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Domenica 18 Agosto 2019

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10 aprile 1980

Scoperti durante un restauro venti secoli di storia di Cremona in una sola casa

Interventi effettuati nel 1913 avevano stravolto le caratteristiche e le linee dell'edificio la cui costruzione potrebbe risalire all'epoca bizantina

Scoperti durante un restauro venti secoli di storia di Cremona in una sola casa

Via Gabriele Faerno fino al secolo scorso si chiamò «Contrada della carità» e l'attuale via Felice Geromini nella carta di Cremona del Campi è indicata come ''Strada rubra'', cioè rossa, denominazione che mantenne fino a tutto il secolo XVIII.

Lo stabile di cui ci occupiamo comprende la parte estrema di un isolalo delimitato dalle vie Geromini, Faerno e Valcarenghi. Nello stabile in questione è in corso da parecchi mesi un cantiere che sta provvedendo a ristrutturare l'edificio per uso abitativo, ma tale intervento, per la prima volta a Cremona, è stato concepito secondo criteri del tutto nuovi e con metodologie altrettanto nuove determinate dall'essere lo stabile un autentico spaccato di storia e di architettura locale con caratteristiche di tutto rilievo.

La risultanza è stata perciò un felice e quasi unico compromesso tra esigenze private di utilizzo completo e funzionale ed esigenze di recupero alla dimenatone pubblica di un patrimonio di altissimo interesse e di notevole valore.

In epoca romana la zona  dove sorge attualmente l'edificio in esame si trovava all'esterno del «pomerio» cioè della cinta muraria della città che peraltro, nelle immediate vicinanze del centro abitato, doveva presentare non pochi insediamenti che oggi chiameremmo «industriali» con attive senza dubbio numerose fornaci per la lavorazione del cotto, manifattura che nel cremonese ha costituito per svariati secoli la spina dorsale dell'economia del territorio.

Durante gli scavi effettuati per la realizzazione delle cantine e dei garage sotterranei sono venuti alla luce alcuni coccetti romani con impressa la firma di un vasaio dell'età presumibilmente imperiale che doveva essere uno degli artefici più rinomati della Cremona romana. I frammenti vascolari si trovavano inoltre inseriti in un contesto strutturale che richiamava con buona approssimazione una fornace appunto di vasaio.

I lavori dì sondaggio delle fondamenta, ad una quota di poco superiore a quella citata, avevano già incontrato un consistente strato di terreno vergine — un deposito alluvionale di detriti e sabbia — che non avrebbe certo fatto supporre dell'esistenza di tracce archeologiche ad una profondità maggiore. La ragione si spiega probabilmente con la presenza nelle vicinanze dei corsi della Cremonella e del Marchionis alcune divagazioni dei quali, avvenute in epoca post-romana o anche durante una delle numerose crisi tardo imperiali, possono aver ricostituito uno strato di terreno vergine al di sopra di precedenti insediamenti. Ma restano semplici ipotesi.

Sotto lo strato di terreno vergine, si trova inoltre l'imposta di un muro in mattoni con due aperture di cui una maggiore, corrispondente ad una porta, ed una minore, a lato della prima. Le due aperture sono entrambe ad arco di cui quello della porta si presenta «cigliato», cioè con un breve aggetto che ne accompagna la curvatura. Il muro è verosimilmente l'ultimo vestigio rimasto di una abitazione che presenta inoltre la particolarità di avere il prospetto rivolto dalla parte dell'attuale cortile; l'edificio aveva cioè un orientamento contrario a quello assunto in seguito dai successivi fabbricati.

L'attuale via Faerno probabilmente non esisteva, inoltre la profondità delle fondamenta — l'attuale piano stradale doveva corrispondere circa al tetto —, la vicinanza stratigrafica con i reperti romani, il terreno vergine soprastante, la mancanza assoluta di reperiti pavimentati all'interno della costruzione (in altre parole il pavimento era di terra battuta) ne rendono problematica la datazione. Le ipotesi possono essere molteplici tutte più o meno suggestive ed audaci e possono vertere su un arco di parecchi secoli; praticamente dall'età bizantina a quella longobardica o altomedievale.

In ogni caso a tutto il secolo XI o forse prima la costruzione era già stata demolita in massima parte e incorporata in una successiva abitazione.

Coevo è pure lo scavo di un pozzo, determinato forse da più intensi insediamenti o anche da un più «sostenuto» tenore di vita, tuttora esistente ed attivo, situato approssimativamente all'angolo sud-est del cortile e riconducibile senza alcun dubbio alla fase «gotica» dato che i mattoni usati per il suo rivestimento interno rimandano direttamente a quelli degli archi acuti. I pozzi esistenti tuttora all'interno del fabbricato sono per il vero tre, di cui due senza dubbio antichi ed il terzo torse settecentesco; quest'ultimo però potrebbe anche risalire più all'indietro ed allinearsi ai precedenti. Tale numero, elevato considerando l'esiguità dello spazio in cui i pozzi so no compresi, suffraga l'ipotesi di un antico frazionamento delle proprietà che dovevano a loro volta presentarsi verosimilmente dotate ognuna del suo orto con il pozzo. 

 

Il dettaglio dell'angolo sud-est del cortile con le colonne romaniche sormontale da archi acuti del periodo successivo.
La terrazza visibile in scorcio sulla destra appartiene invece agli interventi effettuati nel 1913.
Alla base della colonna di centro, in corrispondenza dello scavo, uno dei tre pozzi medievali rinvenuti.

08 Aprile 2019