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Mercoledì 11 Dicembre 2019

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20 novembre 1977

I bersaglieri cremonesi

I bersaglieri cremonesi

Quanti sono i cremonesi che hanno avuto l'orgoglio di portare il cappello piumato dei bersaglieri? Il calcolo consuntivo è impossibile, anche perchè non esistono ragguagli statistici. È  tuttavia innegabile che i nostri conterranei che vantano questo «privilegio» sono stati e sono numerosissimi. Parlare di migliaia di «fiamme cremisi» — città e provincia — non appare fuori luogo. Attorno ai piumetti è fiorita una gustosa antologia di frasi lapidarie, che zampillano di fiducia e di simpatia: un bersagliere dovrebbe, quindi, fare « tre salti mortali anche dopo morto», compiere «un passo in avanti se le baionette sono troppo corte», avere «i baffi biondi e gli occhioni neri», infine, «non stancarsi mai». Vi è di più: infatti, «chi è bersagliere a vent’anni lo è per tutta la vita».

Il ceppo cremonese è formato da gente sana e laboriosa, che conosce ed onora il sudore della fronte. Perciò una gente di camminatori e pedalatori, i quali entrano a pennello nella impaginazione bersaglieresca, quella tradizionale che vede i fanti piumati correre ritmicamente al suono di una fanfara — «Questa è una corsa di resistenza... chi non resiste non va in licenza!...» — oppure «remare» in sella ad un velocipede con le gomme piene e con lo «scatto fisso». Le contaminazioni contemporanee, dovute alla motorizzazione ed alla meccanizzazione, fanno arricciare il naso ai «veri figli di La Marmora». Un bersagliere è tale soltanto se sa correre e se sa andare in bicicletta. Il resto è soltanto contorno.

La tradizione cremonese in questo campo si ricollega ad una figura leggendaria, quella di Giacomo Pagliari — nato a Persico e vissuto a Stagno Lombardo — caduto alla breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870 e decorato con medaglia d'oro. Aveva il grado di maggiore e comandava il 34° Battaglione.

In precedenza — cioè nel 1855, quand’era luogotenente – prese parte alla spedizione di Crimea, voluta da Cavour. Questo capitolo militare si ricollega ad uno speciale indumento, che nei «profani» suscita una domanda: perché i bersaglieri portano talvolta il «fez», cioè un insolito copricapo rosso, a tronco di cono, con un fiocchetto azzurro? La risposti è legata alla battaglia della torre di Malakoff, vicino alla Cernaja – dove Giacomo Pagliari ottenne la «menzione onorevole» – che vide i bersaglieri comportarsi in modo splendido: i soldati turchi, che erano al loro fianco, ammirati del coraggio e del valore dei fanti piumati, si privarono dei loro «fez» per regalarli agli italiani in segno di fratellanza.

Alessandro La Marmora fondò i primi battaglioni autonomi di «fanteria celere» il 18 giugno 1836: è quindi assai probabile che Giacomo Pagliari abbia avuto dei predecessori cremonesi. È tuttavia innegabile che è stato la figura di maggior prestigio espresso – in questo settore militare – dalla nostra area. La dedica alla sua memoria della sezione cittadina della Associazione Bersaglieri appare perciò pertinente e logica.

20 Novembre 2019