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Domenica 29 Marzo 2020

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#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti di Mine Vaganti

#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti di Mine vaganti

CREMONA - Ecco le recensioni di Mine Vaganti degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a giovedì 27 febbraio.

COPPIARDI PIETRO - Mine Vaganti, andato in scena al Ponchielli l'11 e il 12 di febbraio, è un adattamento teatrale dell'omonimo film di Ferzan Ozpetec, realizzato dal regista stesso. La trama è estremamente fedele a quella del film: il protagonista è Tommaso (Arturo Muselli), un ragazzo che studia a Roma ma, tornato nel paese d'origine, decide di dichiarare alla sua famiglia di essere gay e di voler diventare uno scrittore. Tuttavia anche suo fratello Antonio (Giorgio Marchesi) decide di rivelare la propria omosessualità ai genitori. Il motivo per cui i due hanno atteso a lungo è che provengono da una famiglia con idee retrograde e pregiudizi ormai superati, nella quale spiccano le personalità dei due genitori, interpretati da Paola Minaccioni e Francesco Pannofino. Un personaggio molto interessante è quello della nonna di Tommaso, interpretata da Caterina Vertova, che forse a causa del suo passato ha una mentalità più aperta del resto della famiglia e riesce a vedere dove gli altri sono accecati dal pregiudizio. I restanti personaggi sono fondamentalmente delle caricature: la cameriera, la zia e gli amici di Tommaso sono esagerati nelle loro caratteristiche fino a diventare surreali. Questo tuttavia non rende lo spettacolo sgradevole, anzi, è proprio su quest'esagerazione che si basa la comicità brillante e caricaturale che contraddistingue lo spettacolo. La scenografia è essenziale: delle tende bianche si spostano sul palco per delimitare lo spazio della scena e pochi arredi sono sufficienti a descrivere i vari ambienti in cui ha luogo la vicenda. Nel corso della serata gli attori si sposano più volte nella platea per stabilire un'interazione con il pubblico e coinvolgerlo maggiormente nella storia. Nello spettacolo non mancano profondi spunti di riflessione e momenti toccanti, ciononostante la pièce assume i toni di una commedia estremamente spiritosa e divertente che guida lo spettatore attraverso il racconto in modo chiaro e coerente. A determinare la riuscita dello spettacolo, però, è stata certamente la bravura degli interpreti, che al termine della serata sono stati applauditi calorosamente.

D’ORIO MARTA - Finzione. Nascondersi può durare per sempre? Quali sono le conseguenze di questa farsa? Riflettendo si apre lo spettacolo “Mine Vaganti", inscenato martedì 11 febbraio al teatro Ponchielli. La storia conosciuta, grazie all'omonimo film, della famiglia Cantone, tipica famiglia pugliese dalla mentalità retrograda, che in poco tempo è costretta ad affrontare grandi sconvolgimenti. Commedia basata sull’ironia che possono creare i pregiudizi, in questo caso riguardanti l'omosessualità: una parola equivalente ad una bestemmia in casa Cantone. Tommaso, figlio minore e gay, da Roma torna a Lecce per confessare finalmente alla famiglia ciò che nel tempo aveva sempre nascosto ma viene preceduto dal fratello: anche lui è gay. La famiglia inorridita lo rifiuta e a Tommaso non resta che aspettare e mandare avanti, nel frattempo il pastificio di famiglia, sempre cercando il momento per rivelare ciò per cui era venuto. L'arrivo del suo compagno e dei suoi amici da Roma gli forniscono il pretesto e appoggiato dalla nonna trova un astuto metodo per non creare troppo scompiglio. Intanto la nonna, impersonata da Caterina Vertova, capisce che l’unico modo per riappacificare la famiglia è la sua morte e con l’eleganza che in tutto lo spettacolo la contraddistingue, decide di uccidersi. La nonna, figura secondaria ma di un’importanza fondamentale; infatti è lei che tiene le redini della storia, viaggiando tra presente e passato, tra amori impossibili e saggi consigli. Il protagonista apparente, Arturo Muselli nel ruolo di Tommaso, ha saputo rendere il suo personaggio, facendo capire al pubblico chi è una persona omosessuale, spesso discriminata per ingiuste cause. La coppia Francesco Pannofino e Paola Minaccioni come genitori di Tommaso, hanno rappresentato in modo impeccabile la mentalità chiusa dei piccoli paesi. Battute prese dal film esattamente, mancava qualche piccola scena ma alcune sono state aggiunte. La qualità dello spettacolo era lievemente superiore a quella del film anche per la particolare interazione con il pubblico, con battute, domande e per il continuo passaggio nel corridoio tra le poltrone. Nella sceneggiatura, continuamente in movimento, erano di grande rilievo i tendaggi che dividevano la scena e creavano curiosità con un gioco di ombre. Uno spettacolo veramente da vedere, che non solo fa divertire ma soprattutto riflettere.

