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Caro sindaco, la moschea non è una priorità

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

06 Ottobre 2014 - 13:58

Caro sindaco, la moschea non è una priorità

«Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume». Così recita l’articolo 19 della Costituzione italiana. Un deterrente a chi intende derogare dal principio costituzionale l’ha creato il Tar con la sentenza che boccia il Piano di governo del territorio di Brescia, approvato nel 2012, perché sprovvisto di spazi destinati al culto non cattolico. I sindaci chiamati a rispondere alle richieste d’apertura di luoghi di preghiera da parte di una qualsiasi comunità religiosa sono avvisati. La legge fondamentale dello Stato e la sentenza del tribunale amministrativo regionale non offrono margini di interpretazione né vie d’uscita al primo cittadino di Crema, che si vede costretto ad accogliere la domanda di concessione di un centro per la professione dell’islam. A onor del vero non pare che Stefania Bonaldi debba fare violenza su se stessa per soddisfare questa richiesta. Al contrario. Ha prontamente dimenticato gli impegni elettorali e si è lanciata in una crociata a favore degli islamici. Tanto fervore è quanto meno superfluo, dato che i musulmani vedrebbero comunque riconosciuto il loro diritto di avere un luogo di preghiera. Visto il precedente bresciano, sarebbe stato improvvido per l’Amministrazione comunale di Crema bloccare la pratica. Ma non era richiesta tanta solerzia nell’apportare le modifiche del Pgt necessarie alla costruzione del centro. La chiamano musalla per non destare allarme tra la gente. Giocare con le parole mistifica la realtà: quella che sorgerà a Ombriano è a tutti gli effetti una moschea.

Incurante dei timori dei cittadini, manifestati anche con la massiccia sottoscrizione di petizioni, la giunta Bonaldi procede come un rullo compressore. Non altrettanto ha fatto in frangenti più importanti. Premesso che l’accorpamento degli uffici giudiziari è doveroso, non risulta che l’Amministrazione comunale di Crema si sia spesa più di tanto per salvare il suo tribunale. E non muove un dito per difendere l’autonomia del suo ospedale. Da un lato si accetta supinamente lo scippo di uffici e servizi che qualificano il territorio, dall’altro si pretende di difendere le prerogative cittadine affossando la candidatura del sindaco di Cremona alla presidenza della futura Provincia. Battaglie di retroguardia, ispirate unicamente a revanscismo campanilistico, vengono spacciate per interventi a tutela del Cremasco e della sua identità storica, culturale ed economica. Stefania Bonaldi blocca Galimberti sulla nascitura Provincia, zittisce il segretario provinciale del Pd Piloni, attacca quello nazionale Renzi e minaccia di querelare l’avvocato Ermete Aielllo e il forzista Antonio Agazzi. Qualcuno dovrà spiegarle che compito di un sindaco è ascoltare e decidere, non innescare conflitti. Avrebbe dovuto confrontarsi coi cittadini e con i partiti d’opposizione su una questione così delicata come l’apertura di una moschea, sapendo che non solo in Italia si tende ad associare ai luoghi di culto islamico le scuole coraniche dove trova spazio la propaganda di tesi radicali di matrice jihadista. Bisognava informare la gente più di quanto non sia stato fatto, sapendo che molti ancora ricordano l’inchiesta sulla sala di culto musulmano di via Mazzini a Crema e soprattutto la chiusura vent’anni fa di quella di Cremona, che si dimostrò un covo di pericolosi estremisti.

La moschea non era una priorità per Crema e per i cremaschi. Lo è, inspiegabilmente, per l’Amministrazione e il Pd che ieri ha promosso un volantinaggio in città a favore della moschea. Un attivismo degno di miglior causa.

Vittoriano Zanolli

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