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Domenica 18 Agosto 2019

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28 giugno 1956

Si perdono nella notte dei tempi le origini della fiera di S. Pietro

Si perdono nella notte dei tempi le origini della fiera di S. Pietro

Ogni anno, nell'imminenza della fiera di S. Pietro, ci pervengono lettere di persone che desidererebbero sapere tante cose su questa tradizione cremonese: le sue origini, la sua antichità, la sua ubicazione. Abbiamo avuto altre volte occasione di dire che le origini della fiera di S. Pietro si perdono nella notte dei tempi, che gli antichi scrittori di storia patria non ne hanno mai parlato, che gli archivi sono assolutamente privi di indicazioni che possano aiutare a conoscere qualcosa. Così bisogna accontentarsi di accettare la fiera com'è, senza voler indagare sull'epoca in cui sorse.

Si possono però fare delle facili induzioni. Una volta, i negozi erano assai meno numerosi di quel che siano oggi e lo stesso commercio aveva un impulso completamente diverso. Soltanto le grandi matrone potevano consentirsi il lusso di quegli abiti sontuosi trapunti d'oro o d'argento, damascati o broccati; e non pare se ne facessero molti, di questi splendidi vestiti, nel corso della vita. I popolani, dovevano accontentarsi di vesti modestissime per le giornate festive; durante il lavoro, specialmente quello manuale dei campi e delle botteghe artigiane, dovevano indossare abiti dimessi. Con un simile tenore di vita, le fiere potevano servire non soltanto ad offrire la possibilità ai meno abbienti di comperarsi qualcosa che costasse meno che nei negozi, ma anche a tenersi al corrente con le novità.

In epoche di viaggi lenti, che venivano effettuati soltanto eccezionalmente, queste fiere ponevano, in certo qual modo, a contatto le produzioni tipiche di una città con i consumatori di altre zone. Pare che, anticamente, queste fiere fossero più numerose: non sarebbe da escludere, infatti, che ogni parrocchia avesse la sua fiera in occasione della festa del patrono. Poi, con l'andar dei tempi, queste piccole fiere regionali sparirono, e rimase soltanto quella di San Pietro, che essendo più vicina all'epoca del raccolto dei prodotti della terra e della vendita dei bozzoli (che una volta costituivano una voce di notevole entità nell'economia familiare della gente di campagna) pareva la più favorevole agli effetti commerciali. È un fatto che un secolo fa la fiera era in piena efficienza e si svolgeva nel rione di porta Po. Al teatro Filodrammatici vi è un sipario che risale appunto a un centinaio d'anni addietro e sul quale è dipinta la chiesa di S. Pietro, fronteggiata da una fila di bancarelle.

Sostanzialmente, da lunghi lustri a questa parte, la fiera è sempre stata quel che è anche oggi; le variazioni che si sono verificate, si debbono alla evoluzione dei gusti e al continuo miglioramento del tenore di vita dei cittadini. Sono spariti, così, i padiglioni miserrimi ove per un soldo o due potevano essere «ammirati»  strani fenomeni della natura, quali i vitelli a tre gambe o la «donna cannone» o la «donna più piccola del mondo» e al loro posto sono sorti dei padiglioni ricchissimi, ove l'arte meccanica è riuscita a realizzare effetti strani e curiosi; non c'è più la giostra messa in movimento dal cavalluccio bendato, costretto ai lavori forzati intorno al perno centrale, e ci sono, invece, le autopiste. I banchetti, a loro volta, offrono una varietà di merci e di giuocattoli che anni or sono sarebbe stata inconcepibile.

In altri tempi, per S. Pietro veniva posto in vendita un oggetto che apparteneva alla tradizione della fiera cremonese, ma che ormai è scomparso e che ben pochi debbono ricordare: i cosiddetti «castelli». Si trattava di bastoni lungo i quali erano fissati cerchi concentrici di cartone colorato, ai quali venivano poi appesi dolci ed altri piccoli doni. Una variazione esotica dell'albero di Natale, si potrebbe dire. Ogni bambino desiderava avere questo piccolo regalo; ogni mamma si faceva un dovere di accontentare il proprio piccolo. Si dice che si chiamassero «castelli» perchè volevano raffigurare il castello di Cremona, quello di Santa Croce che sorgeva sull'area dell'attuale piazza Castello e del quale non è conservato che il rudere del «torrione» di via Ghinaglia. Questi «castelli» potrebbero costituire il blasone di antichità della fiera di San Pietro.

27 Giugno 2019