PASQUA ANDREA - Teatro “Ponchielli” gremito mercoledì sera per "Mine Vaganti", la rappresentazione teatrale firmata Ozpetek, adattamento dell'omonimo film. In scena un cast di alto livello, con protagonisti Francesco Pannofino nel ruolo dell'omofobo padre di famiglia, Paola Minaccioni la moglie Stefania, Arturo Muselli il figlio gay Tommaso e con Giorgio Marchesi il fratello. La storia si svolge ai giorni nostri, quando Tommaso lascia il fidanzato a Roma per tornare dalla sua famiglia a Lecce e confessare la sua omosessualità. La trama si evolve attorno ai temi dell’omosessualità ai giorni nostri e del bigottismo di alcune famiglie, realtà che vengono affrontate con una particolare vis comica di grande impatto, senza dimenticare un pizzico di drammaticità. Nonostante siano forti e attuali, le tematiche riescono ad essere raccontate in maniera attenta, divertente ed a tratti autoironica. I personaggi sono molto differenti tra loro. Agli amici effemminati del figlio si contrappone la figura del capofamiglia omofobo, rozzo e testardo, interpretato in modo magistrale da Pannofino, che riesce a rendere tantissimo anche solo con la potenza della propria voce. Gli attori sono molto bravi e spontanei, riescono a rappresentare personaggi a tratti complessi, ma al tempo stesso semplici, nella loro vita quotidiana. La scenografia è essenziale, ma efficace: delle lunghe tende trasparenti si spostano nascondendo o mettendo in evidenza, a seconda della scena, i vari arredi tra sedie, poltrone, tavolini. Una scelta di scena molto apprezzata è il passare degli attori in platea per un’interazione con il pubblico, rendendo “Mine Vaganti” ancora più divertente e splendidamente ironico. Applausi convinti e meritati a fine spettacolo per attori e regia. “Mine vaganti” è una rappresentazione che mette in scena, con sapiente ironia un tema non facile, allo stesso tempo è intensa per la riflessione a cui porta gli spettatori. Un plauso particolare a tutta la compagnia veramente brava nel dare allo spettacolo un tocco di classe in più grazie all'eccellente e sensibile interpretazione.

QUATTRONE ALICE - Tende bianche, leggere. Tende bianche che come sipari svelano, scorrendo, squarci di vita quotidiana.  Risate, litigi e discussioni, momenti di gioia ed altri di tensione che vedono come protagonista la famiglia Cantone, proprietaria di un importante pastificio in un piccolo comune dell’Italia meridionale. Sette personaggi dalle personalità distanti tra loro, che formano nell’insieme un nucleo di “mine vaganti”, un microcosmo disordinato che sempre più nel corso della rappresentazione rischia di sgretolarsi sotto lo sguardo catturato e attento del pubblico del Ponchielli, che ha riempito il teatro nelle serate del 12 e 13 febbraio. A sconvolgere il precario ordine della famiglia è l’inaspettato coming out di Antonio, figlio maggiore, che batte sul tempo Tommaso, il fratello, tornato a casa da Roma proprio per svelare finalmente ai famigliari la propria omosessualità. È questa rivelazione che scuote alle radici la rigida mentalità della famiglia tradizionalista e bigotta, incarnata in modo particolare dal pater familias. Francesco Pannofino riesce con una vivacissima interpretazione a ben rappresentare lo sconcerto e il desiderio di negazione di chi antepone “ciò che la gente penserà di lui” alla felicità del proprio figlio. La voce profonda di Caterina Vertova è l’unica fuori dal coro, capace, nonostante sia la più anziana di tutta la famiglia, di aprire il suo cuore alla ricerca della propria strada dei nipoti. Mine Vaganti riesce a divertire e nel contempo a far riflettere: ognuno è libero di esprimere se stesso e sta a chi gli vuol bene sostenerlo e accompagnarlo nella scoperta dei propri desideri e della propria personalità. La scenografia di Luigi Ferrigno contribuisce, attraverso l’utilizzo di teli bianchi che scorrono aprendo e chiudendo zone a sé stanti del palcoscenico, a rendere il ritmo particolarmente vivace e a realizzare una continuità tra le diverse scene. Le luci creano di volta in volta un’atmosfera intima e suggestiva nella camera da letto della nonna o allegra e vivace nella sala in cui si svolge l’incontro tra gli amici di Tommaso e il resto della famiglia. Un pubblico coinvolto e una platea trasformata nella piazza del paese hanno sottolineato con calorosi applausi l’apprezzamento per il lavoro del regista Ferzan Ozpetek, magistralmente riuscito a trasporre la vicenda narrata nel pluripremiato film da lui stesso diretto in un’avvincente pièce teatrale.

