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Lunedì 19 Aprile 2021

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CINEMA E TELEVISIONE

Fernandel, il pretaccio di campagna che parlava con Cristo

Il 26 febbraio di cinquant’anni fa moriva l'indimenticabile Don Camillo cinematografico

Fernandel, il pretaccio di campagna che parlava con Cristo

BRESCELLO (26 febbraio 2021) - Decine di film, riviste, stella del varietà francese ma l’apice della fama lo raggiunse solo vestendo i panni del «pretaccio» sempre in conflitto con il sindaco «rosso» Peppone: Fernand Contandin, in arte Fernandel, è scomparso proprio 50 anni fa, il 26 febbraio del 1971 a Parigi. Nel cimitero di Passy a pochi passi dal Trocadéro si trova la sua tomba che è meta di continuo pellegrinaggio degli ammiratori. Artista poliedrico (fu anche apprezzato cantante), era marsigliese purosangue e delle sue origini conservava il temperamento sanguigno che divenne celebre nell’interpretazione di don Camillo, certamente uno dei personaggi cinematografici più azzeccati del secondo Dopoguerra. La saga tratta dai racconti di Giovannino Guareschi si compone di cinque film, i cui esterni furono girati a Brescello, nella Bassa reggiana, mentre gli interni furono in gran parte realizzati a Cinecittà: Don Camillo (1951), Il ritorno di Don Camillo (1953), Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955), Don Camillo monsignore ma non troppo (1961), Il compagno Don Camillo (1965).

A questi va aggiunto il sesto della serie — Don Camillo e i giovani d’oggi — che però, a causa del peggioramento delle condizioni di salute di Fernandel, non fu possibile terminare nell’estate del 1970. Era a colori e nel cast, fra le curiosità, c’era un giovanissimo Giancarlo Giannini nei panni del figlio di Peppone; ma anche il cantante e attore Shel Shapiro con i Rokes che si stavano sciogliendo. Fernandel iniziò le riprese già in precarie condizioni a causa di un carcinoma e, nonostante la sua forte volontà di terminare le scene, dovette arrendersi e tornare a Parigi dove trascorse gli ultimi mesi di vita. Il film era stato girato per il 70% e l’attore francese coltivò il sogno di terminarlo. A tale proposito, nelle ultime settimane di vita registrò su nastro tutte le sue battute del copione che restavano da girare. Uno sforzo immane, per il costante peggiorare delle sue condizioni. Ma non bastò per recuperarlo alle scene. Le «pizze» di quel girato sono l’oggetto del desiderio di tanti appassionati ma sarebbero state distrutte dalla compagnia di assicurazione che le aveva ricevute in cambio del rimborso per lo stop delle riprese. Non vennero ritenute importanti.

Ogni film fu campione d’incassi nella stagione in cui uscì e rese celebri i due protagonisti: Gino Cervi, fino ad allora noto come superbo attore di teatro, divenne popolarissimo; Fernandel, pure già una stella nella sua Francia, raggiunse la sua consacrazione. Nella primavera del ‘52 quando il primo film uscì nelle sale l’incasso totale fu di un miliardo e 400 milioni di lire, una cifra spropositata per l’epoca se si pensa che entrare al cinema costava poche decine di lire. La simpatia «naturale» e, soprattutto, la mimica hanno reso Fernandel inconfondibile e ancora oggi quando i film passano sulle reti televisive raccolgono audience da far invidia a produzioni ben più pubblicizzate. Da settant’anni (1951-2021) Don Camillo e il suo amico-nemico Peppone strappano un sorriso ma anche un pensiero ai valori di un tempo di cui si sente nostalgia. I suoi impareggiabili battibecchi perfino con il Cristo parlante sono piccoli «capolavori» di tecnica attoriale, presenza scenica, personalità e mestiere davanti alla macchina da presa. Ma, se vogliamo, sono il simbolo di una stagione passata che tuttavia non tramonta.

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25 Febbraio 2021