavour e Via A. Ponchielli e un terzo circa di percorso dalla piazza, ove sorgeva un'altra porta, chiamata anticamente Porta Marzia. Questa è forse la porta di cui si conosce l'esatta posizione per resti di fondamenta scoperti nel secolo scorso durante lavori di sterro. Prese poi il nome di Porta Ariberti, dal Vescovo Ariberto di Milano, secondo quanto afferma Galvano Flamma, che ebbe ad occupare, dopo il 1018, tre porte di Cremona, assegnando questa ai suoi parenti Arzago e Dovara: i Dovara abitavano infatti pressi questa porta…

Dalla pianta di A. Campo del 1332 si ricava esattamente l'ubicazione, di S. Sofia al crocicchio della Platea Parvi (Piazza Piccola) con tutte le altre piante degli edifici circostanti. Stupisce però la collocazione dei due soli ingressi lungo il Corso Vitt. Eman. La Chiesa ebbe però delle trasformazioni e in una stampa del 1731 ha la facciata, che parrebbe però con le aperture otturate, rivolta, antitradizionalmente, ad est.
Di S. Sofia dunque eccetto la planimetria compilata dal Campo, e speriamo verosimile, non si sa poi molto!

20 Febbraio 2020