RUSSO SILVIA ANDREA - “A teatro non ci si dovrebbe mai annoiare”, questo afferma il regista Ferzan Ozpetek nel descrivere Mine Vaganti. Approdato a Cremona l’11 ed il 12 Febbraio, Mine Vaganti è la trasposizione teatrale dell’omonimo e leggendario film, datato 2010, vincitore di 5 Nastri d’Argento e 4 Globi d’Oro. La storia del giovane Tommaso, omosessuale, e della sua rigida famiglia conservatrice, viene ora catapultata oltre i confini dello schermo cinematografico. In un clima di mai precario equilibrio tra ilare e provocatorio, tra riflessione e leggerezza, il genio di Ozpetek scava nelle profondità del testo, estraendone abilmente quei dettagli di caratterizzazione che solo nella realtà live e plateale del mondo teatrale possono trovare forte risonanza. Personaggi decisamente più vivi e freschi, talvolta rasenti una piacevole caricatura, non vivono più del filtro alienante dello schermo, ma esplodono senza troppa inibizione nella loro comicità o drammaticità. Lo spazio del palcoscenico viene ora sapientemente sfruttato nei propri logistici limiti, ma anche e soprattutto nelle proprie innumerevoli potenzialità. È un fluido gioco di tendaggi, su progetto di Luigi Ferrigno, a scandire lo scorrimento della vicenda che, altrettanto agilmente, si srotola tra narrazione ed azione, flashback e presente. Nessun tentativo, in Mine Vaganti, di costrizione della pellicola originale entro i confini delle quinte, nessun tentativo utopistico di snaturalizzazione dello spazio e delle dinamiche, uniche, del mondo teatrale. A testimonianza della valorizzazione del peculiare contatto attore-pubblico, una coinvolgente rottura della quarta parete, che tuttavia non affievolisce l’illusione della messa in scena. Di indubbio prestigio gli artisti che prestano volto e voce ai frizzanti personaggi della vicenda: nei panni dell’ironico, ma drammatico, pater familias troneggia Francesco Pannofino. Al suo fianco, la stella di Gomorra Arturo Muselli (Tommaso) ed un sempre eccezionale Giorgio Marchesi (Antonio). Particolarmente apprezzati anche una delicata e profonda Caterina Vertova, ora interprete della saggia e misteriosa nonna ed i volti delle due spiritose drag queen, Francesco Maggi ed Eduardo Purgatori. Mine Vaganti, un concentrato di sano divertimento e spunti di riflessione, un inno al teatro ed alle sue intriganti singolarità.

ZATTA MATTIA - “Quando una persona fa sempre quello che le dicono, non vale più la pena di vivere”. Teatro Ponchielli tutto esaurito per lo spettacolo ‘Mine vaganti’ in scena martedì 11 febbraio. La commedia ricalca l’omonimo film già trasmesso sul piccolo schermo, quindi noto ai più. Nonostante ciò, il pubblico, numerosissimo, è entusiasta e divertito; le acclamazioni sono frequenti durante la recita e scrosci di applausi richiamano a ripetizione gli interpreti sul palcoscenico al termine. Come possono sentirsi a loro agio due giovani fratelli omosessuali in una famiglia omofoba inserita in un contesto omofobo e legato alle convenzioni? L’incomunicabilità tra genitori e figli è l’argomento principe dell’opera: i genitori che vorrebbero i figli realizzati secondo i loro canoni sociali e questi ultimi, che, pur di non deluderli scelgono o di assecondarli, soffocando le proprie inclinazioni, o di mentire, mascherando le loro propensioni. Andrea Muselli, emergente stella del cinema, nel ruolo del figlio minore Tommaso Cantone (Riccardo Scamarcio nella versione cinematografica), l’attore e doppiatore Francesco Pannofino, nei panni del padre Vincenzo, e il cast tutto riescono a divertire il pubblico per tutte le tre ore e a farlo rimanere incollato alla poltrona fino alla fine. Il regista Ferzan Özpetek riesce a trasportare la sua magistrale impronta cinematografica sul palcoscenico; scenografia e coreografia sono da grande schermo. “Le mine vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani”. E’ il caso di dire che il caos mette ordine. La bomba atomica nonna, interpretata dalla bravissima Caterina Vertova, è l’unica ad accettare gli altri così come sono, senza ricercare modelli utopistici, e si sacrifica per amore e per la verità.

19 Febbraio 2020