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Agricoltori in piazza a Bruxelles: trattori contro Pac e Mercosur

Migliaia di manifestanti da tutta Europa davanti alle istituzioni Ue chiedono reciprocità commerciale, risorse adeguate e politiche agricole solide. Confagricoltura guida la delegazione italiana: «Il settore primario è strategico, servono scelte chiare»

Andrea Niccolò Arco

Email:

andreaarco23@gmail.com

18 Dicembre 2025 - 15:53

Agricoltori in piazza a Bruxelles: trattori contro Pac e Mercosur

BRUXELLES - Trattori in strada, bandiere verdi e una parola che torna ossessiva: reciprocità. Da tutta Europa gli agricoltori sono tornati a farsi vedere e sentire nel cuore delle istituzioni Ue, mentre dentro l’EuroBuilding i capi di Stato e di governo discutevano di futuro. Fuori, invece, il presente aveva il rumore dei motori e il peso delle scelte mancate, con un focus particolare sui tagli illogici e la fragile struttura della prossima PAC e i discutibili accordi Mercosur.

La manifestazione di oggi ha infiammato la ‘capitale’ politica del Continente, e la moltitudine del Primario guidata dal Copa-Cogeca ha portato a Bruxelles migliaia di agricoltori e oltre mille mezzi. In testa la delegazione italiana, una delle più numerose, con Confagricoltura in trincea. A margine del corteo è intervenuto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagri e del Copa: «Abbiamo rimarcato alla presidente Von der Leyen i motivi per cui gli agricoltori sono in piazza. L’agricoltura è un asset strategico e come tale va gestito, sia in termini di risorse che di visione».

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«Oggi garantiamo la sicurezza alimentare, il mercato europeo è il principale mercato al mondo e non possiamo aprirlo a chiunque voglia arrivare, senza avere i nostri standard di produzione». Da qui la richiesta di reciprocità negli accordi commerciali e di regole che consentano agli agricoltori di fare davvero impresa. «Chiediamo migliori leggi, non semplificazioni, ma leggi che permettano a tutti noi di essere imprenditori».

Nel mirino anche il prossimo bilancio pluriennale 2028-2034 e il futuro della PAC. Meno risorse, più vincoli, più burocrazia: una combinazione che, secondo Confagricoltura, non regge davanti a cambiamento climatico, tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati. «Servono politiche forti, autorevoli e ben finanziate. Ma soprattutto politiche che tengano l’Europa unita», ha ribadito Giansanti.

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Una delegazione ridotta di agricoltori, con Giansanti in prima linea, ha incontrato in mattinata Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e il commissario all’agricoltura Christophe Hansen. Nel pomeriggio, un confronto più ampio con altri commissari, dal bilancio al commercio all’ambiente. Segnali di ascolto, per ora. Le risposte, ancora no.

La tensione non è mancata. Nel quartiere europeo alcuni disordini hanno portato all’intervento della polizia con idranti e fumogeni. Episodi da cui le organizzazioni agricole del Copa-Cogeca hanno subito preso le distanze, rivendicando la natura pacifica del corteo partito dalla Gare du Nord.

Secondo le stime ufficiali erano 10mila i manifestanti. Numeri che raccontano un disagio diffuso, non episodico. La protesta non è contro l’Europa, ma per l’Europa, sostiene Confagricoltura: quella che produce, investe, rispetta regole stringenti e chiede, in cambio, di non essere lasciata sola. Perché senza agricoltori, di strategico, resta ben poco.

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Agricoltura e zootecnia cremonese, lo sappiamo ormai, sono viste come guida ed eccellenza in Europa e nel mondo, e proprio per questo la rappresentanza sindacale del nostro territorio non poteva che essere al centro del dibattito anche, e soprattutto, nel momento più delicato. Il presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi Cesare Soldi, in diretta dalla manifestazione ha messo sin da subito le cose in chiaro: «Dopo la protesta dello scorso 16 Luglio a Bruxelles proprio in occasione della presentazione della proposta della prossima programmazione PAC, oggi siamo di nuovo ritornati in piazza. Lo abbiamo fatto – precisa – a fianco di altri migliaia e migliaia di agricoltori. Il budget previsto per la PAC con un taglio del 20% è inaccettabile. Stiamo già subendo delle fortissime contrazioni, in alcuni casi fino al 40%, dei pagamenti diretti nell’attuale programmazione. Questo non è più tollerabile perché – ricorda con fermezza – si andrebbero a bloccare le economie di interi territori, quello cremonese incluso. La proposta della PAC è inadeguata non solo dal punto di vista del budget ma anche della governance perché si andrebbe a smantellare l’attuale struttura, passando la palla ai singoli Stati con il rischio di innescare pericolose differenze di politiche agricole tra Stato e Stato. Abbiamo protestato anche – chiosa il numero uno della Libera – contro la proposta del trattato Mercosur, e del suo non rispetto delle regole di reciprocità coi Paesi Terzi. Lo abbiamo fatto poi più in generale per richiedere una semplificazione della burocrazia green che si fa sempre più pressante per le nostre aziende»

Il commento non meno a caldo della delegazione con il vicepresidente Libera Lorenzo Severgnini, il direttore Renzo Ardigò, il membro di giunta Emanuela Donelli e il consigliere Sec Carlo Alberto Gipponi segue la stessa cristallina linea di pensiero: «Un’esperienza intensa – hanno affermato a latere della protesta –. Abbiamo potuto toccare con mano come tutta l’Europa agricola condivida le stesse preoccupazioni e problematiche». Lo scambio interculturale e il dialogo internazionale, qui la chiave del tutto, ha confermato che il fronte è unito e compatto, come d’altronde ci si sarebbe aspettato. Questo non fa che rendere ancora più forti e indifferibili le rivendicazioni del settore: «Abbiamo potuto parlare con agricoltori polacchi, ungheresi, slovacchi, spagnoli e francesi ed effettivamente la voce – confermano – chiede all’unisono un cambio di rotta da parte del governo Von der Leyen. Il nostro – chiosano amaramente ma con un filo di speranza nel futuro – è ormai un settore stretto tra Green deal e una concorrenza globale priva delle nostre rigide regole e con costi di produzione inferiori».

Insomma se Cremona, che ha fatto e fa scuola a livello planetario per ricerca, innovazione e tecnica lancia un allarme seguito da un appello ancora più accorato, l’Unione non può che fermarsi e non solo ascoltare, ma ragionare. O meglio, mettersi per una volta in discussione. Perché si può sbagliare. Ma ci vogliono coraggio e intelligenza, quelli veri, per ammetterlo.

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