L'ANALISI
06 Gennaio 2026 - 09:18
Maurizio Ferraroni
CREMONA - Un più 0,47% del Pil, previsto nel 2026 dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, che certo non suscita grande entusiasmo tra le categorie economiche provinciali. Si tratta però pur sempre di una stima, come tale suscettibile di variazione. E per questo motivo il presidente degli industriali, Maurizio Ferraroni, invita ad attendere i dati reali sull’andamento dell’economia cremonese. Intanto, quelli dell’ultimo trimestre 2025, che dovrebbero arrivare tra qualche settimana, numeri che potranno fornire indicazioni concrete in prospettiva primi mesi del nuovo anno, poi il report gennaio-marzo 2026.
«I dati più recenti della Cgia di Mestre – sottolinea Ferraroni – ci consegnano solo una fotografia previsionale idonea ad una prima riflessione sul nostro territorio. Servirà il prossimo trimestre per avere dei dati più solidi su cui ragionare. Commentare degli exit poll potrebbe essere fuorviante, ma dobbiamo ragionare ad un livello più alto, le classifiche si addicono meglio al mondo sportivo». Ci sono comunque territori lombardi che corrono il doppio di Cremona, come Varese, dove il Pil è previsto in crescita dell’uno per cento, e altri confinanti, come Lodi e Mantova, dunque con caratteristiche simili a quelle della provincia cremonese, che hanno prospettive migliori di crescita.
«Ritengo importante fare una precisazione di fondo – prosegue il presidente –: il Pil è un dato economico, non esprime le qualità di un territorio in tutte le sue dimensioni e specificità, penso che nella vita di un uomo vi siano valori più importanti di un semplice numero economico. Inoltre, il prodotto interno lordo nella sua globalità ci sintetizza solo quanto produciamo, ma non ci dice se stiamo costruendo o meno un futuro promettente per la nostra comunità. Al di là di queste riflessioni personali, devo evidenziare che negli ultimi anni una parte rilevante della dinamica economica è stata sostenuta da investimenti pubblici del Pnrr. Risorse imponenti, che hanno rappresentato un’opportunità storica per il Paese».

C’è anche da rimarcare come province situate in aree omogenee non abbiano beneficiato nella stessa misura. «La differenza l’ha fatta la capacità delle istituzioni di intercettarli, programmarli e trasformarli in sviluppo reale – sottolinea Ferraroni –: oggi è inoltre prematuro esprimere un giudizio su come sono state impiegate le somme ricevute. Si stanno utilizzando i fondi per misure temporanee o per investimenti strutturali? Sarà il tempo a dirlo. Abbiamo però la certezza che i territori che avranno costruito basi solide saranno protagonisti, gli altri rimarranno emarginati». Ferraroni non si tira indietro e rinnova l’impegno dell’associazione e della categoria.
«Visto che si parla di economia noi industriali non possiamo nasconderci, dobbiamo fare la nostra parte consapevoli del ruolo importante che ricopriamo. Il nostro tessuto imprenditoriale è solido, resiliente, fatto di industria, agroalimentare, manifattura e servizi di qualità. Ma oggi questo non basta più. I dati ci dicono che la crescita oggi premia i territori che sanno fare sistema, che investono su innovazione, capitale umano ed export. La via Emilia ne è un esempio evidente».
La Cgia di Mestre ha infatti inserito ben sei città e province che si trovano lungo la storica arteria di comunicazione, tra le prime dieci come crescita del Pil, prevista per il 2026. «Se a livello regionale nel 2025 lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66 per cento rispetto al 2024) — sottolineano dal centro studi — per l’anno in corso si prevede che la locomotiva sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73). In coda alla graduatoria scorgiamo la Sicilia con il +0,28 per cento, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24».
Per risalire la graduatoria il presidente invita ad una piena unità d’intenti: «La nostra provincia – evidenzia Ferraroni – attraverso l’azione congiunta di tutte le sue istituzioni ha tutte le carte in regola per emergere, ma deve farlo subito con azioni concrete e senza divisioni, i proclami e l’autocompiacimento non servono. Servono consapevolezza, responsabilità e sana ambizione». In conclusione, lancia un monito alle categorie economiche, ma anche alla politica, per il nuovo anno. «Il vero rischio non è arretrare nelle classifiche, ma accontentarsi di galleggiare mentre altri territori costruiscono il loro futuro».
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