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Mercoledì 11 Dicembre 2019

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21 novembre 1947

Riavvolto nel mistero il delitto di Piazza S. Agostino

Dopo 11 mesi di istruttoria, il sospettato è stato prosciolto e liberato

il delitto di Piazza S. Agostino

Se eventuali, ulteriori indagini non daranno risultati, il delitto di Piazza S. Agostino, che un anno fa commosse tanto la cittadinanza, resterà impunito. Ieri mattina, infatti, su ordinanza del giudice istruttore,  è stato rilasciato quel Gino Lazzari che undici mesi or sono era stato tratto in arresto perché su lui pareva gravasse qualche sospetto.

Ma al vaglio dell’istruttoria, il sospetto è risultato assolutamente infondato e Gino Lazzari, dopo undici mesi di detenzione, è stato rimesso in libertà. Undici mesi di carcere debbono essere  assai gravi per un innocente nel cui animo può sempre pesare il dubbio che se un primo errore (quello dell’arresto preventivo) è stato commesso, un altro, e assai più grave, può minacciarlo: quello della condanna. Per fortuna il peggio non si è verificato.

Stranissima, questa istruttoria. Come si ricorderà, quando l’affittacamere Pennelli venne trovata uccisa a colpi di coltello nella sua casa di Piazza S. Agostino, ospitava un pubblico da romanzo.

Fra gli altri, vi erano i componenti di una compagnia “guitti”, che recitavano nelle campagne vicine. Per una serie di circostanze, la polizia pensò che il delitto fosse stato commesso, a scopo di furto, da uno di questi poveri artisti; ed i maggiori sospetti caddero sul Lazzari, che venne “fermato”.

Purtroppo, quando si leggono resoconti di giornali o verbali di interrogatori, si trova assai spesso l’espressione “cinico”. Molte volte, non si tratta di “cinismo”, ma di freddezza, di incapacità a esprimere i propri sentimenti.

Lazzari non è un uomo espansivo. Forse se avesse urlato la propria innocenza, se si fosse disperato per l’errore che veniva compiuto ai suoi danni, sarebbe stato creduto. Ma non protestò, non si disperò. Si limitò ad affermare la propria innocenza e basta. Venne definito “un cinico” e passato alle carceri.

Ed ecco l’istruttoria. Dove erano andati a finire i suoi compagni d’arte?
Un po’ dappertutto. L’avv. Mazza dovette cercarli e rincorrerli nelle più disparate regioni d’Italia, dovette farli interrogare dai più diversi giudici istruttori, per rogatoria. E più persone venivano interrogate, più il dubbio contro il Lazzari si dissolveva nel nulla.

Ma i giudici istruttori non sono persone tenere. Essi hanno bisogno di frugare, di rimestare, di giungere, ad ogni costo, ad una realtà che li convinca. Ogni tanto, rileggendo la pratica, il giudice trovava un nuovo appiglio, un nuovo spunto. Forse la convinzione che il Lazzari fosse innocente, aveva fatto breccia nel cuore del giudice; che però non aveva ancora trovato il motivo per una convinzione assoluta.

Ed ecco l’avv. Mazza riprendere i suoi viaggi per trovare altre persone: un fotografo ambulante, per esempio, che faceva parte della strana popolazione di quella casa al momento del delitto e un altro “guitto” che pareva essere scomparso.

Finalmente, anche il giudice si formò la sua certezza: il Lazzari era innocente. Ieri l’altro sera, l’avv. Mazza potè avvicinare il carcerato e annunciargli l’imminente liberazione. Si era attesa una esplosione di gioia. Non sentì che qualche parola di ringraziamento per il tanto lavoro svolto a beneficio di uno sconosciuto. La freddezza naturale del carattere del Lazzari, si manifestò anche in questa occasione.

Ieri mattina, finalmente, verso le 10, un agente di custodia aprì la cella dell’innocente e gli annunciò la liberazione con la frase tradizionale: “Lazzari: fuori con tutta la sua roba”.

21 Novembre 2019