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I LNUOVO GRAN TEATRO

«Attenti ai manipolatori: ingannano, non amano»

Sabato 6 dicembre Roberta Bruzzone apre il cartellone di Infinity 1 a CremonaFiere

Barbara Caffi

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bcaffi@laprovinciacr.it

29 Novembre 2025 - 05:10

«Attenti ai manipolatori: ingannano, non amano»

Gian Loenzo Bernini, Il ratto di Proserpina. A fianco, Rossella Bruzzone

CREMONA - Lo chiamiamo amore, ma amore non è: è manipolazione, controllo, sopraffazione. Non è amore, ma annientare l’altro, o meglio l’altra perché la vittima quasi sempre è una donna. Dopo aver esplorato la mente di Narciso (titolo anche di una fortunata trasmissione televisiva), Roberta Bruzzone è protagonista di un’altra conferenza-spettacolo che sta girando l’Italia. Con il suo ’Amami da morire. Anatomia di una relazione tossica’, la psicologa e criminologa sabato 6 dicembre alle 20.30 inaugurerà il nuovo spazio di Infinity1 - Gran Teatro a CremonaFiere. Se la celebrazione internazionale della Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne rischia di relegare il tema al solo 25 novembre, è ovvio che l’argomento è ormai molto di più di un’emergenza.

«Possiamo dire che ormai questo è il tema - conferma Bruzzone -, le relazioni tossiche vanno esplorate sempre di più e in maniera sempre più incisiva. Riconoscere i segnali è il primo passo per salvarsi perché quando non è amore, ma una relazione tossica, nel peggiore dei casi può finire con un femminicidio. È importante capire, è importante parlarne e farlo bene, in maniera molto diretta». La conferenza di Bruzzone - volto popolarissimo della tv - è definita «una narrazione che alterna momenti di seduzione magnetica e abissi di violenza emotiva, lo spettacolo mette in scena – come un’autopsia della mente della vittima e del carnefice – le tappe invisibili che conducono alla distruzione psicologica di chi ama troppo e si perde inevitabilmente nel labirinto di narciso».


Perché c’è sempre un ‘prima’ - prima della violenza, dei soprusi, del togliere la vita - e c’è un dopo che troppo spesso è tragico e tardivo. «Quando non si è davanti a un amore vero, ma ci si trova di fronte a una relazione sbagliata si arriva a un controllo progressivo e totalizzante della vittima, che diventa dipendente sotto il profilo affettivo, ma anche quello psicologico e frequentemente economico - spiega Bruzzone -. Dalla perdita di autostima si può passare alla tendenza a isolarsi, all’annullamento di sé. Quando la vittima si ribella e cerca di riprendere il controllo della propria vita, si può arrivare alla violenza e, nei casi più gravi, al femminicidio. I manipolatori sono subdoli, non è difficile cadere nella loro trappola. Per questo se ne deve parlare il più possibile e smontare il loro meccanismo. Il mio intervento è efficace perché sono molto diretta. Occorre parlare chiaro, in maniera molto incisiva per imparare a distinguere il tipo di relazione che si sta vivendo e per non confondere l’amore con qualcos’altro. Bisogna imparare a riconoscere i metodi, le frasi, il linguaggio, l’approccio. Tutto, insomma».


Perché inevitabilmente, a un certo punto, il finto amore si rivela per quello che è: una gabbia fatta di angoscia, paura e umiliazione in cui finiscono prigioniere donne di ogni età, estrazione sociale, livello culturale. Sullo sfondo (ma non troppo) resta «la natura patriarcale della nostra società», che rallenta la presa di coscienza della vittima. Tutto viene scambiato per amore - la gelosia, il possesso, il controllo -, ma l’amore vero non ha nulla a che vedere con tutto questo.

«Se ne esce con un cambio di passo a livello culturale - sostiene Bruzzone -, è necessario capire fin dall’inizio che tipo di relazione si sta instaurando. I segnali ci sono da subito e vanno riconosciuti e decodificati prima che sia troppo tardi. Io aiuto a farlo, aiuto a capire. È recente la discussione sulla possibilità di insegnare educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Potrebbe essere un passo avanti? «Non c’è un’età in cui non si possa parlare di educazione sessuo-affettiva, basta adeguare il linguaggio - sostiene la criminologa -. In questo momento, ho appena lasciato una scuola superiore dove ho incontrato dei ragazzi di 15 anni. Anche a loro si può dire tutto, ma dipende da come lo si fa. Mi preoccupa molto, molto, molto, molto. molto (lo ripete almeno cinque o sei volte, ndr) chi insegnerà educazione sessuo-affettiva».

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