il network

Martedì 19 Novembre 2019

Altre notizie da questa sezione


3 novembre 1950

È morto George Bernard Shaw

la più scanzonata e irriguardosa personalità del secolo

È morto George Bernard Shaw

In tutte, le civiltà, anche  nelle più splendenti, si è inserito, quasi per un naturale contrappeso un genietto malefico, che ha roso, messo in dubbio e ironizzato la loro effettiva grandezza, ponendo inquietanti interrogativi sui termini e sui limiti di questa magnificenza. Così la dialettica dei sofisti e di Aristofane ha turbato l'olimpica serenità greca, le satire di Petronio e di Marziale e sotto certi aspetti anche quelle di Orazio hanno fatto da contrappunto alla solidità priva di umorismo dei romani, e la scontrosità di Cecco Angiolieri e la sublime indifferenza di Francois Villm hanno modulato fuori tono nel corale del misticismo medioevale.

Giorgio Bernardo Shaw è stata la più scanzonata e irriguardosa personalità del secolo; socialista nel trionfo liberale, vegetariano in una epoca di cannibalismo, maleducato in una società compitissima, irlandese in un mondo inglese, Shaw aveva tutte le caratteristiche per preoccupare, turbare e scandalizzare l'incrollabile convincimento di superiorità e di perfezione che è caratteristico degli inglesi.

Essi cercarono in ogni modo di combatterlo da prima, e d'assorbirlo poi negli equilibrati convenzionalismi del loro mondo, ma non vi riuscirono mai: Shaw andò sempre avanti, sostenuto dalle formidabili armi del suo umorismo che si traduceva in una serie imprevedibile di sconcertanti paradossi, dalla sua rudezza e dalla sua maldicenza, spesso alternati a commoventi esplosioni di sentimento.

Personalità veramente regale, schiva di compromessi con gli altri, dispostissimo a concederli a se stesso, lieto di contraddirsi, incoerente e dispotico, Shaw visse e prosperò alle spalle delle ostilità che creava intorno a sé, e che di contraccolpo gli creavano una notorietà ed una schiera di amici sempre più estese.

Ma egli rideva di questa e di quelli, portato com'era a ridere anche di se stesso, a demolire tutto intorno a sé, detestando la serietà, e ricreandosi continuamente in una polemica che traeva origine dalle sue immancabili reazioni a tutti gli avvenimenti più logici e più attesi.

Il teatro gli ha dato una fama universale, ed invero Shaw era un bravo commediografo, e assai di più lo sarebbe stato se il suo strambo umore, la sua irrequietezza, la necessità stessa di porsi sempre in funzione polemica non lo avessero spesso spinto alla ricerca di una originalità, verso acrobatismi che finivano per nuocere all'equilibrio delle sue opere.

Ma Shaw non era solo un commediografo, né solo un poeta, un polemista, un sociologo o un oratore. È stato al tempo stesso tutto questo, ma anche qualche cosa di più. In quel suo stravagante andare contro corrente, in quel suo irridere ogni convinzione codificata c'era una disperata volontà di salvare in sé e nel mondo quell'anelito di individualismo che si andava perdendo, nella indifferenza sin troppo ostentata per il parere comune, in quell'irridere al proprio cuore e alle speranze degli altri c'era una segreta umiltà, anche più vera sotto la maschera della sua esteriore scontrosità.

Nato a Dublino il 26 giugno 1856, sin da studente egli meravigliò per l'originalità e l'insofferenza della sua personalità.

Trasferitosi a Londra si gettò a capofitto nelle molteplici polemiche politiche, sociali ed artistiche di cui era ricco quell'ambiente, battendo ben presto una strada su cui non era possibile seguirlo. Rappresentò la sua prima commedia «Non olet» nel 1892 e da allora il suo nome e le sue opere fecero un baccano d'inferno per tutti i palcoscenici del mondo, richiamando ovunque folle enormi e dividendo nell'esaltazione o nell'ostruzionismo in due schiere il campo della critica.

Da quell'anno le sue opere non si contano più, belle o brutte che fossero tutte erano basate su un'ansia di distruzione di credenze, di miti, di fedi, di metodologie; egli combatteva contro la scienza e contro l'arte, contro la politica e contro gli uomini, ma soprattutto control'ipocrisia perchè il suo i sogno era un mondo più vero e più semplice, riformato da una maggiore sincerità e da una più viva comprensione reciproca.

Shaw, giunto ormai all'età di 94 anni, aveva ancora una grande aspirazione: quella di superare il secolo.

Lo scorso anno, in occasione del compleanno di Gustavo V di Svezia, col quale era legato da intima amicizia, gli aveva spedito un messaggio così formulato: «Forza Maestà, siamo in testa».

Sopraggiunta la malattia che doveva portarlo alla morte, nell'uscire dall'ospedale dopo l'operazione al femore, aveva commentato: «Se riesco a sopravvivere questa volta sarò immortale».

E probabilmente aveva ragione, ma la sorte non è stata benigna con lui, e gli ha giocato uno di quei tiri burloni in cui egli era maestro, togliendolo alla vita ad una settimana di distanza dal suo amico, con cui «era in testa» in questa tragica corsa dalla fine segnata.

E con la sua scomparsa il mondo si è fatto più angusto, meno allegro e commosso.

02 Novembre 2019