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STRADIVARIFESTIVAL

Con Manaev e SIGNUM Quartet la musica attraversa mondi e tempi

Al Museo del Violino da Bach a Piazzolla, rileggendo brani che sanno rivelarsi sempre attuali. Applausi

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11 Ottobre 2021 - 11:56

Con Manaev e SIGNUM Quartet la musica attraversa mondi e tempi

Il SIGNUM Saxophone Quartet

CREMONA - Lo StradivariFestival si chiude in bellezza con un concerto all’insegna della sperimentazione. Un programma, quello di ieri sera, caratterizzato da accostamenti audaci e decisamente poco ortodossi, ma certamente ben riusciti. A dialogare, al centro dell’Auditorium del Museo del Violino, il virtuoso e intenso Konstantin Manaev e il quartetto dalla spiccatissima vitalità SIGNUM Saxophone Quartet. Da una parte, quindi, il violoncellista russo e, dall’altra, quattro sassofonisti dall’Italia, dalla Slovenia e dall’Armenia. Un incrocio tra mondi diversi, avvenuto nel nome della musica. In particolare, nel nome di Bach. Sì, perché tutta la prima parte del concerto è stata proprio dedicata a Bach, il compositore che segnò l’inizio della carriera musicale di Manaev, quando rimase affascinato dalla sua musica, suonata dalla madre al pianoforte. Sta proprio in questo la grande originalità del concerto: alcuni dei più famosi e tradizionali brani della storia della musica, trascritti e trasposti per strumenti, i sassofoni, capaci di rivelare scenari sonori ed espressivi sorprendenti. Ma il dialogo non è soltanto tra i musicisti. La proposta dei brani è una vera e propria cavalcata attraverso i secoli. Dopo i tre capolavori di Bach (Suite per orchestra n. 1, Suite per violoncello n. 3 e Concerto italiano n. 3), infatti, è il turno del famosissimo Adagio di Tomaso Albinoni, che, eseguito da quattro sassofoni al posto di un’orchestra, assume sfumature e toni del tutto inediti. Negli anni, l’Adagio è stato più volte ripreso e riadattato nei più vari contesti e nelle forme più disparate: basti pensare alle colonne sonore di film come Il processo di Orson Welles, Gli anni spezzati di Peter Weir, Rollerball di Norman Jewison o il più recente Manchester by the sea di Kenneth Lonergan, oltre a Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Per non parlare delle varie reinterpretazioni in spot e serie televisive. Insomma, ecco che SIGNUM dona al pubblico un’ulteriore versione di questo celeberrimo brano, dimostrando la dinamicità della musica nel tempo e negandone l’immobilità a cui la si vorrebbe costringere. Albinoni, di cui ricorre quest’anno il 350esimo anniversario dalla nascita, può quindi ancora essere attualissimo.

Il violoncellista Konstantin Manaev


Arriva poi il momento della grande musica sudamericana del ventesimo secolo. Si comincia con Alberto Ginastera, con le sue Danze Argentine. Poi, ancora in omaggio a Bach, Bachianas Brasileiras n. 5, la quinta delle nove composizioni realizzate tra il 1930 e il 1945 da Heitor Villa-Lobos. In questi brani, il compositore brasiliano mise insieme tratti della musica popolare del suo paese d’origine con la musica classica di stile bachiano. L’intento di Villa-Lobos era proprio quello di realizzare una versione brasiliana dei Concerti Brandeburghesi. L’ultimo brano in programma è stato il conosciutissimo (e applauditissimo) Le Grand Tango di Astor Piazzolla. Brani tradizionali e conosciuti, uniti tra di loro in un’intrigante quanto insolita giustapposizione, che ha visto il concerto concludersi con un bis, sempre da Bach: un altro brano famosissimo come la Suite n. 3 in re maggiore. Lo StradivariFestival si conclude, quindi, tra gli applausi. In attesa della decima edizione, in Auditorium, il 13 novembre, tornerà a risuonare la grande musica, con Sergej Krylov, con un concerto che lascerà senza fiato grazie al suo programma di eccezionale complessità d’esecuzione.

FOTO E VIDEO: FOTOLIVE/SALVO LIUZZI

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